Esche per pesci stolti

Maria Carta è stata una grande attrice ed interprete musicale, la sua speciale forza vocale ha consegnato alla cantante sarda peculiarità artistiche uniche. Ascoltare i brani registrati dall’artista, scomparsa nel 1994, può essere al contempo un’esperienza mistica (i canti gregoriani) ed emozionale. L’emozione infatti pervade i sensi ascoltando i sonetti dedicati agli espatriati e le canzoni più prettamente politiche, i cui testi narrano delle speranze e dei sogni che covano nell’animo degli ultimi.

“Nostra patria il mondo intero, nostra legge la libertà”: è la strofa centrale di una delle canzoni di grande intensità contenute nell’album “Vi canto una storia assai vera”, pubblicato nell’anno 1976: un messaggio di pace ed uguaglianza estrapolato dal testo di una canzone popolare novecentesca, che oggi sembra lontanissimo nel tempo rispetto all’attualità politico culturale che viviamo.

Gli ultimi terribili fatti avvenuti a Barcellona, che seguono a quelli di San Pietroburgo (quasi ignorati dai media) ed anticipano gli accoltellamenti siberiani, testimoniano la polveriera su cui siede inconsapevolmente il nostro vecchio continente. L’Europa infatti testimonia un profondo disagio giovanile coinvolgente tutti i suoi cittadini ma che si trasforma in disperazione sociale, ed emarginazione, quando riguarda i figli degli immigrati di seconda o terza generazione.

Certamente la disoccupazione e la marginalità del reddito colpisce una gran percentuale di europei, difficoltà e miseria si concentrano però in determinate aree urbane candidate a trasformarsi presto in moderni ghetti. Non è casuale il dato per cui nel mirino dei terroristi jihadisti vi siano città d’arte animate dal turismo culturale cosmopolita (cittadini di almeno 45 nazioni sono stati coinvolti nella strage catalana), così come è di certo scelta tattica quella di accanirsi nel colpire luoghi di spensierato passeggio (come nel caso di Nizza, Berlino ed in ultimo Barcellona) percorsi soprattutto da giovani turisti economicamente in grado di sostenere le spese che comporta una vacanza all’estero.

Di fatto si ha l’impressione di assistere ad una violenta contrapposizione tra una classe definibile, in base a parametri marxisti, sottoproletaria ed una media borghesia più o meno agiata. Qualcuno citerebbe l’inflazionata “invidia sociale” quale alibi della contrapposizione tra classi, ed in questi casi il dubbio che si tratti di un fenomeno sociologico tale cresce innanzi all’età degli attentatori. Minorenni dai percorsi accidentati, e probabilmente esclusi per sempre da improbabili scalate sociali, si mettono alla guida di un furgone cercando di investire famiglie (bambini compresi) che possono spendere soldi in viaggi, conducendo al contempo un’esistenza al di fuori dei canoni del bigottismo religioso.

Un’enorme trappola culturale ha cinto le proprie mani intorno al collo di migliaia di giovani, i quali trascorrono la loro breve esistenza tra palazzi di periferia privi di servizi ed un’integrazione impossibile da compiersi. La scuola, soggetta a tagli ovunque incluso un calo di vocazione da parte degli insegnanti lasciati spesso soli, non adempie al suo compito formativo mentre al contempo la polizia, con i suoi controlli mirati alla repressione, conferma ai figli degli immigrati l’insofferenza (e l’odio) delle istituzioni democratiche nei loro riguardi.

La fine dell’egemonia culturale nata nel dopoguerra, sviluppatasi soprattutto negli anni ’60 e ’70 e che faceva della fratellanza e della giustizia i suoi valori, ha combaciato con l’avanzare di nuove ideologie tutte incentrate sulla ricchezza e l’agio individuale, non coincidente necessariamente con il benessere comunitario. Coloro che anelano a fiammanti autovetture di lusso o ville con piscina, come insegnano i video clip dei rapper francesi, devono confrontarsi con una realtà che non lo permette nei fatti: un sogno si infrange provocando rabbia e dolore.

La frustrazione genera odio, insofferenza ed adesione a percorsi identitari dove il denaro viene sostituito con una ricerca affannosa di colpevoli e contemporaneamente di rassicurazioni. Questo è il brodo di coltura dove crescono e si moltiplicano i nazionalismi, ed il neo fascismo del XXI secolo: filosofie all’opposto del riscatto cantato nelle canzoni popolari del secolo scorso.

La lotta per l’emancipazione non si affida quindi più alla solidarietà di classe, alla forza scaturita da quell’unione tra sfruttati che ha ribaltato regimi e monarchie consegnando tutto il potere al popolo (anche se per brevi intensi periodi poi sepolti dal culto della personalità), ma alla rivalsa identitaria regionalistica (come accade anche in Italia) o religiosa integralista. Ricerca affannosa di appartenenze sotto le bandiere del rancore profondo, innalzate per dividere le genti grazie alla regia di poteri occulti; utili a mantenere lo status quo delle gerarchie globali pur percorrendo l’illusione manipolatoria della rivoluzione.

Risposte tutto sommato semplici a problemi complessi, rifiuto di elaborazioni di ingegneria sociale alternativa a quella esistente (lentamente svuotata dai concetti egualitari), affidarsi ad ideali suprematisti (ossia fascisteggianti), esprimono la raffigurazione amara di un arretramento culturale voluto fortemente da tutta la classe politica dirigente che ha governato l’Occidente in questi ultimi 25 anni. Sinistra (Blair come Holland ed il PDS poi PD) e Destra di governo hanno scommesso su una normalizzazione post Muro di Berlino di cui ora misuriamo le tragiche conseguenze.

Quanta nostalgia per quei ribelli arabi che sino a qualche anno addietro appendevano i ritratti del Che nella propria casa; quanta pena oggi per quegli spietati macellai che uccidono chiunque incontrino sulla loro strada nel nome di freddi padroni e giganteschi interessi altrui.

Il nazionalismo è sempre l’esca lanciata agli stolti dai regimi oramai in bilico e ad un passo dal precipizio: la pesca è sempre abbondante in questi terribili ed oscuri tempi.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:52 Lunedì 28 Agosto 2017 Conty Divide et impera

    E' la solita guerra tra poveri. Sono sgomento nel vedere posizioni e concetti fascisteggianti diffondersi fra i proletari "italiani", a cui andrebbe ricordato che quando i loro genitori rivendicavano diritti venivano spesso pestati a sangue da fascisti che di fatto godevano dell'impunità da parte delle istituzioni.

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