TRAVAGLI DEMOCRATICI

Chiamparino li lascia nella bagna

Il governatore registra soddisfatto le lodi ricevute dai consiglieri dem ma non svela le sue reali intenzioni. E sospetta di alcuni salamelecchi, troppo interessati. Prima di ogni decisione vuole contare i morti sul campo di battaglia delle prossime Politiche

L’unica certezza, nell’ormai meno certo (di prima) rifiuto di Sergio Chiamparino a ricandidarsi nel 2019, è un “se”. Che, qualunque sia l’eventualità cui venga anteposto, pone in uno scomodissimo limbo il Pd. Anzi, “nella bagna” come il Chiampa ha confessato di essere intenzionato a lasciare i maggiorenti dem – tra cui chi ambisce alla eventuale successione alla presidenza della Regione – almeno fino alle elezioni politiche. Una data non certo individuata a caso dall’inquilino del piano nobile di piazza Castello che pare non voler rinunciare a ponderare la sua decisione dopo che si saranno contati quelli che saranno rimasti in piedi e quelli stesi sul terreno nella battaglia elettorale che, ad oggi, si annuncia sempre più difficile per i piddini e – qualunque sarà il risultato – vedrà plotoni di esclusi e scontenti tra parlamentari uscenti e aspiranti delusi.

Chi in queste ore, successive al conclave democratico di Cascina Marchesa in cui Chiamparino è stato evocato e invocato cercando una risposta definitiva che spazzi via quel “se”, ha parlato con lui ne ha ricavato l’impressione di un presidente un po’ meno determinato a ribadire con la stessa forza dei mesi passati la sua scelta di passare al mano alla fine del mandato. Da qui a immaginare che ci abbia ripensato ce ne passa. Non sfugge, tuttavia, che di fronte alla domanda che arrovella e arroventa le meningi di più di un dirigente piddino, egli non mostri la stessa nettezza con la quale, invece, spazza via ogni congettura e suggestione di una sua candidatura alle Europee, pure quelle nel 2019. E una chiara rinuncia a intraprendere la via, per lui spianata, di Bruxelles non fa che aggrovigliare ulteriormente la matassa in cui si dibattono i vertici del Pd piemontese, suggerendo una lettura difficile da scartare a priori: se non si candida alle Europee, forse pensa davvero di fare un altro giro in Regione. Il che, stando a quanto emerso dal brainstorming della Pellerina e sempre sostenuto dal Pd ad ogni livello, sarebbe evento per cui brindare e tirare più di un sospiro di sollievo.

Questo almeno formalmente. Che Chiamparino sia il migliore candidato a succedere a se medesimo nessuno osa né potrebbe oggi metterlo in dubbio. Che la sua amministrazione possa legittimamente vantare il risultato di aver rimesso a posto i conti dell’ente è altra granitica certezza. Qualche crepa, semmai, è venuta fuori dell’azione di governo intesa come programmazione, come visione prospettica e strategica e come tempistica rispetto agli obiettivi dati e alle esigenze sorte. Per stendere un velo (pietoso) sulla composizione della squadra, che annovera assessori non all'altezza dei compiti. Glielo hanno ricordato più volte gli stakeholder, a partire dalle associazioni del mondo dell’impresa, glielo ha contestato ancora pochi giorni fa la parlamentare europea del Pd Mercedes Bresso che sulla poltrona di Chiamparino è stata dal 2005 al 2010. E poi c’è pure il Chiappendino.

Insomma, luci e ombre con le prime che, grazie anche alla capacità di muoversi e gigioneggiare con abilità, continuano a illuminare il volto più popolare – e quindi in grado di raccattare più voti di altri – in Piemonte. Forse i riflettori, semmai si dovessero riaccendere su di lui nel 2019, non avranno la stessa intensità di quelli che ne avevano accompagnato la marcia trionfale poco più di tre anni orsono. Risponde, comunque, al vero l’assunto dichiarato l’altro giorno dalla Cascina Marchesa, e cioè che a nessuno verrebbe in mente di prendere il suo posto semmai egli dovesse decidere di non rinunciarvi. Altrettanto vero è che nel coro dei laudatores c’è chi ne ha cantato le lodi convinto dell’irreversibile uscita di scena di Chiamparino, fermo su quel proposito più volte annunciato e ribadito di considerare esaurita con la fine del suo mandato l’avventura in Regione. Di questo, per mesi, nessuno nel Pd ha dubitato tanto da aprire la via a ipotesi di candidature, in primis quella di Davide Gariglio, e a legare la futura battaglia congressuale per l’elezione del segretario regionale dem proprio alla scelta del candidato alla presidenza della Regione.

L’evocazione di Chiamparino con contestuale invocazione nei suoi confronti per sciogliere definitivamente ogni dubbio arrivata dal summit dei consiglieri regionali alla Pellerina ha ragioni oggettive: tra queste l’evitare il rischio di arrivare troppo in prossimità delle elezioni regionali senza essersi attrezzati per una proposta nel caso il Chiampa confermi la sua indisponibilità e incorrendo del pericolo di una riproposizione di quanto avvenuto, con esiti noti, alle comunali dello scorso anno con un Piero Fassino incerto e titubante per mesi e alla fine “costretto” a ricandidarsi sotto l’incombere del tempo e l’assenza di alternative approntate con debito anticipo. Nel caso della Regione, in sovrappiù, vi è il passaggio cruciale delle politiche del prossimo anno e l’incognita su come ne uscirà il Pd. Anche per questo, Chiamparino abile a usare tattica e strategia (soprattutto) quando si tratta di giocare la partita nell’ambito del suo partito, non a caso avrebbe individuato la dead line del voto per il nuovo Parlamento per sciogliere ogni riserva. Fino ad allora il Pd resterà “nella bagna”. Cauda.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    14:46 Domenica 10 Settembre 2017 PassatorCortese Oremus

    Chiamparino o Fassino, Fassino o Chiamparino. Bastano 6 parole e 1 virgola per definire il vuoto pneumatico del Pd torinese, disperatamente aggrappato alle gesta di due settantenni. Auguri

  2. avatar-4
    10:38 Domenica 10 Settembre 2017 Wlalega2015 È vero

    Mi da fastidio amettere il paragrafo Cota, comunque è vero la giunta di Cota soprattutto i leghisti veramente il nulla era tutto un tirare a campare per arrivare a fine legislatura

  3. avatar-4
    08:45 Domenica 10 Settembre 2017 tandem Delusione

    Mi dispiace perché Chiamparino mi è umanamente simpatico, ma lui e la sua giunta hanno deluso tutti su tutto. Prima di tutti i conti regionali erano stati sfasciati da Bresso e Peveraro, Cota è stato solo un incapace totale, circondato da incapaci. E quindi per il Chiampa aver fatto tornare i conti sfasciando i servizi, a partire della sanità, non è certo un merito, anzi... nulla è peggiore in amore e politica del deludere, lui ci è riuscito in pieno.

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