Élites e periferie

Il giorno 10 settembre, Alleanza Popolare ha mosso i suoi primi passi pubblici. Il movimento ha infatti dedicato il suo esordio, domenica scorsa, alla costruzione di un programma politico di sintesi, coinvolgendo a tal fine i militanti in una fitta serie di dibattiti e nella frenetica attività dei gruppi tematici di lavoro.

L’ennesimo tentativo di riunire il variegato universo della Sinistra italiana è sorto grazie ai buoni auspici di Tomaso Montanari (storico d’arte) e Livio Pepino (già magistrato): intellettuali attorno ai quali si sono raggruppati simpatizzanti nonché numerose segreterie di partito.

Non ho partecipato alla giornata di confronto, ma di certo auspico che gli organizzatori raggiungano rapidamente i loro complessi obiettivi politici, ossia conquistino la meta senza dover transitare sui soliti, quanto micidiali, campi minati allestiti dalle correnti e dalle componenti partitiche.

Ho consacrato circa 25 anni della mia esistenza alle discussioni, senza fine, celebrate tra le mura di “nobili” circoli politici (come quello Prc di Santa Rita) oppure innanzi alle moltitudini colorate che animavano le assemblee. Come accaduto a molti altri compagni, ho occupato intere domeniche con dibattiti teorici, analizzando senza sosta il pensiero dei filosofi marxisti, nonché dimenandomi nella faticosa ricerca di soluzioni di contrasto alle scelte filo capitaliste dei tanti governi succedutisi nel tempo.

Giorni, mesi, anni tempestati di valutazioni e premesse, di prologhi e proposte. Tempi vivaci, a modo loro, seppur funestati continuamente dalle sofferenze interiori sorte dalle continue divisioni a Sinistra: separazioni, dentro e fuori rifondazione, che straziavano ripetutamente innumerevoli amicizie di lunga data. Un percorso politico individuale molto simile alla marcia della legione straniera nel deserto: una cammino terribile verso sconfitte elettorali ripetute nel tempo, percentuali di voto marginali, eutanasia dell’egemonia culturale progressista e rivincita dei pseudo valori individualisti di stampo neo liberista.

Mentre la catastrofe abbattutasi sul popolo della Sinistra travolgeva ogni cosa, la discussione proseguiva impietosamente insieme all’affannosa (e simulata) ricerca di una complessa unità politica che invece generava ulteriori frazionamenti. Una triste corsa contro il tempo per garantire la sopravvivenza delle nomenklature, più che quella dell’ideologia e dei valori a questa legati.

Le liste Tsipras ed Ingroia bene hanno raffigurato la ricerca disperata di un salvagente da lanciare alle segreterie dei partiti in pieno naufragio, mentre una sorta di elitarismo involontario attualmente domina su ogni azione politica della nuova Sinistra.

Contemporaneamente al prolungarsi dei tempi del dibattito, il mondo muta con una velocità agghiacciante e lo sfruttamento si cela dietro a nuovi slogan ingannatori. La sottrazione con destrezza del salario altrui è resa possibile grazie all’assenza di lavoro sicuro, nonché alla pesante implosione culturale in corso che ha coinvolto tutto l’arco costituzionale.

Il nuovo che avanza, come uno zombie, concentra il suo agire in riforme castranti la libera espressione, soffocata ormai in modo irreversibile, così come in bavagli posati sui consigli istituzionali elettivi. Sono numerosi gli esempi di accentramento del potere voluti dalle alte gerarchie politiche. E’ infatti nota la recente contrapposizione tra Laus, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Chiamparino, Presidente dell’esecutivo piemontese, in merito ai grandi temi della sanità e la necessità istituzionale (negata dall’assessore Saitta) di portarli alla discussione in aula.

I principi della trasparenza e della partecipazione, una volta cari alla vecchia Sinistra, sono stati totalmente risucchiati dal buco nero del riflusso ideologico pseudo progressista, mentre parallelamente la res pubblica viene amministrata grazie all’improvvisazione di una dirigenza politica priva di qualsiasi scuola formativa. Gli esempi a conferma dello sbandamento istituzionale, includente anche gli alti funzionari, non mancano.

Torino, nei giorni della rassegna musicale MiTo, si è voluta riappropriare di piazza San Carlo, funestata il 3 giugno scorso da una crisi collettiva di panico. Le misure di sicurezza applicate intorno al salotto torinese sono state imponenti, evidenziando così ancor più le gravi carenze di pubblica sicurezza nella sera della finale di coppa. Lacune dovute ad una ventennale sottovalutazione, da parte di chi dovrebbe vigilare sull’incolumità collettiva, delle dinamiche scaturenti in seno ad alcune manifestazioni dominate da un eccesso euforico.

I temi della legalità, tradotti in una difesa della propria libertà di movimento (ovunque ed a qualsiasi ora), insieme a quelli inerenti un’integrazione che non sia solamente odiosa repressione, sono di grande attualità sotto la Mole seppur nessuno dimostri la volontà di affrontarli con la dovuta consapevolezza. L’aggressione fisica subita dal senatore Airola, in zona Torino nord, è la cartina tornasole di un’epoca che tende a legittimare esclusivamente il confronto tra cittadini ed istituzioni su un piano scivoloso per tutti, poiché impostato sulla continua istigazione della guerra tra poveri.

Ad Airola il merito di aver rilasciato, dopo la violenza subita, dichiarazioni lucide e non dettate dal furore, mentre ai media il rimprovero per aver voluto evidenziare di continuo la nazionalità degli aggressori: chi delinque commette un reato prescindendo da etnia e paese natio.

L’estrema destra si pone quale unico interlocutore possibile per i cittadini che vivono gli effetti delle mancate politiche di inclusione sociale. La Sinistra, invece, rinuncia a mettere piede nelle sempre più disagiate periferie, così come abdica ad altri la comprensione delle cause all’origine del rancore di chi le abita.

I percorsi elitari forse preparano le avanguardie del futuro partito di massa post comunista, ma qualcuno nel frattempo dovrà rassegnarsi a dialogare con le persone, il popolo, anche su temi odiosi e scomodi. L’unica possibilità per evitare nuove “Marce su Roma” è il confronto con il disagio, non temendo la frustrazione ed il furore manifestati eventualmente da chi ascolta ma offrendo soluzioni comprensibili quanto realizzabili e solidali.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:29 Giovedì 14 Settembre 2017 Conty "Ed ha sempre il buio un'àncora di luce" (I Nomadi).

    Caro Juri, cito un passo di una canzone dei Nomadi: "Ed ha sempre il buio un'àncora di luce". Il buio è costituito da una Sinistra impantanata in due direzioni opposte: l'ala "radicale" nella palude di sistemi di pensiero e di proposte politiche non più rispondenti alla necessità di risolvere i problemi delle società di oggi; l'ala "riformista" nella palude di una mancanza di identità culturale a cui vanno aggiunte politiche che, DI FATTO, a prescindere dalla buona o cattiva fede di chi le promuove, finiscono sempre con l'andare a vantaggio dei poteri forti e ad ulteriore detrimento dei ceti più deboli. I quali, però, non sono senza colpe: il loro scivolare verso posizioni fasciste, reazionarie e razziste non è una malattia inevitabile; oggi ci sono tutti gli strumenti di conoscenza affinché un povero o un emarginato possa comprendere che non è dando retta alla destra facinorosa che si risolvono i problemi. La Storia ci insegna che i regimi di Destra hanno sempre fatto gli interessi dei potenti e dei capitalisti, degli sfruttatori e non degli sfruttati. Eppure, nonostante tutto, siamo ancora in tempo: ogni buio ha uno spiraglio di luce, ogni notte, anche la più scura, ha qualche stella che brilla. Basterebbe rimetterci in gioco tutti e SUL SERIO, non continuare a fare come i capponi di Renzo. Per adesso, ti giunga a mo' di conclusione la citazione di Gramsci: "Pessimismo della Ragione, ottimismo della volontà". Lasciando pure perdere l'altra: "Odio gli indifferenti".

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