DUELLO ESTIVO

10 milioni persi, la colpa è Chiara

Dopo aver offerto una mano per mantenere i finanziamenti governativi per la metro, il Pd scatena la propaganda contro la Appendino. Mostrando così di non credere troppo nella riuscita dell’impresa comune. Esposito indispettisce i compagni di partito

Da una parte c’è il profilo istituzionale che “impone” la collaborazione tra i parlamentari Pd e il Comune amministrato dalla pentastellata Chiara Appendino, dall’altra la battaglia politica che non va in vacanza, neppure a ferragosto. Torino rischia seriamente di perdere i 10 milioni di finanziamento per la progettazione della seconda linea della metro, dopo che per mesi giunta e consiglio comunale si sono trastullati tra visionarie idee di pianificazione dal basso del tracciato e polemiche scatenate da chi, ancora oggi, ritiene l’opera inutile e, dunque, uno spreco di risorse pubbliche (tra gli altri, il presidente grillino della commissione Trasporti della Sala Rossa Damiano Carretto).

Intanto il tempo è passato e ora i fondi del governo rischiano di saltare. Così il Pd ha deciso di lanciare una campagna di affissione con manifesti in tutta la città per denunciare “la situazione critica”, come l’ha definita anche il ministro Graziano Delrio, sull’accidentato percorso che di qui alla fine dell’anno dovrebbe portare il Comune a presentare un progetto per evitare che sfumi lo stanziamento. In pochi giorni, non senza i soliti screzi dovuti probabilmente al caldo che rende tutti più nervosi, il Pd ha realizzato il manifesto con cui attaccherà frontalmente la sindaca per l’inerzia con cui ha proceduto nella gestione di una vicenda che forse meritava più attenzione e meno demagogia. “Il Partito democratico trova i fondi, il M5s li perde” si legge nel manifesto che presto campeggerà nei 1.800 spazi dedicati alla pubblicità ideologica sparsi per la città.

Se poi in calce i cittadini leggeranno anche una sfilza di nomi di dirigenti e parlamentari democratici che hanno contribuito economicamente all’impresa, invece, sarà perché dopo tre giorni di discussioni a colpi di preventivi il senatore Stefano Esposito, indispettendo i più, ha deciso di stampare i manifesti autonomamente e inserire solo i nominativi di chi ha messo mano al portafogli: un modo per dimostrare, se ce ne fosse stato ancora bisogno, il clima di concordia che regna nel partito. 

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