Catalogna, maneggiare con cura

I governi occidentali, insieme ai loro media, dividono le secessioni nazionali in “buone” e “cattive”, tramite parametri di catalogazione tutt’altro che misteriosi poiché determinati da una coerente logica.

Sono “buone” le secessioni generate da gruppi politici vicini, ideologicamente, ai partiti che governano il Patto Atlantico. Queste sono viste con favore dalle cancellerie della NATO in quanto portatrici dell’espansione economica euro americana verso oriente. Un esempio in merito può giungere dalla polverizzazione dolosa dell’ex Jugoslavia, in parte ancora in corso nei territori del Kosovo: tragedia umana sostenuta, nel suo sanguinario percorso, dalla diplomazia europea (in primis dalla Germania riunificata) e dalle armi statunitensi. Attualmente è in procinto di avvio il frazionamento delle provincie irachene e siriane, con buona pace delle popolazioni arabe sacrificate sugli altari del neo imperialismo.

Nello stesso modo Bruxelles e Washington gradiscono, e sostengono attivamente, il nazionalismo ucraino a scapito di quello russo, di casa nell’Est del Paese, così come in passato hanno favorito le voglie indipendentiste delle repubbliche baltiche, ex sovietiche, nei confronti di Mosca. In Italia, invece, i gruppi di potere mostrano evidenti simpatie per il rinato orgoglio neo borbonico (vedere Il Venerdì di Repubblica del 29 settembre scorso) mentre al contempo palesano incertezza sulla posizione da tenere nei confronti dei prossimi referendum autonomisti proclamati in Lombardia e Veneto: una folle caccia al voto che pone in bilico sul baratro il nostro Paese.

Alcune secessioni sono invece assolutamente contrastate dai premier dell’Occidente. Tra queste le istanze indipendentiste nordirlandesi, quelle altrettanto antiche basche (ambo due pagate con abbondanti contributi di sangue); quelle scozzesi, curde, fiamminghe, corse ed infine catalane.  In sintesi è facile constatare come le separazioni nazionali di matrice popolare, quindi non indotte da interferenze estere tramite l’interazione con gruppi “amici” locali, siano sgradite ai nostri governi mentre al contrario piacciono quando i disfacimenti statali indeboliscono, o peggio annullano, gli avversari geopolitici (a prescindere dagli epiloghi bellici conseguenti a tali “simpatie” di parte).

Da Sinistra non è possibile essere insensibili e non provare simpatia, nonché solidarietà, verso i catalani così come è inevitabile il senso di riprovazione e condanna nei confronti del potere madrileno. Negare ai cittadini il sacrosanto diritto di esprimersi tramite il voto, anche sulla propria indipendenza oltre che riguardo alla monarchia, è cosa ignobile quanto cieca ed ottusa: la repressione raramente piega le idee e le speranze, anzi sempre le fortifica. Quanto seminato in questo fine settimana dall’esecutivo spagnolo, 800 feriti e lancio di proiettili di gomma sulla folla al fine di impedire la consultazione, germoglierà presto in un antagonismo verso Madrid carico di rabbia e forti sentimenti di dura contrapposizione al potere unitario, nonché alla casa reale borbonica.

Guardando al nostro continente europeo, sempre più in crisi, la voglia crescente di dissolvere gli Stati nazionali in piccoli e modesti territori sovrani, manifestata da tanti cittadini, preoccupa per la capacità che questa porta nel generare odio diffuso tra la popolazione. Tali frantumazioni crescono su preminenti motivazioni di natura economica a cui si agganciano, usualmente, percorsi storici lastricati di vetuste appartenenze identitarie, guardate con nostalgia poiché corrispondenti a tempi ritenuti gloriosi (nella realtà quasi sempre non tali).

Certamente le opzioni secessioniste possono rappresentare l’unica possibilità per affrancarsi da poteri centrali oscurantisti ed anti popolari, ma il prezzo da pagare nel perseguire le medesime è regolarmente molto alto. Famiglie separate, amici divisi, rapporti comunitari compromessi ed in alcuni casi violenza a tutto campo, sono solamente alcune delle usuali conseguenze scaturenti dallo spappolamento di uno Stato.

Eccezion fatta per i curdi, i cammini intrapresi dai movimenti indipendentisti forse non valgono tanto quanto il sangue che ne lastrica la strada. Raramente si giunge a separazioni pacifiche, come avvenuto nel caso cecoslovacco (ora Repubblica Ceca e Slovacca), di norma le armi diventano le protagoniste assolute di qualsiasi secessione nazionale.

Vedendo le immagini riprese domenica scorsa in Catalogna, oltre provare una vigorosa vicinanza nei riguardi dei cittadini che difendevano le urne elettorali, sorgono intense preoccupazioni per quanto concerne le maniere forti scelte dal governo spagnolo: un metodo manu militari che ha causato fratture politiche tra le parti in causa difficilmente sanabili. Le azioni culturali e la cura del welfare sono di certo buoni deterrenti contro le divisioni nazionali, la mediazione è più funzionale ed efficace rispetto ai manganelli, alla censura e agli arresti dei dissidenti.

I deputati europei di Forza Italia, in queste ore, sono impegnati a difendere le scelte repressive madrilene, indicando nell’espressione democratica catalana l’attuazione di un vero e proprio golpe. Affermazioni ridicole se raffrontate alle vicine consultazioni lombardo venete, volute dai loro alleati storici leghisti. La stessa vicinanza dei berlusconiani alle istanze neo borboniche, amplificate dalle recenti scelte editoriali di La Repubblica, rendono poco credibile la serrata critica forzista ai danni delle scelte di Barcellona.

Il fascicolo settimanale allegato al quotidiano fondato da Scalfari, descrive i militanti nostalgici dell’epoca borbonica quali simpatici soggetti a metà tra il folklore e la voglia di un ritorno al passato. Una visione giornalistica idilliaca che cela una realtà molto diversa, fatta di enormi menzogne storiche, revisionismo strumentale alla politica, insulti verso coloro che smentiscono le loro stesse tesi, minacce e costruzione di un profondo odio verso i “piemontesi”, oltre un diffuso sentimento anti semita (evidente negli attacchi a Lombroso tramite la sua fede religiosa ebraica).

L’irresponsabilità di chi pianifica il conflitto aperto tra le regioni italiane è enorme: infondere odio, tramite false ricostruzioni storiche ed immaginari genocidi, è opera relativamente rapida, mentre al contrario per uscire da quel clima d’astio feroce (costruito ad arte) occorrono decenni di sofferenza e cumuli di cenere. Riflessioni forse banali, queste ultime, che seguono però ad una domenica terribile in cui, oltre alla dura repressione della Guardia Civil per fermare il voto catalano, vi sono stati attacchi terroristici sanguinosi a Marsiglia, in Canada ed in ultimo a Las Vegas.

Nella democratica Catalogna ora la mano deve passare alla politica. A Madrid la scelta tra una negoziazione costituzionale oppure, in alternativa, avviare il Paese verso scenari tanto drammatici quanto irreversibili. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    21:59 Giovedì 05 Ottobre 2017 Conty Insomma ... sulla Catalogna ...

    La tua analisi, Juri, è condivisibile su tutto, soprattutto sul carattere reazionario della cosiddetta corrente neoborbonica (che, se non palesasse gli aspetti inquietanti che hai esposto, farebbe solo ridere perché si basa su bufale storiografiche). Sulla Catalogna però ho dei seri dubbi. Fermo restando che lo spirito indipendentista catalano affonda le sue vere radici nei secoli (a differenza di chi da noi parla di Padania, che storicamente non è mai esistita), mi pare che anche l'irredentismo catalano sia oggi all'insegna di quell'egoismo sociale che tu da sempre con grande coerenza combatti: la ricca Catalogna che non vuole sobbarcarsi l'onere di mantenere la povera Spagna. Certo, oggi confluiscono tante motivazioni diverse ma io ci andrei piano a difendere il "diritto" dei Catalani all'indipendenza. Scrivi giustamente degli interessi che spingono i potentati internazionali politici ed economici ad appoggiare o no questo o quel moto irredentista ma mi domando se dietro gli indipendentisti catalani non ci siano proprio quei poteri forti senza confini che i confini vogliono invece moltiplicare per avere un'Europa frammentata su cui dominare facilmente. Probabilmente una Catalogna indipendente diventerebbe un nuovo paradiso fiscale dove riciclare denaro più o meno pulito e dove le multinazionali potrebbero mettere la sede fiscale per pagare meno tasse.

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