Il silenzioso ferragosto torinese

Ferragosto a Torino: un tema su cui in questi giorni si sono spesi sia quotidiani che scrittori (tra cui addirittura il noto Culicchia). Inevitabile quindi adeguarsi alla tendenza in corso. Di conseguenza anche questa rubrica dedicherà il suo appuntamento settimanale al nostro capoluogo, al suo stato di salute nei giorni che anticipano e seguono il 15 agosto.

Le prime osservazioni in merito non possono esimersi dall’essere rivolte ai negozi. Quest’anno infatti le chiusure “Per ferie” hanno nuovamente segnato un record, invertendo così la tendenza in atto da qualche tempo. Tra queste si nascondono le tante cessazioni di attività, riconoscibili solamente per l’assenza di una qualsiasi data di riapertura contenuta negli avvisi affissi sulle serrande dei negozi.

Attenzione particolare merita il fermo per “ristrutturazione in corso”, situazione che sovente interessa esercizi chiusi da anni senza che vi sia però la minima traccia della presenza di un cantiere edile nei locali stessi. Il fenomeno in questione è riscontrabile soprattutto in centro città, dove gli affitti commerciali hanno raggiunto costi insostenibili. La ricerca spasmodica di denaro, da parte dei proprietari dei locali stessi, condanna inesorabilmente molti negozi, appartenenti alla tradizione storica torinese, all’espulsione dal tessuto cittadino, esclusione tutta a vantaggio di catene commerciali (o gestioni in franchising) dalle ingenti possibilità finanziarie (a volte garantite grazie al riciclaggio di denaro dalla dubbia provenienza).

Ascoltando i commenti dei turisti in città, si ha la sensazione che il mascheramento della realtà non abbia funzionato: cogliere la crisi in cui versa il piccolo commercio, seppur celata dai cartelli “Chiusura per ferie”, è cosa facile per coloro che passeggiano per le vie e le piazze di Torino. Il nostro capoluogo si presenta quindi, a Ferragosto, mostrando un suggestivo deserto in cui transitano poche autovetture e dove la ricerca di un parcheggio si trasforma da miracolo urbano in azione elementare. Molti i turisti con cartina in mano, in gran parte provenienti dalla Francia oppure dal lontano Giappone per il consueto shopping griffato, i quali consegnano alla metropoli un’apparente capacità attrattiva internazionale oramai collaudata, ma discrepante con la sofferenza patita dalla gran parte dalle piccole imprese di prossimità.

Torino ad agosto esercita malgrado tutto un fascino particolare per chi vi rimane ed è autosufficiente. In apparenza una situazione urbana idilliaca, per lo meno nel centro storico dove è sempre possibile degustare un buon aperitivo ascoltando un concerto musicale, ma in contrasto con quanto avviene in periferia ed antitetica alle emozioni provate da coloro che vivono in assoluta solitudine il Ferragosto (esposti anche a furti e truffe).

I gestori delle poche attività aperte descrivono una Torino ovattata in cui prendono vita figure apparentemente oniriche, come l’uomo di mezza età curato nel vestire, che si impegna in lunghe quanto faticose discussioni con la propria figura riflessa specularmente nelle vetrine dei negozi; oppure l’improbabile ciclista a cavallo di un catorcio fischiettando marcette ignote ai più ed, infine, l’accanito giocatore di tennis sempre pronto a sfidare se stesso utilizzando le colonne dei portici di via Roma.

In sintesi il mese di agosto in città non è un’esperienza traumatizzante, a patto non ci si ritrovi soli e bisognosi di solidarietà. Delle due ultime condizioni difficilmente sono argomenti trattati dai media in versione estiva. Nella stagione “della felicità per tutti” molti argomenti passano sotto traccia nei confronti dell’opinione pubblica. Mentre si discute continuamente di spiagge affollate, autostrade con interminabili code, metropoli deserte, il resto del mondo continua a somministrare le usuali immagini di violenza e follia generale, mentre le persone sole patiscono spesso l’inferno dell’abbandono.

La distrazione da olio solare consente contemporaneamente l’approvazione di leggi, leggine solitamente anti popolari così come l’emanazione di misure restrittive ed in antitesi ai principi costituzionali. Un esempio è fornito dall’approvazione, da parte dell’esecutivo, di regole pesantemente condizionanti l’opera umanitaria delle organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio di esseri umani al largo delle coste libiche.

In estate passa quasi inosservata anche la recrudescenza della violenza xenofoba, come dimostrano gli eventi avvenuti recentemente in Virginia in cui una giovane militante anti razzista è stata assassinata da un suprematista (termine riscoperto appositamente per non dover usare i più adatti “nazista” o “fascista”: vocaboli in via di riabilitazione nazionale) nell’indifferenza dei “sinceri democratici” europei.

Torino in agosto è vuota, oramai lo abbiamo inteso, ma i problemi non sono sopiti ed attendono pazientemente settembre per buttarci brutalmente in faccia, al risveglio, un anfibio con il quale augurarci “Buon giorno e buon rientro nella quotidianità”.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    12:25 Giovedì 17 Agosto 2017 mork si ma

    l'estate fa passare sotto tracccia soprattutto che il dittatore psicopatico che vuole usare per primo l'arma nucleare è uno stalinista dichiarato a capo di una nazione comunista alleata della Cina comunista. In ogni caso Torino d'estate è più affollata di Phnom Phen dopo la vittoria dei khmer rossi.

  2. avatar-4
    12:13 Mercoledì 16 Agosto 2017 Conty Torino deserta

    Torino deserta dà un senso di pace ma è paca solo apparente: dietro la quiete d'estate giace, muta, tanta umanità sofferente. --- Chi è ricco è andato altrove a godersi per ben quest'estate, in posti in cui la vita si muove, fresca montagna o spiagge assolate. ---- E' rimasto in città chi lavora, spesso per essere utile agli altri, e chi povero resta ogni ora, vittima di tempi e tipi scaltri. --- Davanti all'ingresso dei supermercati sono spariti d'incanto i mendicanti, figure cui ci si è ormai abituati, ignorandone della fame i canti; --- ma è solo pausa illusoria: torneranno presto a ricordare con la loro presenza la boria di chi può ma non vuole dare. --- Torino deserta è sol la scena d'una commedia da recitare per nascondere la tanta pena che nel silenzio si può annidare.

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