FIANCO DESTR

La festa dell’unità ora la fa il centrodestra

Alla kermesse sovranista di Vignale prove di alleanza in vista delle regionali. Impegni comuni e grande sintonia tra i partner della coalizione. E per la scelta del candidato governatore c'è chi propone le primarie

STRETTI STRETTI i leader regionali del centrodestra

Se si applicasse il criterio con cui nella Prima Repubblica e in qualche raro scampolo della Seconda, guardando alle delegazioni ospiti dei congressi si misuravano l’importanza di un partito, la distanza dagli altri e le possibile alleanze, davanti ai numeri uno regionali delle varie forze politiche che hanno risposto all’invito dei sovranisti alla loro kermesse torinese alla Pellerina i nipotini dei missini, avrebbero di che festeggiare. E annotando le presenza del coordinatore di Forza Italia Gilberto Pichetto, del segretario piemontese della Lega Nord Riccardo Molinari, quella del proconsole di Raffaele Fitto in terra allobroga Roberto Rosso e pure a quella ideale dell’assente giustificato Giovanni Barosini che in Piemonte rappresenta l’Udc, il paradosso emerge spontaneo: la Festa dell’unità (ovviamente in minuscolo) la fa il centrodestra.

La rappresentazione plastica dello slogan, “Uniti si vince”, che lanciato dalla prima edizione della Festa dell’Italia organizzata dal Movimento nazionale per la sovranità, nel capoluogo ha un significato che va oltre l’appuntamento con il voto politico del prossimo anno e traguarda l’obiettivo alle regionali del 2019. Quelle che per Gian Luca Vignale, consigliere a Palazzo Lascaris e anima, insieme a Marco Botta (anch’egli con un passato nel parlamentino di via Alfieri), dei sovranisti piemontesi annuncia come “l’occasione non solo per riportare il centrodestra unito al governo del Piemonte, ma anche per segnare una discontinuità con la giunta precedente (ovvero l’attuale, presieduta da Sergio Chiamparino) in maniera più netta di quanto non sia riuscita a fare la giunta di Roberto Cota rispetto a quella di Mercedes Bresso. All’epoca – osserva Vignale – il centrodestra rimise a posto la Regione, ma non produsse quel cambio con il passato che i cittadini si attendevano. Noi lo faremo”.

A due anni dalle elezioni il consigliere che ha lasciato Forza Italia per seguire Gianni Alemanno e Francesco Storace elenca già alcuni dei provvedimenti per i primi cento giorni della futura giunta che il centrodestra ambisce, non senza buone probabilità di riuscita, a strappare al Pd: “Immediato passaggio dagli attuali 2,6 a 3 posti letto ogni mille abitanti, con un aumento complessivo di millecinquecento su base regionale”, decise modifiche al tormentato settore delle cure psichiatriche e “un radicale cambiamento delle indicazioni e direttive a dirigenti e funzionari per snellire la macchina regionale e sgravare dalla burocrazia opprimente i cittadini”. Ma è sui temi spiccatamente sovranisti che si giocherà la lunga campagna elettorale da qui al 2019: “Prima gli italiani, non è un semplice slogan, è la sintesi di un programma che tocca il lavoro, l’istruzione e la casa: non è possibile continuare ad assegnare il 50% di case al 10 per cento della popolazione” rimarca il consigliere regionale toccando il tema dell’immigrazione. Quello su cui la parte più a destra della destra del centrodestra ha maggiore sintonia con la Lega. Certo con il Carroccio ci sono quelle differenze sul federalismo rispetto al nazionalismo spinto “ma che non impediscono certo di procedere uniti per vincere le regionali, applicando – come ricorda Molinari – il sistema delle ultime amministrative che è risultato vincente”.

Rischiando di apparire un monsieur De Lapalisse, ma ben sapendo come in politica nulla è scontato, è Pichetto a dire che “se la pensassimo tutti allo stesso modo su tutti i temi saremmo in un partito solo”. E invece non solo da ieri, ma forse un poco di più da ieri il centrodestra sta lavorando per stare insieme superando diversità nel nome dell’obiettivo comune: riconquistare il piano nobile di Piazza Castello con annesse dependance. Non c’è la minima recriminazione in Forza Italia per l’abbandono di Vignale che, per citare ancora il coordinatore azzurro “non ha mai nascosto le sue idee anche quando era nel nostro gruppo,dove peraltro ha fatto un ottimo lavoro che servirà anche per la futura amministrazione regionale”.

E se l’Udc Barosini in un messaggio urbi et orbi, da Roma benedice quella del centrodestra unito come “linea vincente” annoverando a testimonianza la vittoria alle comunali nella sua Alessandria, resta nell’aria insieme al profumo che arriva dalle cucine sovraniste della Pellerina l’incognita della golden share, a quale partito spetterà mettere in campo il candidato presidente? A mettere i piedi nel piatto ci pensa Rosso: “Resto sempre convinto che ci vogliano le primarie. Perché privare i cittadini del diritto di scegliere il loro candidato? Già non le hanno volute fare per le comunali di Torino e si è visto com’è andata: ho preso più voti io con una lista civica che Osvaldo Napoli con Forza Italia dietro. Non si commetta questo errore per la Regione e non si lascia parte la porta a decisioni dall’alto, magari prese a Roma”. Il fittiano con lunghi trascorsi berlusconiani non si nasconde quanto ardua sia la strada che lui prenderebbe senza indugio e allora “se proprio le primarie non si riuscisse a farle, io dico: aspettiamo le politiche e la forza del centrodestra che prende più voti in Parlamento esprime  il candidato per la Regione”. Delle due l’una oppure spunteranno, come probabile, altre opzioni.

La strada verso l’auspicata riconquista del governo regionale è ancora lunga, “due anni in politica sono un’era, può succedere di tutto” come premette Molinari, nel frattempo i sovranisti incassano la partecipazione alla loro festa dei vertici regionali dei futuri compagni di viaggio. Mancavano i Fratelli d’Italia. “Ovviamente li abbiamo invitati, Andrea Del Mastro delle Vedove ha ringraziato con molta cortesia, ma ha declinato l’invito” spiega Vignale, confermando la linea dettata da Giorgia Meloni: nessun rapporto con quelli di Storace e Alemanno. “I rapporti con i loro militanti sono ottimi, più complessi con chi ambisce a fare il parlamentare o il consigliere regionale”. Già, forse ha ragione chi guardando dal centrodestra moderato a quello più a destra e alle beghe tra ex i nipotini dei missini spiega: è più facile andare d’accordo con il cugino che abita lontano piuttosto che col fratello che sta sullo stesso pianerottolo. E ieri quella Festa dell’unità del centrodestra era quasi una festa di famiglia. Allargata.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:59 Venerdì 15 Settembre 2017 Paladino Finalmente

    Finalmente un po' di centrodestra che va d'accordo, forse qualche batosta ha rinsavito qualcuno. ......

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