Efficienza della spesa pubblica

Si dà per scontato che la spesa pubblica sia inefficiente, oberata da sprechi e corruzione e per lo stesso pensiero liberale costituisce quasi un assioma a cui viene sempre contrapposto la maggiore efficienza media del privato. Questo ragionamento è corretto se lo si osserva dall’ottica del cittadino, che nello Stato vorrebbe un erogatore di servizi efficienti e non un ostacolo nella vita di tutti i giorni, ma esistono altri punti di vista.

Proviamo ad immaginare allo Stato come un’organizzazione autonoma dai cittadini e che abbia come scopo ultimo quello di autosostenersi. Per inciso alcuni studiosi sono convinti che questa sia la vera natura dello Stato.

Da questo punto di vista la spesa pubblica sarebbe ancora inefficiente? Ovviamente no. Lo spreco sarebbe funzionale a soddisfare i propri accoliti, in modo tale da avere dipendenti fedeli ed arricchire chi si trova in alto nella scala gerarchica, che si tratti dell’alta dirigenza statale o dei politici. Per mantenere questo bengodi è necessario fornire una giustificazione ai contribuenti che si trovano nella condizione di contribuire con la forza al benessere altrui. Da qui discende l’altro scopo della spesa pubblica: l’acquisizione del consenso. Per giustificare il prelievo coercitivo lo stato eroga servizi che in quest’ottica non rappresentano lo scopo principale, ma bensì una funzione secondaria per coprire quella reale. Essendo solo una copertura per giustificare il prelievo coattivo, non può che essere svolta in maniera approssimativa.

Questo è una prima forma di spreco, ma l’altra fondamentale è che ad ogni spreco corrisponde un vantaggio per qualcuno. Lo stipendio dato ad un dipendente inutile, per il cittadino rappresenta uno spreco, ma è un evidente vantaggio per chi lo riceve. Lo stesso ragionamento vale per una fornitura pagata più del dovuto: spreco per il cittadino, guadagno maggiorato per il fornitore. Gli sprechi hanno questa doppia valenza inestricabile che ne rende la riduzione piuttosto difficile: c’è sempre qualcuno che ci rimette che si opporrà. Oltretutto i beneficiari degli sprechi sono anche i sostenitori dell’organizzazione statale.

Quindi trattando lo Stato come organizzazione mirante all’autosostentamento, quella che appare come una spesa inefficiente non solo trova una giustificazione, ma bensì ritrova la sua efficacia e la sua efficienza.

Quando si ragiona di spesa pubblica e di migliorarne l’efficienza verso il cittadino è come minimo auspicabile tener conto del punto di vista sopra esposto per sperare di ottenere dei risultati concreti, altrimenti si rischia di costruire castelli in aria.

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