CALCIO & GIUSTIZIA

La ’ndrangheta “tifa” Juve

La malavita calabrese si è "di fatto imposta" nella curva bianconera esercitando un vero e proprio controllo dei gruppi. È quanto scrive il tribunale di Torino nella sentenza del processo Alto Piemonte

La ‘ndrangheta si è di “fatto imposta nel tifo organizzato esercitando un vero e proprio controllo dei gruppi che supportano la Juventus”. È quanto scrive il tribunale di Torino nella sentenza del processo Alto Piemonte, che tra i vari aspetti, si è focalizzata sui rapporti fra la malavita organizzata e il mondo della curva. In questo particolare filone l’imputato Rocco Dominello - ultras i cui fratelli erano stati arrestati per mafia nel 2012, prima di essere incarcerato anche lui, insieme al padre, il 1° luglio 2016 - è stato condannato a sette anni e nove mesi di carcere. Un procedimento che si interseca con quello seguito dalla giustizia sportiva e che ha portato nei giorni scorsi il presidente del club bianconero Andrea Agnelli all’inibizione per un anno, sancita dal tribunale della Federcalcio, per i suoi presunti rapporti con quel pezzo di tifoseria legata ai boss.

Al centro dei presunti rapporti tra la società e quella parte malsana della tifoseria il gran business del bagarinaggio. La gestione dei biglietti per le partite della Juventus, e la loro rivendita a prezzo maggiorato, è “formalmente riferibile ai gruppi del tifo organizzato, i quali, pur esercitando una rilevante forza intimidatoria nei confronti della società, agiscono tuttavia sotto il diretto controllo” della 'ndrangheta si legge ancora nella sentenza del processo Alto Piemonte del Tribunale.

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