Centrosinistra, ma nella chiarezza

C’è una parola che a settembre, nel campo cosiddetto progressista, rischia di far saltare il banco. Quella parola si chiama centrosinistra. È chiaro a tutti, infatti, che attorno a quella parola si gioca la possibilità di costruire, o ricostruire, una prospettiva politica oggi palesemente in panne. Certo, con il ritorno del sistema proporzionale tutto si complica. Ma, come tutti sanno, anche nei sistemi proporzionali le coalizioni hanno un senso, un valore e una funzione specifica. È appena sufficiente ricordare il cinquantennio della Dc per averne una conferma. E non convince la tesi che in quel periodo le coalizioni erano obbligate. Certo, era un contesto storico e politico profondamente diverso rispetto a quello contemporaneo, ma il ruolo della alleanza e della coalizione erano strettamente connaturati al profilo della Democrazia Cristiana che non ha mai rinunciato a declinarli concretamente respingendo sempre con fermezza qualsiasi tentazione all’autosufficienza politica ed elettorale.

Ora, è un fatto che il Pd renziano e la galassia di sinistra - in particolare la prospettiva di Bersani, D’Alema e lo stesso Pisapia - su questo versante pensano cose opposte. Il Pd renziano crede fortemente nell’autosufficienza politica ed elettorale del partito e respinge, quasi sdegnosamente, qualunque tentativo teso a costruire un’alleanza di centrosinistra prima o dopo il voto. Non a caso, il segretario del Pd quotidianamente respinge al mittente qualunque ipotesi di legge elettorale che contenga un premio di maggioranza alla coalizione. Cioè che preveda, almeno per quanto riguarda il Pd, un’ipotetica alleanza di centrosinistra. E questo perché, molto probabilmente, persegue un’altra prospettiva politica. Al contrario, Bersani, Pisapia e Sinistra italiana e quant’altri individuano proprio nella coalizione di centrosinistra, o nel “nuovo Ulivo”, il traguardo principale se non prioritario dell’intero mondo progressista italiano. Posizione, questa, condivisa anche e soprattutto dalla sinistra politica, sociale e culturale all’interno del Partito democratico. Ed è proprio di fronte a questo scenario che la parola centrosinistra rischia di far saltare il banco.

Ecco perché, da settembre, è fondamentale che tutti i vari protagonisti mettano le carte sul tavolo rimuovendo gli equivoci e le furbizie. Chi vuole o chi crede ancora in una prospettiva vera ed autentica di centrosinistra lo dica apertamente senza perseguire solo un disegno strumentale o di pura delegittimazione personale dell’avversario. E chi, invece, altrettanto legittimamente, giudica il centrosinistra un ferrovecchio del passato lo dica altrettanto chiaramente intraprendendo, se del caso, un’altra prospettiva politica. Così, finalmente, si farà definitivamente chiarezza.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento