I numeri di Saitta

Prima di aver dimostrato di assolvere appieno la missione di unificare il sistema dell’emergenza, il nuovo servizio che risponde al numero 112 è riuscito a far emergere divisioni. I Vigili del Fuoco lamentano ritardi nelle chiamate, rispediscono al mittente le accuse di strumentalizzare il caso  – incassando appoggio e solidarietà dai sindacati di Polizia – presentano un esposto in Procura e chiedono di rivedere procedure e rispetto dei protocolli operativi. Considerata l’importanza vitale (nel significato letterale del termine) del nuovo numero cui rivolgersi in caso di necessità – per poi essere dirottati a quelli che fino a pochi mesi fa erano i numeri di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco ed emergenza sanitaria (il 118) – adottato dal Piemonte appena dopo la Lombardia e il Lazio e visto che anche nelle altre due regioni, soprattutto nella seconda, i disservizi e le magagne sono venute fuori ben presto e continuano ad emergere, appare a dir poco discutibile cercare di liquidare o sminuire le obiezioni di Vigili del Fuoco come questioni sindacali o, peggio, gelosie di corpo.

L’impressione che si è ricavata da alcune repliche e puntualizzazioni dal vertice regionale che ha curato il sistema è questa. Osservazioni, peraltro, legittime. Che, tuttavia, confermano quel che del resto è scritto nel protocollo di intesa stipulato con il ministero dell’Interno, ovvero il ruolo fondamentale della Regione nell’attivazione e gestione del servizio, a partire dal “reperimento, allestimento e manutenzione delle sedi” nonché il “reclutamento del personale”. Quel personale che dovrebbe essere laico, ovvero non proveniente da alcuno dei servizi coinvolti, ma che in realtà è stato attinto da ex dipendenti della Croce Rossa per la centrale di Torino e assunto da Amos per quella di Saluzzo.

Suona, dunque, un po’ strana la posizione della Regione che emerge dalle dichiarazioni rilasciate a un giornale domestico dall’assessore alla Sanità secondo il quale la Regione è solo uno dei protagonisti, poiché il 112 è – secondo Antonio Saitta  – un numero interforze. Lo è se ci si riferisce agli enti e i corpi chiamati a intervenire. In realtà non lo è – e questa è la pecca principale ad avviso dei sindacati dei Vigili del Fuoco e non solo – perché a rispondere alle chiamate non sono operatori delle varie forze in campo, come sempre avvenuto nelle centrali di emergenza in caso di calamità, bensì personale assunto come appena detto. Insomma, se la questione è in capo al dicastero di Marco Minniti, uno che i problemi sta dimostrando di saperli risolvere mettendoci la faccia, la Regione che ha salutato come “una delle prime d’Italia allineata all’Europa” adesso che fa? Gira le telefonate al Viminale?   

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