PADRONI & PADRINI

Confindustria corteggia Marchionne

A cinque anni dalla clamorosa uscita di Fiat, il numero uno Boccia prova a sedurre il manager dei due mondi, auspicando un rientro di Fca. "Non è nelle sue priorità, ma i rapporti tra noi sono ottimi". Un'associazione in cerca d'identità

Aveva ragione lui. Al punto che oggi la Confindustria ha sposato appieno il suo modello contrattuale. E allora, perché non pensare a una rentrèe in grande stile a viale dell’Astronomia, dopo la clamorosa uscita nel 2012?  “Marchionne direbbe che non è nelle sue priorità. Valuterà la Fiat. Lo lasciamo laicamente alle loro scelte. L’importante è che noi riusciamo a rappresentare i nostri associati”. Parole meste, ma piene di consapevolezza quelle pronunciate dal presidente degli industriali Vincenzo Boccia che, in un Forum all’Ansa, ha sottolineato i buoni rapporti, anzi “ottimi” con il vertice del (fu) Lingotto e, persino, di “comunanza sulla visione di politica industriale”.

Una bella rivincita per il manager dei due mondi, in questi anni assai poco capito e ancor meno apprezzato dagli analisti e dagli osservatori specializzati. Troppo diverso dagli ingegneri “car guy” che hanno tirato su macchine da guerra delle dimensioni di Toyota, Volkswagen o Daimler. Lui, laureato in filosofia, ma soprattutto grande fromboliere finanziario, si è sempre detto, che ci azzecca con l’auto? E, poi, non era stato ingaggiato per assicurare una dignitosa abdicazione a quel Regno ormai in disfatta com’era la Fiat al crepuscolo della dinastia Agnelli?

E invece no. Comunque lo si voglia giudicare, Sergio Marchionne ha rifondato l’idea stessa di industria italiana a partire dal capovolgimento del destino di un casato e dei suoi impianti produttivi, ricollocando l’auto made in Italy  nella fascia di pregio con Maserati e Alfa Romeo; a liberato il gioiello Ferrari (ma dopo essersi assicurato coperture robustissime) dalla cassaforte nella quale era rinchiusa come pegno dei debiti della vecchia Fiat, ha rotto con il capitalismo di relazione all’italiana uscendo da Confindustria  e – anzi, soprattutto – ha rimesso al mondo, nel mondo globale, Jeep, il marchio identitario yankee incredibilmente bistrattato dai tedeschi, e oggi oggetto del desiderio di cinesi (e non solo).

Marchionne, un game changer. Anche nello stile. Come l’uniforme blu indossata con nonchalance in grado di rendere obsolete le grisaglie confindustriali e ministeriali. E allora, perché non tornare in Confindustria? Se solo Confindustria servisse ancora a qualcosa.

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