Autostrade: Porchietto (FI) e Borghi (Pd), ricadute sul territorio

"La Giunta regionale piemontese studi un modo affinché parte dei pedaggi autostradali e dei loro rincari siano destinati a interventi sul territorio. Formalizzerò la richiesta in un ordine del giorno recependo le legittime richieste di Uncem". Ad affermarlo, in una nota, la consigliera regionale di Forza Italia, Claudia Porchietto. "E' evidente che i territori che ospitano grandi infrastrutture, in particolare nelle aree montane, subiscono il loro impatto ambientale - aggiunge -. Credo quindi sia corretto che parte dei ricavi che incassano le aziende che gestiscono le autostrade debbano trovare il modo di finanziare interventi compensativi sia in termini di salvaguardia della salute sia in termini ambientali". "La Giunta regionale credo possa trovare una strada per formalizzare una compensazione dai pedaggi utile da reinvestire per la messa in salvaguardia del territorio e per il suo sviluppo - conclude -. Una misura di questa natura costituirebbe sicuramente un salto culturale importante e certamente non penalizzerebbe piu' di tanto le aziende autostradali".

"Il tema di usare una parte dei proventi derivanti dalla concessioni autostradali per finanziare il Fondo nazionale Montagna, da me posto in un emendamento già passato nel decreto 'sblocca Italia', ma poi saltato, va riproposto perché decisivo per certe zone di montagna". Lo afferma Enrico Borghi, presidente nazionale Uncem, in merito al ruolo dei territori ove insistono gli assi autostradali e alla necessità di prevedere una compartecipazione degli Enti locali agli utili dei Concessionari. "Il tema va posto con massima determinazione - prosegue Borghi - le basi legislative vanno riprese e la politica deve fare la sua parte. Il Piemonte può aprire un percorso importante a valere per tutto il Paese. Massimo impegno da parte mia per garantire ai territori una percentuale delle tariffe dei pedaggi, così a garantire risorse per lo sviluppo locale secondo le regole della Strategia Aree interne, nella costruzione di green communities e delle oil fare zone previste dalla legge 221 del 2015, la prima legge italiana sulla green economy".

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