LOTTA DI CLASSE

Quasi patto tra Fiom e padroni

Convergenza tra la nuova segretaria Re David e il numero uno di Federmeccanica Dal Poz: premere sul governo per avere una politica industriale sull'auto

Non è un vero e proprio patto, ma i nuovi vertici di Federmeccanica e della Fiom concordano su un obiettivo: premere insieme sul governo affinché finalmente ci sia una politica industriale per settori strategici come quello dell’auto, che da solo occupa due terzi dei dipendenti dell’intero comparto. La sede del confronto è la festa dei metalmeccanici Cgil torinesi, allo Spazio Mrf, ex capannone di Mirafiori. È la prima occasione d’incontro tra il presidente di Federmeccanica, il torinese Alberto Dal Poz e Francesca Re David, che ha da poco sostituito Maurizio Landini alla guida della Fiom.

In platea ci sono sindacalisti e delegati, ma anche dirigenti confindustriali fra i quali il direttore generale di Federmeccanica Stefano Franchi e il presidente dell’Amma Giorgio Marsiaj. Il punto di partenza è il contratto firmato anche dalla Fiom dopo otto anni di accordi separati. “Federmeccanica ha riconosciuto che la Fiom è un sindacato largamente rappresentativo e che non si poteva fare un contratto senza coinvolgerla. Il riconoscimento della legittimità dell’altro è un buon punto di partenza”, osserva Re David. “La dirigenza di Federmeccanica ha avuto l’intelligenza di accettare la sfida. Fca ha scelto la strada del ricatto”. Anche per gli industriali il capitolo Fca resta una spina nel fianco. “Sono sicuro che oggi non uscirebbe dal sistema confindustriale, si sentirebbe molto più a casa rispetto a cinque-sei anni fa”, osserva Dal Poz che ammette: “Un’associazione che rappresenta il manifatturiero e non può contare sul soggetto industriale più importante è sicuramente zoppa, ma non dimentichiamo che l’auto in Italia non è solo Fca. Ci sono Gm, Volkswagen, i gruppi cinesi”.

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