Giocarsi l’Italia a dadi

Quando si prova a parlare della legge elettorale normalmente ci si imbatte in due reazioni.  Ci si sente dire che ben altri sono i problemi che la gente considera importanti; ovvero che è un impegno inutile perché tanto non si farà nulla.

A me francamente cadono le braccia, soprattutto quando questi argomenti sono proposti da “dirigenti” di partito o politici comunque impegnati.

La centralità della legge elettorale e i suoi effetti sul sistema politico e sui suoi comportamenti, nonché sulla selezione della classe dirigente non dovrebbero essere spiegati, almeno a chi di politica pretende di occuparsi.

Per vincere i dubbi faccio un solo modesto esempio, tratto dalla nostra esperienza torinese. Un anno e mezzo fa nello stesso giorno lo stesso corpo elettorale sancì la vittoria del centrosinistra nelle circoscrizioni e determinò la successiva sua sconfitta nell’elezione del sindaco. Schizofrenia? No, semplice conseguenza di due sistemi elettorali diversi.

Per queste ragioni non mi stanco di riproporre la necessità che questo Parlamento affronti la questione con la volontà di concludere qualcosa. Il fatto che sia difficile non significa che non ci si debba impegnare seriamente.

Il guaio è che il partito cardine dell’attuale Parlamento, il Pd, per volontà del suo segretario, non ha nessuna intenzione di fare sul serio. È rivelatrice una dichiarazione, ripetuta più volte, del capogruppo Rosato, che pone come vincolo quello di un’ampia convergenza con M5s, Forza Italia e Lega. Che è come dire non voler far niente. È lo stesso Rosato che, poco più di due anni fa, divenne capogruppo Pd, in sostituzione di Speranza, per poter approvare l’Italicum con la fiducia.

Porre la fiducia sulla legge elettorale è un’anomalia che spero non si possa ripetere, ma ricordo l’episodio per dire che quando c’è la volontà politica le maggioranze si possono costruire.

Si vuole votare con questo aborto di due leggi corrette dalla Consulta, pur sapendo che l’ingovernabilità è dietro l’angolo. I militanti e gli elettori del Pd, a cui appartengo anch’io, hanno il dovere di chiederselo.

A parte gli inguaribili ottimisti, qualunque persona normale capisce che l’esito più probabile è la paralisi. E anche le smentite prospettive di convergenza Pd-Forza Italia sono assai più difficili di quanto si possa pensare, sia per i numeri sia per il programma. Un ulteriore regalo ai populisti d’ogni risma.

Nel mondo delle tecnocrazie internazionali ormai si parla apertamente di un’Italia senza guida politica, che dovrà affidarsi a qualche potere esterno, che ne garantisca la stabilità e la solvibilità.  Prospettiva inquietante ma non remota.

E tutto questo perché Renzi e Berlusconi vogliono scegliersi 100 deputati a testa. Oppure, per essere benevoli, per ignavia e incapacità.

Perché ci dobbiamo giocare a dadi l’Italia?

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