L’Arnalda grillina

Sbaglia Salvini a definire Chiara Appendino una Boldrini grillina, come ha fatto di fronte alla riscrittura del vocabolario amministrativo liberato da discriminazioni di genere. La sindaca di Torino semmai è una grillina forlaniana. L’arte del dire molto senza dire nulla (di impegnativo e compromettente) che raggiunse l’apice nella Prima Repubblica identificandosi con la chioma candida leggermente azzurrata di Arnaldo, oggi mutua e si perpetua in quella corvina di Chiara. Dai lanci di agenzia nel giorno dell’annuncio ufficiale della candidatura di Luigi di Maio, ma anche delle tensioni tra pentastellati ortodossi e meno: “Continuiamo sulla nostra strada”, ha commentato rispondendo a chi le ha chiesto se qualcosa cambierà nel movimento con il capo politico-candidato premier e a proposito del presunto passaggio di consegne tra il comico fondatore e Giggino: “Beppe è Beppe e continuerà a darci una mano. Noi facciamo i sindaci”, parbleu. Il tema del giorno sono le primarie in cui è pure inciampato Rousseau, ma lei a precisa domanda glissa, svicola: “So che il dibattito sulle primarie appassiona ma io preferisco parlare di contenuti”.

Distribuita la modica quantità di benaltrismo utile a sviare il discorso, osa appena un po’ quando dice: “Abbiamo iniziato un percorso ma il grande passo saranno le politiche e tutti insieme sono certa che potremo cambiare il Paese”. Sempre attenta a non alimentare paragoni con la collega della Capitale, della Raggi dice: “Ha ragione Virginia: governare è difficile, ma è una delle cose più straordinarie che ci possa capitare”.

Altri e in altre epoche politiche sarebbero ricorsi al greve, ma calzante, assunto cummannari è mugghi di futtiri. Ma Chiara è una signora, una madamin del Cit Turin, puntualizza chi ne ha colto l’agire sempre misurato, mai sopra le righe anche quando i suoi supporter e i suoi capi, incominciando da Grillo, usano ben altri linguaggi e ben altro stile. Che quasi rammenta il Silvio Berlusconi del Paese che amo, quando lei dice: “Tutto quello che abbiamo fatto in questi quattro anni, lo abbiamo fatto perché siamo innamorati di questo Paese” concedendo(si) che “per amore si fanno anche degli errori, noi ne faremo tesoro”. Lei, Chiara, l’errore di abbandonare anche solo per un istante, anche nel tumultuoso barnum a Cinque Stelle, il suo proverbiale stile non lo commette. Nei capelli corvini sembra brillare un riflesso azzurrognolo. Come a ricordare a chi l’avesse scordato che l’allora segretario Dc a chi gli obiettava “ma, scusi, non sta dicendo niente” rispondeva serafico: “carissimo, io potrei andare avanti così per ore”. Altro che Boldrini grillina. Ma attenzione: Arnaldo era coniglio sì, però mannaro.  

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