Evasioni di testa

Comunemente si tende a considerare l’Italia un paese in cui l’evasione fiscale è più alta rispetto alle altre nazioni, giustificando ciò con le attitudini del popolo italiano. Come detto in altre occasioni, la stima di ciò che per forza di cosa è nascosto, non può certo essere affidabile. Inoltre bisogna anche considerare il comportamento delle autorità rispetto al crimine che si vuole perseguire. In Italia, in periodi passati, c’è stata una certa tolleranza per quanto riguarda l’evasione fiscale, un po’ perché in periodi di crescita lo Stato non era assetato di soldi e un po’ perché la si è usata come ammortizzatore sociale per alcune zone più povere. Se il lettore vorrà passarmi una battuta, i tanto precisi tedeschi sono stati per esempio coinvolti nello scandalo dieselgate.

Premesso ciò, il comportamento dell’essere umano è mosso da una certa razionalità anche in tema di fiscalità. Se per esempio un individuo ha un reddito di ventimila euro l’anno e gli viene chiesto di pagare cento o duecento euro di tasse all’anno, essendo una cifra molto piccola non ci farà molto caso e la pagherà senza tanto pensarci. Se la cifra diventa più importante tipo mille o duemila euro incomincerà a notarla e a provare un certo fastidio. In ogni caso se la cifra viene chiesta a fronte di qualche beneficio tangibile e prelevata un po’ per volta, pagherà più o meno senza problemi. Però se la cifra richiesta supera una certa soglia, troverà veramente fastidioso doverla pagare. Immaginate che delle ventimila euro annue gli vengano chieste la metà, quindi rimanendo con circa 833 euro al mese, potete ben immaginare che chiunque sarà preso da rabbia. Di fatto con un reddito che permetteva di vivere si ritrova alla soglia della povertà. Potete immaginare che in una condizione del genere chiunque cercherà mille modi per evadere: si tratta di sopravvivenza.

Fra questo caso estremo e i vari casi intermedi interviene la razionalità dell’uomo che impone di valutare i costi e i benefici dell’azione che si va a intraprendere. Torniamo al caso della tassa di cento euro su un reddito di ventimila: nessuno rischierebbe una multa per evitare di pagare una cifra così bassa rispetto al reddito. È una questione di un beneficio basso, quasi impercettibile a fronte di un probabile costo elevato. Quando le cifre diventano più alte subentra l’evidente fatto che l’evasione comporta un beneficio più alto. Banalmente, al crescere della pressione fiscale il vantaggio ad evadere cresce. Un individuo non corre il rischio di dovere pagare multe salate, di veder sequestrata l’attività a fronte di un beneficio insignificante. Al contrario se si ha la possibilità di portarsi a casa parecchi soldi, l’individuo rischia: il gioco vale la candela.

Questo fa capire anche perché le grandi imprese con utili cospicui, investano in centinaia di migliaia, a volte milioni di euro, in consulenza fiscale per poter pagare meno tasse. Il piccolo artigiano non potrà certo spostare la sede all’estero, perché a fronte di un risparmio fiscale, si troverebbe a sborsare una cifra più alta in consulenza di un commercialista per gestire gli aspetti fiscali.

Sintetizzando, al crescere della pressione fiscale, aumenta la convenienza ad evadere. Ammettendo che in Italia l’evasione sia più elevata rispetto alle altre nazioni, ciò è in parte spiegato dall’elevata pressione fiscale esistente. Tra l’altro, al crescere della pressione fiscale, conviene sempre meno lavorare e intraprendere una nuova attività e superata una certa soglia, gli introiti per lo stato diminuiscono: è la famosa curva di Laffer a forma di collina. L’esempio fatto di prima, dell’individuo che guadagna ventimila euro all’anno a cui vengono tolti la metà, è proprio il caso di chi potrebbe decidere di smettere di lavorare e usufruire dello stato sociale: tanto lavorare per rimanere povero o essere povero senza lavorare poco cambia.

Un caso concreto in cui è stato possibile verificare la veridicità della curva di Laffer è stato il famigerato governo Monti con l’imposta sulle barche e il superbollo sulle auto di grossa cilindrata. In un primo momento le entrate per lo stato sono aumentate per diminuire subito dopo, perché chi aveva la barca o la venduta all’estero o semplicemente l’ha trasferita in qualche porto estero e così chi aveva l’auto di grossa cilindrata o l’ha venduta all’estero o addirittura rottamato, facendo sparire anche un pezzo di storia dell’automobilismo trattandosi di auto di un certo pregio.

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