L'OPINIONE

Appendino sta rubando il futuro

La sindaca si è finora affidata a persone assolutamente organiche al Sistema Torino oppure a persone catapultate (non si sa bene da chi), senza alcun legame con la nostra città. Non far crescere una nuova classe dirigente è un vulnus che pagheremo caro - di Andrea GANELLI

La situazione che stiamo vivendo, a Torino e più in generale in Italia, impone – e credo dovrebbe imporre a chiunque – una riflessione sulla condizione della società e della politica e su quali conseguenze da essa deriveranno in Italia nei prossimi anni. Da troppo tempo la devastazione dei corpi intermedi della nostra società, da alcuni salutata come foriera della democrazia diretta digitale, si è invece insinuata come un cancro della nostra politica, ormai priva di qualsiasi luogo di confronto, di elaborazione di idee e di formazione di nuova classe dirigente.

Non possiamo dimenticare come l’Italia repubblicana sia nata e si sia consolidata anche grazie all’osmosi virtuosa tra, da una parte, l’associazionismo cattolico e non, le organizzazioni di categoria, il sindacato ecc. e, dall’altro, i partiti politici, soprattutto quelli interclassisti. La condivisone di progetti, l’elaborazione di programmi magari settoriali, il consolidamento di gruppi di azione organizzati trovavano casa e sintesi costruttiva nei partiti politici che per decenni sono riusciti a farsi interpreti di un flusso di idee e di persone (perché no, di ceto politico) dalla periferia alla Capitale. Anche la fine della prima Repubblica non aveva impedito il permanere di questo metodo, seppure già in affanno, con l’affacciarsi sulla scena della “società civile” che ha avuto, ad esempio, una grandissima manifestazione partecipativa nei comitati referendari di Mario Segni a favore del sistema elettorale maggioritario.

Oggi, invece, non esiste più nulla. Credo che la situazione attuale sia figlia di un ventennio nel quale non si è più fatta alcuna politica positiva, ma si è sempre e solo organizzato il consenso contro qualcuno o qualche cosa. E così abbiamo avuto ed abbiamo i movimenti contro Berlusconi, contro la casta, contro i partiti, i NO Tav, i NO Vax, i NO Euro, i NO all’immigrazione e così via. Nessuno è più stato in grado di elaborare un progetto propositivo, di dare una visione costruttiva, di immaginare un’Italia nuova per almeno un ventennio a venire.

Tuttavia, se ciò che unisce non è un progetto, una visione, ma solo un essere contro, non si può certo pensare che si sia in grado di gestire la cosa pubblica in modo efficacie. L’esperienza del M5S a Torino ed a Roma sta lì a dimostrarlo. Se è possibile immaginare che un click, o un like sul web siano sufficienti per organizzare un consenso contro, è assolutamente impensabile che la rete possa portare ad un progetto condiviso di contenuto positivo e propositivo. Come si può pensare che un programma amministrativo, politico, di governo possa essere elaborato a prescindere da un confronto reale, attorno ad un tavolo in cui ci si confronta, ci si scontra e si può sperare di convincersi a cambiare idea? Del resto credo che tutti si sia d’accordo sul fatto che uno dei mali della nostra società e dei maggiori pericoli per i nostri figli sia il sempre maggiore isolamento, la crescente incapacità di confrontarsi con gli altri e con le loro idee, di mettersi in discussione perché tutti isolati nella realtà virtuale del web, parlandosi via chat e non più con il contatto umano diretto. Ebbene, come può una situazione certamente così deteriore per i rapporti umani trasformarsi in un quid pluris nel mondo politico? Non dimentichiamoci che la creazione di un programma, di un progetto, perché no di un sogno per il futuro nostro e della nostra società non può prescindere dal feeling umano. E questo feeling non lo si può certo creare via internet, ma solo in una sala, attorno ad un tavolo dove ci si scontra, ci si confronta, ci si innamora, ci si divide e si diventa un gruppo.

Occorre tornare alla regola per cui si vince se si è un gruppo coeso e non che, se si vince, allora si prova a fare gruppo. Ecco che anche Torino è vittima di questo metodo, forse figlio del tempo che stiamo vivendo, ma certamente sbagliato e dannoso per la nostra città. La giunta municipale è stata formata da persone che non avevano condiviso l’elaborazione del programma del M5s, ma che sono state scelte dalla sindaca e messe insieme dalla stessa, senza che mai si fossero conosciute prima e che avessero potuto almeno capire se avevano tutti la stessa visione di città. La scelta è avvenuta “sulla base dei CV”. Ma la politica, l’amministrazione della cosa pubblica non può essere solo una fatto di CV, quasi che si debba assumere un qualunque quadro in azienda.

La politica e l’amministrazione della cosa pubblica richiedono sensibilità, esperienza, visione politica, capacità di mediare e di meditare che non possono certamente emergere da un CV di persone mai conosciute prima. Possono emergere solo dalla conoscenza, dalla frequentazione lunga nel tempo, dall’essere gruppo. Se così non è, se si limita il tutto alla somma di persone (pure perbene), che si trovano a passare di lì per caso, si toglie il futuro alla nostra città, le si nega una nuova classe dirigente. Non dimentichiamo che uno dei cavalli di battaglia della sindaca, durante la campagna elettorale, è stato quello del superamento del “Sistema Torino”, quale sistema autoreferenziale di selezione della classe dirigente cittadina. Anche alcuni che non hanno sostenuto la sindaca, hanno comunque immaginato che lo scossone derivante dalla sua elezione avrebbe portato in città all’affacciarsi di una nuova classe dirigente. Di ciò, però, non vi è traccia. La sindaca, infatti, si è affidata – nelle sue scelte – o a persone assolutamente organiche al Sistema Torino ovvero a persone catapultate (non si sa bene da chi) a Torino da altre città, senza avere alcun legame con la stessa. La grottesca vicenda delle nomina ai vertici della Smat ne è solo l’ultimo esempio.

Torino non è in grado di esprimere persone all’altezza per la gestione di un’azienda come Smat? È così essenziale selezionare persone (sempre sulla base dei CV, in questo caso neppure così top level) che la città l’hanno vista forse perché hanno visitato il Museo Egizio o vi sono venuti per l’Ostensione della Sindone? Forse il superamento del Sistema Torino voleva significare che non avremmo avuto nomine di persone di Torino? Come è pensabile che una città come la nostra e le persone che ne hanno a cuore il futuro accettino una situazione di questo tipo?

Torino, che è stata nella sua storia spesso avanti rispetto ai tempi ed alle altre città, può accettare di essere etero diretta? Non far crescere una nuova classe dirigente è un vulnus che la città pagherà per molti, troppi anni in futuro. Rischiamo che chi oggi tenta di governare la città ci rubi il nostro futuro. È essenziale che i ceti professionali, le organizzazioni di categoria, i sindacati, l’associazionismo cattolico e non, la società civile tutta rialzino la testa e tornino a far sentire la propria voce. Occorre recuperare luoghi di confronto e di crescita, per idee e persone. Non bastano i think tank (pur apprezzabili) se nascono con il più o meno dichiarato scopo di tirare la volata alle pur legittime ambizioni personali di chi li promuove. Occorre un’iniziativa che punti sulle idee, sui progetti e poi sulle persone che tali progetti ed idee condividono. Il tempo per fare e fare bene c’è, ma occorre partire. Subito.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    23:56 Venerdì 15 Settembre 2017 nervino Certificato ultimo atto

    Siamo arrivati forse al fondo se a certificarlo e arrivato anche l atto notarile del famoso notaio. L ultimo appello, l ultimo atto prima del de profundis. Povera torino, poveri noi ... complimenti per coraggio, responsabilità, indipendenza e lucidita di giudizio, mica come gli altri nobiletti torinesi alla madamina agnellina ...

  2. avatar-4
    11:24 Venerdì 15 Settembre 2017 rubatà se la nuova classe ....

    dirigente sono gli attuali (vecchi) mandarini, allora penso che la bocconi sforni solo sentimenti di casta e ovvietà alla fornero. una pensa di essere indispensabile perchè figlia di semindustriali, l'altra fa cassa con i poveri giustificando l'intoccabilità dei ricchi con la lacrimuccia.

  3. avatar-4
    11:01 Venerdì 15 Settembre 2017 moschettiere Diciamolo senza peli sulla lingua

    M5s è il prototipo del frutto (avvelenato) della democrazia diretta. E attraverso il perverso sistema del consenso a maggioranza, il degrado diventa inevitabile per la legge naturale della maggiore incidenza dell'incapacità. Analisi grossolana e impietosa la mia, ma traccia i confini della problematica senza tanti giri di parole. Quello che abbiamo (e non solo a Torino, Roma o Italia) altro non è che la rappresentazione plastica della prevalenza del cretino.

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