Quelle liste del Capo

Insomma, dietro ad ogni ipotesi di legge elettorale c’è sempre un dato politico decisivo. Che, detto tra di noi, è il vero e l’unico interesse di ogni bozza di nuova legge elettorale. Soprattutto dopo che le leggi elettorali, dal porcellum in poi, hanno cessato di essere strumenti tecnico politico che guardano al futuro ma solo ed esclusivamente tasselli per la conquista del potere “contro” gli avversari: e cioè, come scegliere i parlamentari, ovvero come “nominarli” con più facilità.

Dico questo perché è evidente a tutti che nell’epoca dei “partiti personali” e della trasformazione dei partiti in permanenti “comitati elettorali”, la decisione di selezionare la classe dirigente è riconducibile direttamente alla volontà discrezionale del “capo”. E se la legge elettorale offre l’opportunità per centrare questo obiettivo, è evidente che nasce un problema di natura democratica. E di qualità della democrazia oltre che di trasparenza nella scelta della futura classe dirigente.

Ora, questo - cioè il tema di chi sceglie i candidati e quindi di chi compila le liste - è un argomento che campeggia periodicamente su alcuni organi di informazione. Pochi per la verità. Ma su un dato non possiamo e non dobbiamo transigere, almeno come riflessione politica e culturale. Ovvero, se sono solo e soltanto alcuni segretari nazionali dei partiti/comitati elettorali che decidono tutti gli eletti della prossima legislatura, c’è indubbiamente un problema democratico non indifferente. Certo, il tutto è perfettamente funzionale al profilo dei partiti personali e dei partiti del capo. Ma è altrettanto indubbio che almeno nei partiti che mantengono ancora una parvenza di dialettica democratica interna - pochi, ormai, per la verità - la selezione della futura classe dirigente, cioè della rappresentanza parlamentare, non può essere rubricata ad un fattore interno ai singoli partiti o alla mercé dei capi partito. No, il tema riguarda tutti. Nessuno escluso.

Ecco perché, dietro ad ogni bozza di legge elettorale - sempre dettata, lo ripeto ancora una volta, da una logica di pura convenienza di chi comanda pro tempore in quel partito - va sempre valutato come vengono scelti i futuri deputati e i futuri senatori. Cioè, in sintesi, chi compila e chi forma le liste. Il resto è indubbiamente importante ma questo aspetto non può più essere eluso. Almeno per chi continua ad avere a cuore la qualità e la credibilità della nostra democrazia e delle nostre istituzioni.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

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