TRAVAGLI DEMOCRATICI

Gli orlandiani vogliono contare (senza contarsi)

La minoranza redige un documento per annunciare la propria disponibilità a un congresso unitario nel Pd di Torino. Tattica politichese. In ballo ci sono un po' di posti strategici in vista delle elezioni politiche

“Un percorso unitario” da ricercare attraverso un “metodo di confronto” per avviare insieme “una nuova stagione politica”. Dietro un documento scritto in politichese strettissimo si celano tutte le paure di una corrente che, in vista dei prossimi congressi provinciali teme di essere spazzata via e di scomparire ancor prima delle elezioni politiche. Questa mattina i seguaci torinesi di Andrea Orlando, coordinati da Giorgio Ardito, si sono incontrati alla Festa dell’Unità per scrivere una paginetta con cui, di fatto, avviano le trattative per evitare la conta: “è la prima mossa di una complessa partita a scacchi” dice uno di loro.

I renziani torinesi hanno già da tempo candidato Mimmo Carretta e, nonostante le voci di un Piero Fassino recalcitrante sul suo nome, anche le ultime remore tra i rottamatori di varia estrazione sembrano essere superate. Dall’altra parte della barricata si stanno facendo circolare i nomi di possibili sfidanti, come Elena Piastra, vicesindaco di Settimo Torinese, la consigliera comunale Chiara Foglietta o Claudio Cerrato, presidente della IV Circoscrizione. Ma la verità è che c’è un pezzo consistente del gruppo che farebbe volentieri a meno di una contesa che rischia di trasformarsi in un bagno di sangue, soprattutto se dall’altra parte si presenteranno – come ormai sembra assodato – compatti. Nella minoranza c’è chi ostenta sicurezza e assicura che “stiamo già raccogliendo le firme per una candidatura alternativa”, ma gli spazi sono strettissimi anche perché su una platea di 9.600 iscritti bisognerebbe recuperare 500 firme, mica facile di questi tempi. La sinistra dem, guidata in Piemonte da Enzo Lavolta, dopo aver tentato di insinuarsi nelle divisioni della maggioranza, ora si ritrova a coniugare l’esigenza di non svelare la propria debolezza (gli orlandiani nel Pd di Torino non valgono più del 20 per cento tra gli elettori delle primarie, un dato che sale al 32 se si circoscrive ai soli iscritti) e allo stesso tempo di non diluirsi nel calderone renziano, disperdendo quel che resta di una base già abbastanza disorientata. Anche perché, se dovessero essere confermate le ultime indiscrezioni secondo cui Matteo Renzi sarebbe disposto a cedere solo cinque capilista a Orlando in tutta Italia, il timore è che il Piemonte non ne prenda neanche uno.  

“Il prossimo congresso deve essere l’occasione per avviare una nuova fase, per aprire una nuova stagione politica per avvicinare alla politica e al pd i giovani” scrivono gli orlandiani, i quali fanno sapere di non respingere “a priori” le richieste di un percorso unitario, senza però chiarire da chi – queste richieste – sarebbero arrivate. In un primo tempo avevano anche provato a chiedere, informalmente, una rosa di nomi su cui avviare la discussione per il candidato segretario, ma la questione non è neanche stata presa in considerazione. Secondo Saverio Mazza, attuale responsabile dell’organizzazione, per esempio, “sarebbe utile che la minoranza trovasse un candidato”. Più che una partita a scacchi sembra una briscola in cui agli orlandiani non resta in mano che il due di picche.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento