POLITICA & SANITA'

Città della Salute in terapia intensiva
Azienda e sindacati ai ferri corti

Zanetta presenta il piano di rientro dal debito monstre: 70 milioni da recuperare in tre anni. Decisione imposta dal ministero per scongiurare il commissariamento. I rappresentanti dei lavoratori proclamano lo stato d'agitazione - DOCUMENTO

Blocco del turn-over per la metà dei posti della Città del Salute. È uno di punti cruciali del piano di rientro disposto dall’azienda per recuperare nel giro di tre anni 70 milioni di euro. Ma è, soprattutto, il provvedimento contestato in maniera durissima dai sindacati, che, proprio per come viene affrontato il tema del personale, bollano il piano presentato oggi dal direttore generale Gian Paolo Zanetta come “famigerato” e lo indicano a conferma del fatto che “l’amministrazione ha gettato la maschera”. Appena terminato l’incontro tutte le sigle sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione.

Nessuna apertura da parte delle rappresentanze dei lavoratori allo schema che, di fatto, prevede a fronte di 100 dipendenti (la cifra è meramente indicativa) che vanno in pensione o lasciano il posto per motivi diversi, nuove assunzioni solo nel limite di 50 unità “in barba a tutte le promesse di assunzioni promesse”. “I posti di medici e infermieri debbono essere reintegrati al cento per cento” sostiene Michele Cutrì, rsu della Uil alle Molinette, che pone l'accento sul comparto tecnico-amministrativo “per il quale l’azienda non vuole attuare turn-over non considerando che in questa categoria sono compresi anche gli operatori sociosanitari, che versano già in una situazione fortemente critica e talvolta insostenibile”.

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Una proposta quella avanzata oggi da Zanetta respinta come “insufficiente rispetto alle carenze di organico e per il mantenimento degli standard di assistenza dei pazienti, oltre che per garantire i livelli di sicurezza dei lavoratori”. La conseguenza dell’attuazione del piano per i sindacati, che hanno indetto un’assemblea per il 3 ottobre alle Molinette e un presidio al centro congressi dell’Unione Industriale il 12, “potrà portare a chiusure o accorpamenti di servizi, ridimensionamento dei posti letto con conseguente peggioramento dell’offerta ai cittadini e un’accelerazione dei processi di privatizzazione nella sanità”.

Un clima a dir poco teso, insomma quello che ha connotato l’incontro odierno e rispetto al quale dal vertice di Città della Salute arrivano segnali improntati al dialogo e alla “condivisione di un percorso che – come sottolinea Zanetta – non va dimenticato, è imposto dal ministero”. Seppur ridimensionata non poco la cifra – 70 milioni a fronte dei 180 di cui si era parlato nei mesi addietro – il piano di rientro resta un obbligo imposto dalla legge di bilancio. “Detto ciò nel testo a proposito del cinquanta per cento del blocco del turn-over è scritto che si stima, appunto, quella percentuale, non che è tassativa. Gli spazi per ricercare soluzioni e condividere un percorso, peraltro obbligato, a mio avviso ci sono e da parte mia c’è la massima disponibilità. L’ho detto oggi ai sindacati e lo riconfermo. Quel parametro non è la linea del Piave”.

Quanto sia mobile il fronte su cui siglare un’eventuale tregua, ad oggi, pare impossibile stimarlo. A testimonianza della volontà di trovare una soluzione, ma meno pesante possibile sia per il personale sia e non di meno per le paventate conseguenze sui servizi, Zanetta cita le assunzioni disposte in seguito all’ultima graduatoria: “personale che verrà ingaggiato a brevissimo termine e senza che rientri nel parametro del turn-over indicato nel piano”. Due sono i punti che Zanetta ribadisce intoccabili: “la necessità di rientrare dei 70 milioni e la mia responsabilità di fronte a un obbligo di legge”. Insomma, nel caso il direttore generale non procedesse all’attuazione del piano, l’arrivo di funzionari del ministero e un commissariamento dell’azienda sarebbe inevitabile. Un quadro, si lascia intendere dal vertice, che lascerebbe assai meno possibilità di trattativa e ricerca di soluzioni per quanto possibili condivise.

“Credo che un dato vada comunque tenuto in considerazione – aggiunge – grazie alle assunzioni dei mesi scorsi, nel primo semestre di quest’anno il saldo del personale è positivo: sono entrati in servizio più di quanti hanno lasciato il posto di lavoro”. Risultati che non sembrano, ad oggi, spostare di un centimetro la posizione dei sindacati. Per ora tra loro e il vertice dell’azienda quel provvedimento annunciato sul blocco a metà del turn-over resta la linea del Piave. Dopo la Caporetto dei conti.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    20:50 Mercoledì 27 Settembre 2017 tandem Ma dove li trovate?

    Pare che Saitta sia veramente formidabile a trovare direttori, arrivano tutti come grandi risolutore e alla fine fanno solo tagli linari degni di ragionierini micragnosi, e si fanno pure chiamare manager...... ma mci facciano il piacere......

  2. avatar-4
    14:03 Mercoledì 27 Settembre 2017 mork italians

    Rubatà, il re è nudo: è come entrare in panetteria e pretendere di comprare il grano anzichè il pane lievitato e cotto, per ridurre i tempi. Lei è un genio non riconosciuto, un ministro mancato, un direttore nascosto, un assessore in ombra.

  3. avatar-4
    13:02 Mercoledì 27 Settembre 2017 rubatà città della salute?

    è già tanto se riescono a capire in 5 mesi se curare o continuare a visitarti!!! sono passati dal giuramento di ippocrate a quello dell'ipocrita ... il problema purtroppo non è solo politico (anche se ci sono assessori che possono fare il paio con i ministri succedutesi fino ad oggi), ma anche i medici ci mettono del loro per disorganizzare il servizio.

  4. avatar-4
    09:11 Mercoledì 27 Settembre 2017 Pacioc Il cittadino comune non capisce più.

    Quale sarebbe il vero disavanzo della Città della Salute? 70 o 180 milioni di euro o quant'altro? Zanetta da quanto tempo è direttore e poi commissario dell'Azienda? Proprio ora deve obbedire al Ministero? Prima che faceva? Saitta che dice che il Piemonte è uscito dal piano di rientro, la racconta giusta o è una bufala? Le assunzioni a go go che sarebbero venute in tutta la sanità regionale, tema sbandierato con foga negli ultimi mesi, si fanno o no? La Città della salute come struttura, parte o meno? I sindacati, specie la UIL, fanno i vergini e puri su tutto, quando sono ampiamente corresponsabili del disatro non solo in quell'Azienda, non sarebbe ora cambiassero registro? Credo che a cambiare sarà, come al solito, il colore della giunta alle prossime elezioni e, ovviamente, cambieranno bandiera molti direttori delle aziende sanitarie nominati dal Chiampa e, i veri potentati, nuovamente col centro-destra, continueranno....continueranno...a farsi gli affaracci propri. Il centro sinistra non è stato capace, o meglio, ha fatto come tutti quelli che lo hanno preceduto e non ha cambiato nulla, con lo stesso stile degli altri, nella errata convinzione che gli sarebbe convenuto di più. Che delusione. Povero Piemonte.

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