PROFONDO ROSSO

E ora Appendino “privatizza” Iren

Lunedì la sindaca incontra a Genova gli altri soci pubblici. Obiettivo: cessione delle azioni non vincolate per incamerare 75 milioni. Così i Comuni perderanno la maggioranza della multiutility

Chiusa la ricognizione delle partecipate comunali con annesse dismissioni (ieri la giunta di Torino ha varato un pacchetto del valore stimato di 30 milioni), Chiara Appendino può ora concentrarsi sul dossier Iren, la multiutility dell’energia quotata in Borsa di cui il Comune detiene, a vario titolo, il 23 per cento delle azioni. Lunedì la sindaca, accompagnata da un (quasi) rigenerato Paolo Giordana, suo capo di gabinetto,  incontrerà a Genova gli altri aderenti al patto parasociale sottoscritto il 9 maggio dello scorso anno tra i soci pubblici per garantire unità d’intenti all’azienda. Subito dopo è previsto il confronto con i vertici della società.  

Come confermato nelle scorse ore da Palazzo Civico, Torino è intenzionata a far cassa anche con la sua gallina dalle uova d’oro, Iren appunto, cedendo però esclusivamente le azioni non vincolate al patto di sindacato detenute da Fsu  (seguendo un’operazione peraltro già effettuata in passato da Reggio Emilia). In gioco c’è il 5 per cento di un capitale che vale complessivamente 3 miliardi di euro agli attuali valori. Dunque si tratta di incamerare 150 milioni che dovranno essere divisi tra la città della Lanterna e quella della Mole, i due comuni che detengono pariteticamente Fsu, la finanziaria con cui gestiscono il 36,6% delle azioni di Iren. Così Palazzo di Città spera di riuscire a racimolare una cifra attorno ai 75 milioni con cui mettere in sicurezza i propri conti.

L’effetto collaterale di questa operazione è che, una volta perfezionata, l'azienda presieduta da Paolo Peveraro e guidata operativamente dall'ad Massimiliano Bianco non sarà più considerabile una società pubblica. Nonostante, infatti, il sistema del voto maggiorato garantirà la gestione della governance ai Comuni,  sull’approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili valgono le quote in possesso dei vari soci e qui il pubblico sta per perdere la maggioranza. Di contro è probabile che crescerà ulteriormente il peso dei fondi finanziari privati – finora rappresentati dallo studio milanese Trevisan – i quali oggi detengono il 45,5% del capitale ordinario e che potrebbero salire fin oltre il 50. Una soluzione, al vaglio dei soci pubblici, sarebbe quella di cedere le proprie quote a investitori istituzionali come la Cassa depositi e prestiti o le fondazioni bancarie, ma anche in questo secondo caso ci si muove su un crinale sdrucciolevole tra pubblico e privato. E, a quanto risulta allo Spiffero, in questo momento nessuno di questi soggetti avrebbe in mente di mettere mano al portafogli.

Si tratta perazioni finanziarie che, giocoforza, rischiano di incidere anche sul piano industriale. I fondi, che fino ad ora in prevalenza hanno assecondato, di volta in volta, gli orientamenti espressi dalla maggioranza pubblica degli azionisti, limitandosi a qualche incursione nella composizione degli organi societari avrebbero recentemente mutato strategia, mostrandosi sempre più interventisti anche sulle scelte di carattere industriale: il progressivo arretramento dei grandi comuni nella compagine sociale non farà che consolidare questo trend. Pertanto non è escluso che anche nella prossima assemblea di Iren possano confrontarsi linee se non alternative certamente diverse sul modo di operare della multiutility nel prossimo esercizio in cui Torino inciderà sempre meno.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    14:09 Lunedì 11 Settembre 2017 rubatà lo staffista ...

    e l'assessore ... bella coppia di derivati.

  2. avatar-4
    01:58 Sabato 09 Settembre 2017 Paladino I Paoli.....

    Tra un Paolo Giordana e un Paolo Peveraro non si sa chi è più dannoso alla città, tocchiamo ferro...

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