Un Pd aperto, laico e di sinistra

Lo spazio della politica negli ultimi anni è profondamente cambiato: ci ritroviamo con partiti senza società, leader senza partiti, un elevato avanzare dei populismi e una fiducia ai minimi storici. È mutato parallelamente anche il Pd. Ci hanno lasciato per questo tanti compagni di strada che non hanno più trovato in questo spazio una casa. Nonostante tutto siamo convinti che rimanga l’unico grande partito nazionale in linea con l’art. 49 della Costituzione e abbiamo deciso di lavorare per non disperdere questo patrimonio, per curare e rimettere in sesto la casa, farla tornare ad essere accogliente.

Che si parli di livelli alti o che si parli di quelli locali, vogliamo un partito aperto, laico, collaborativo e di sinistra.

E visto che i congressi, al di là dei nomi, servono per rimettere in asse il sistema, ci siamo ritrovati per confrontarci e provare a scrivere qualche suggestione per chi guiderà il pd metropolitano e mettere qualche punto fermo anche per noi.

Il congresso a Torino è alle porte e rappresenta idealmente una cesura per una stagione difficile per Torino e l'area metropolitana, segnata dall'importante sconfitta elettorale del 2016 e dalla difficoltà di interpretare la complessità di una società che cambia rapidamente.

A chi si candiderà alla carica di segretario chiediamo di fare i conti con la crisi che il PD sta vivendo, provando a ripensarlo, lavorando molto sull'organizzazione, sulla promozione delle migliori energie che stanno sui territori e sulla diffusione delle buone pratiche.

Consegneremo il documento che abbiamo realizzato in una proficua domenica di settembre che prevede alcuni punti cardine: il rapporto tra circoli e federazione metropolitana, tra amministratori e partito e il ruolo della formazione.

Pensiamo che sia fondamentale mantenere attiva e stabile la catena di comunicazione tra circoli e federazione, partendo da un piano progettuale che ogni circolo dovrà redarre. Dovrà essere facilitata la messa in rete dei circoli per permettere a tutti gli iscritti di avere in chiaro l'attività e l'offerta complessiva e per condividere e replicare le buone pratiche. In questo senso potranno essere un supporto importante le nuove tecnologie con la creazione di una piattaforma comune dinamica e collaborativa, che dovrà prevedere anche le attività dei nostri amministratori.

I circoli del PD sono l'unica infrastruttura democratica rimasta nel Paese: vengano agevolati gemellaggi virtuosi e un supporto economico adeguato, con l'istituzione di un fondo a livello centrale.

Andranno ripensati i coordinamenti territoriali dell'area metropolitana (“non esiste solo Torino” ripetiamolo come un mantra!) e messi nella condizione di funzionare con efficacia, e dovrà essere ripensato il funzionamento del coordinamento della Città di Torino che inizi a studiare fin da ora una strategia in grado di riportarci al governo del capoluogo.

Per quanto riguarda gli amministratori, la federazione dovrà occuparsi di prevedere una presenza costante dei nostri eletti nei quartieri, nei mercati, nei circoli per incontrare i cittadini che lo desiderano.

Infine, abbiamo la necessità di formare e costruire una classe dirigente che abbia lo sguardo lungo. Due scuole, una per amministratori pubblici e una dedicata ai militanti, che si incontreranno a fine percorso. A questo proposito una riflessione andrà fatta sui forum provinciali, momenti importanti di studio e confronto, che non hanno trovato spesso un giusto riconoscimento in un percorso condiviso e organico.

Sosterremo senza pregiudizi chi vorrà portare avanti queste istanze, ma non mancheremo di batterci per le ragioni in cui crediamo, attraverso il confronto e la leale sfida delle idee, come abbiamo sempre fatto in questi anni.

* Daniele Viotti, Fabio Malgnino, Chiara Foglietta, membri della componente ReteDem del Pd

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