SANITA' & POLITICA

Sanità, i conti tornano in rosso

Dopo un 2016 sostanzialmente in pareggio, bilanci in disavanzo per quasi tutte le Asl piemontesi. Crescono i costi di vaccini e farmaci innovativi. L’azienda Torino1 costretta al piano di rientro

Non sono solo i conti della Città della Salute ad essere poco in salute. I dati previsionali che le aziende sanitarie e ospedaliere si apprestano a comunicare formalmente alla direzione dell’assessorato regionale alla Sanità sembrano destinati a descrivere un Piemonte nuovamente alle prese con cifre in rosso. Pesanti in alcuni casi, più modeste in altri. Le stesse Molinette, al centro di un durissimo attacco da parte dei sindacati che contestano il piano di efficientamento (eufemismo per dire “rientro”) preparato dal direttore generale Gian Paolo Zanetta, non restano un caso isolato: i parametri fissati dalla legge di bilancio 2016 porteranno anche l’Asl Torino1 a condividere lo stesso percorso obbligato. Le modalità e i tempi per rimettere a posto i conti dovranno, anche in questo caso, essere proposti alla Regione dal direttore generale Valerio Fabio Alberti, lo stesso manager che ha seguito l’accorpamento nell’attuale azienda della vecchia To2. E proprio questa unificazione, a detta dei detrattori della decisione assunta a suo tempo dalla giunta Chiamparino e vista come un possibile caso-pilota per altre fusioni, sarebbe una della concause della situazione finita nelle maglie dei criteri stabiliti dalla legge di bilancio per le Asl. Che, a fronte di conti chiusi in maniera tranquillizzante nel 2016, quest’anno sembrano essere ripiombate, chi più chi meno e con alcuni rari casi virtuosi, in quello stato che si pensava lasciato ormai alle spalle.

Quali le cause che porteranno le Asl, salvo improbabili correttivi per i quali pochi mesi appaiono a dir poco insufficienti, a chiudere il bilancio 2017 con disavanzi, in alcuni casi di parecchi milioni di euro? I rumors che arrivano dalle varie aziende e destinati a trovare ufficialità nei documenti attesi in assessorato parlano, ovviamente, di un maggior peso della spesa farmaceutica – dai farmaci innovativi agli stessi vaccini – ma appare riduttivo e parziale individuare in una sola voce le ragioni dell’impossibilità di chiudere i bilanci in pareggio come, invece, era accaduto lo scorso anno e dopo un periodo assai tormentato e confuso dove molte aziende avevano accumulato enormi ritardi sull’approvazione dei consuntivi.

La rimessa in ordine di un sistema contabile allo sbando era stato uno dei punti su cui si era concentrata l’azione dei primi mesi alla guida della sanità piemontese dell’assessore Antonio Saitta. Il risultato era arrivato: approvati i bilanci pregressi e la chiusura di quelli del 2016 con un quadro sostanzialmente positivo. Anche per questo la preoccupazione di fronte alle cifre in rosso prefigurate dalle previsioni per la stragrande maggioranza delle Asl è più che motivata. Per sgombrare il campo da ogni dubbio sul reale stato di salute delle Asl e sui risultati effettivi del lavoro dei direttori generali, probabilmente, basterebbe tornare ad una pratica in uso in passato, ovvero all’approvazione in giunta regionale delle trimestrali con un passaggio preventivo in commissione Sanità del consiglio regionale. Ad oggi, invece, nessuno può escludere che un quadro chiaro e definitivo lo si avrà soltanto all’atto dell’approvazione dei consuntivi e quindi non prima di marzo. A meno che dalla politica, partendo proprio da quel consiglio regionale che aveva stigmatizzato il suo mancato o tardivo coinvolgimento nella riforma della rete ospedaliera, arrivino segnali e richieste per comprendere in tempo utile la stato di salute delle aziende e, quindi, della sanità piemontese nel suo complesso.

Quel sistema, insomma, per il quale proprio la riforma disegnata e portata a termine dell’allora direttore regionale Fulvio Moirano avrebbe dovuto apportare cambiamenti strutturali non solo in grado di far uscire, come avvenuto, il Piemonte dal piano di rientro, ma garantire la tenuta dei conti delle aziende. Se il quadro in rosso verrà confermato, le premesse e le promesse che hanno accompagnato la riforma potrebbero vacillare, più di quanto non abbiano fatto fino ad oggi, dando la stura a chi – anche in parecchi Comuni governati dal centrosinistra – non l’ha mai digerita rimarcando tagli e riduzioni di servizi, ritenuti non sopportabili pur a fronte di una rimessa in sicurezza dei conti. Figurarsi se poi, dopo un anno, questi si chiuderanno col segno meno.  

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6 Commenti

  1. avatar-4
    06:15 Domenica 01 Ottobre 2017 djangoschulz romani

    A forza di scegliere direttori dell'Assessorato che stanno più a Roma che a Torino i risultati arrivano. Provate a confrontare gli orari che faceva De Micheli con quelli di Moirano e il suo successore e dove hanno passato la maggior parte del tempo. Avevamo proprio bisogno di gente che arriva da Roma o scaricata da Roma per fare la sanità in Piemonte.

  2. avatar-4
    06:07 Domenica 01 Ottobre 2017 sil14 chi ci restituisce i servizi?

    Adesso Saitta dovrebbe andare da tutti i Sindaci maltrattati come rompiscatole e ciechi rappresentanti dei rozzi territori a dire che restituirà il maltolto. Che sarebbe la possibilità di curare bene e a tempo chi ne ha bisogno. Quelli che hanno anziani da mettere in strutture sanitarie si fanno scemi ogni giorno perché non trovano posti. I tempi di attesa per visite ambulatoriali o interventi ospedalieri sono disarmanti. Tutta la riorganizzazione sanitaria voluta da questa Giunta sta stremando i cittadini e producendo nuovi disavanzi. Ma gli incompetenti a governare non erano quelli di 5 stelle?

  3. avatar-4
    06:04 Domenica 01 Ottobre 2017 sil14 il fallimento dei maghetti

    Intestandosi il lavoro fatto da Monferino sul pareggio dei conti, l\\\' Assessore Saitta si è comodamente messo i panni del salvatore della nostra sanità. Intanto i maghetti arrivati fin qui da Roma (dove li avevano scaricati dall\\\'Agenas) facevano strage di posti letto e strutture organizzative. Prendendo a calci nel sedere i Sindaci e tutti quelli che volevano almeno discutere i provvedimenti, trattandoli da sabotatori del nemico o da marchettari dei voti territoriali. Adesso scopriamo che dopo aver ridotto l\\\'assistenza i conti vacillano di nuovo. La sanità suonata con lo spartito delle tabelle Excel non è servita. Chiamate di nuovo Monferino, essendo uomo Fiat con questa Giunta regionale andrà d\\\'accordo.

  4. avatar-4
    22:40 Sabato 30 Settembre 2017 Pacioc Situazione penosa...

    In perfetta linea con tutte le stupidaggini di Cota e dei suoi tre magnifici assessori, la giunta Chiampa ha fatto pena in sanità. A proposito, il nuovo direttore regionale che ha sostitiito il furbacchione (Moirano), fuggito prima dell\'affondamento della nave per non esservi coinvolto, quel tal Botti, lombardo, legato al centro-destra e di provenienza ministeriale dove, stando ai rumors, non lo volevano più e quindi ce l\'hanno sistemato in Piemonte, esiste o é un fantasma? Che sta facendo? Dato che i contribuenti lo pagano profumatamente....si può sapere di che si occupa?)

  5. avatar-4
    15:59 Sabato 30 Settembre 2017 tandem Conti in rosso? Non ci stupiamo, l'organizzazione è peggio....

    A parte le corrette osservazioni già esternate da (at)Paladino sulla pessima scelta del DG Alberti, prima di tutto è stata una sciocchezza fare un accorpamento di due aziende già in ristrutturazione, due debolezze non fanno una forza ma una grossa debolezza. I tempi sono stati troppo rapidi, è stato un mero atto politico anzichè una scelta manageriale. Le due aziende precedenti erano già state sconvolte da due atti aziendali sciagurati che hanno creato malumori e dissapori tra dipendenti ed effetti negativi sugli utenti. All'interno poi alimentati da una totale incapacità del DG Alberti e di Saitta di confrontarsi correttamente con i sindacati e i dipendenti, solo penose prove muscolari e giochetti infantili sottobanco. L'atto aziendale redatto per l'ASL unica è un capolavoro di incompetenza manageriale, basta leggerlo per comprendere che chi l'ha scritto dovrebbe andare a fare un corso, per almeno fare inciuci un pò meno evidenti. Basta vedere i servizi "speciali" per amici e raccomandati, compresi due servizi duplicati alla faccia dei sbandierati tagli. La situazione e disperata, non solo si è toccato il fondo, ma già si sta cominciando a scavare. E il PD sta muto a guardare lo sfascio della sanità torinese, che sta portando al loro sfascio politico.... Quando tutto sarà poi finito Alberti probabilmente si salverà, tornando a Forza Italia, da dove proviene, sotto l'ala della sorella senatrice e Saitta rimarrà con la candela in mano e vegliare sulla distruzione del PD....

  6. avatar-4
    09:40 Sabato 30 Settembre 2017 Paladino Accorpamenti?

    Tutti gli accorpamenti di asl fatti in piemonte hanno portato problemi organizzativi e aumenti di costi. La ragione principale è che vi è una incapacità di chi li deve fare. Il dg Alberti ha l'esperienza di una sanità veneta, fatta di piccoli centri e piuttosto stabile, realtà diversa da una città metropolitana con due aziende già accorpate da poco e in crisi. Moirano ha scelto l'uomo sbagliato messo nel posto sbagliato. Poi Alberti ci mette del suo montandosi la testa e credendosi infallibile.....

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