DEMOGRAFIA & SOCIETA'

Caro vecchio Piemonte

Popolazione in calo e sempre più anziana in regione. Tre residenti su dieci sono pensionati. La regione arranca rispetto al resto del Nord e l'occupazione giovanile resta un problema. Dalla produzione industriale qualche flebile segnale di ripresa

Una popolazione che cala e invecchia, meno aziende, artigiani e commercianti, meno pensioni liquidate rispetto al 2015. Lo scorso anno sono stati liquidati poco più di 1,8 milioni per un milione e 292 mila pensionati che ormai rappresentano il 30 per cento dei residenti piemontesi.

È la fotografia del Piemonte che emerge dal bilancio sociale dell’Inps regionale che quest’anno ha un focus sull’occupazione giovanile. Ed è proprio il capitolo occupazione che evidenzia alcune ombre secondo il direttore regionale Giuseppe Baldino. “Dai dati - spiega - emerge che benché rispetto alla media nazionale la nostra regione si collochi in una posizione più favorevole, è leggermente arretrata rispetto al resto del Nord e su questo bisognerebbe fare degli approfondimenti”. Solo a Torino e provincia, i pensionati a fine 2016 erano 652.490, per un numero di pensioni complessive di poco superiori alle 900mila unità. Il reddito pensionistico medio è stato di 19mila 479 euro, contro un dato regionale di circa 18mila 500 euro e un dato italiano di 17mila 300 euro circa.

Quanto al lavoro dell’istituto, Baldino sottolinea che il Piemonte, nonostante un personale ridotto a 1.400 unità, “è una delle regioni che si distingue per operatività”. Le spese si sono contratte dal 2014 del 27 per cento, con il personale ridotto da 1800 a poco più di 1400 unità. Contestualmente, però, ci sono anche meno ispettori in strada, cosicché calano le somme accertate.

Dal bilancio sociale emerge poi una diminuzione di nuove iscrizioni delle aziende e degli incassi per contributi di queste ultime, mentre aumentano quelli in agricoltura e della gestione separata. Complessivamente gli incassi da versamenti correnti sono stati 11,3 miliardi mentre si attestano a 322 milioni quelli da recupero crediti.

AUMENTA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE - Intanto, Unioncamere conferma i dati confortanti sulla crescita economica già evidenziati dall’Istat per quanto riguarda il Piemonte. Il secondo trimestre del 2017 conferma il buono stato di salute del comparto manifatturiero piemontese. Secondo l’indagine congiunturale la produzione industriale è, infatti, cresciuta del 3,2 per cento, risultato che segue la crescita del 4,5 per cento registrata nel primo trimestre dell’anno. In aumento gli ordinativi, del 2,7 per cento quelli interni e del 2,4 quelli esteri, mentre il fatturato totale cresce in media del 2,8 per cento. L’indagine, realizzata da Unioncamere in collaborazione con Confindustria Piemonte, Intesa San Paolo e Unicredit, è stata condotta su un campione di 1.240 imprese. A trainare la crescita sono i mezzi di trasporto (+8,7%). Seguono le industrie elettriche ed elettroniche (+5,7%) e dei metalli (+5,3%), quelle chimiche e delle materie plastiche (+3,9%), il comparto meccanico (+3,6%), le industrie alimentari (+2,2%) e quelle del legno e del mobile (+1,9%). Andamenti positivi in tutte le province. Torino cresce del 4,8%, seguita da Verbania (+3,9%), Alessandria (+3,2%) e Cuneo (+3,2).

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    23:02 Martedì 26 Settembre 2017 tandem Non vedo nulla di strano...

    Nn primo luogo è aumentata la speranza di vita, si fanno meno figli, e per questo il tenore di vita è aumentato, cosa dobbiamo fare? ammazzare i vecchi e costringere tutti a fare dodici figli ? Vediamo di affrontare la realtà senza piagnistei...

  2. avatar-4
    23:02 Lunedì 25 Settembre 2017 silvioviale Perché stupirsi?

    I ventenni sono la metà dei cinquantenni. Lo sono compresi gli stranieri. E' la mia generazione, quella de benessere e nata dal baby boom che ha fatto meno figli ... Oggi le conseguenze su natalità, aborti e pensioni.

Inserisci un commento