TRAVAGLI DEMOCRATICI

Berruto flop alla Festa dell’Unità

Esordio in politica assai deludente per l'ex coach della nazionale di volley. Renzi lo vuole capolista alle prossime Politiche ma militanti ed elettori disertato l'incontro dove lui era l'ospite d'onore. Un inciampo anche per l'asse Valle-Carretta

Meno di due squadre di pallavolo messe insieme. Un vero flop l’esordio di Mauro Berruto alla Festa dell’Unità, l’ex allenatore della nazionale di volley che Matteo Renzi ha intenzione di far scendere in campo per le prossime Politiche. Nello spazio dibattiti della kermesse del partito torinese è apparsa in tutta la sua eloquenza una teoria di sedie vuote come in un palazzetto dello sport quando la partita è ormai finita da un po’. Il guaio è che la partita per il Pd è appena incominciata e non certo nel migliore dei modi, finendo per confermare ancor prima delle urne quel che la storia della politica italiana racconta da decenni: il periodico indulgere a puntare su nomi di successo, salvo poi incassare quasi sempre fiaschi o comunque modesti risultati.

Ora nessuno immaginava una folla strabocchevole e sgomitante per sentire discettare di cultura il pur laureato mental coach, amministratore delegato della baricchiana Scuola Holden, di cui non vanno sminuiti i successi sportivi ma quello di Berruto non è certo un nome dell’Accademia cui il mondo della cultura guarda e da cui si attende illuminazioni. Eppure era proprio lui, la punta di diamante scelta per rilanciare il gioco del Pd nella “cultura”, uno dei terreni tradizionalmente fertili per la sinistra, sempre bramosa di allevare nuove menti e accalappiare i loro voti. Una magra figura quella rimediata ieri sera, quella di un appuntamento disertato dalla quasi totalità delle associazioni e degli operatori del settore (pur invitati e sollecitati a partecipare), a partire da Patrizia Asproni, la numero uno della Fondazione di espressione confindustriale e presidente dei musei subalpini nell’era Fassino (poi giubilata dalla Appendino) che ha dato forfait, lasciando gli organizzatori del “dibbattito” in balia di Giampiero Leo.

Tuttavia Berruto, che ha trasferito il metodo usato nelle sport nella sua nuova professione di formatore con un elenco infinito di clienti (aziende) famosi e bramosi di stare sempre tra i vincenti nel business, un po’ più di interesse ci si aspettava lo suscitasse. Tanto più che giocava in casa. Forse i distratti dalle costine alla brace e dalla birretta avessero dato un’occhiata al suo sito sarebbe andata diversamente: avrebbero scoperto che la tesi di laurea in filosofia, con indirizzo antropologico-cultarale, lo portò fino in Madagascar per studiare un rito di passaggio, chiamato Sambatra  presso l’etnia Antambahoaka. E pure che “lo stile delle mie lectures su argomenti quali teambuilding, teamwork, leadership, si fonda su contaminazioni fra il mondo dello sport, dell’arte, della letteratura” perché “nella analisi delle differenze e degli straordinari aspetti comuni tra questi mondi e quello del business si nasconde una ricchezza inestimabile”.

Stimabile, per contro, l’appeal (per usare la lingua cara al coach) nei confronti del popolo piddino che ha di fatto lasciata pressoché deserta la platea dell’evento “C. come cultura”. Neppure le truppe cammellate che nella storia passata scongiuravano la triste immagine delle sedie vuote, in soccorso del flop che ha travolto la serata dietro cui – elemento non certo irrilevante – stava il lavoro del presidente della commissione Cultura di Palazzo Lascaris, Daniele Valle e dello stesso segretario provinciale in pectore Mimmo Carretta. Anche per i due, novelli alleati, esordio non propriamente brillante.

“Dobbiamo candidare gente così, non i soliti” aveva detto Renzi all’assemblea dei circoli del Pd a luglio incoronando Berruto e fornendogli il viatico – tramite capolistatura in uno dei collegi torinesi – per il passaggio dai palazzetti ai Palazzi facendo ora come allora il pieno di consensi. Ieri, sotto il tendone della Festa dell’Unità ha fatto il vuoto.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:59 Domenica 17 Settembre 2017 Paladino La prova

    Ulteriore prova che Renzi porta sfiga

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