I CONTI COL PASSATO

“Torino in declino? Noi l’abbiamo contrastato”

Al netto degli errori, gli investimenti in cultura e turismo degli ultimi vent'anni hanno cambiato in meglio la città. Evelina Christillin, testimone e protagonista di quella stagione, difende la “terza via” e pungola Appendino: "Dica quel che vuole fare"

“Non ho mai fatto politica e mai la farò. Ho votato sia per Sergio Chiamparino sia per Piero Fassino. Ho buonissimi rapporti con Chiara Appendino. A me l’unica cosa che interessa è Torino”. La premessa non stupisce, piuttosto ribadisce quel che Evelina Christillin non ha mai nascosto, neppure anzi soprattutto nella campagna elettorale che ha preceduto la conquista della guida della città da parte dei Cinquestelle. Presidente del Museo Egizio, chiamata al vertice di Enit da Matteo Renzi, una storia intrecciata con quella della Torino degli ultimi vent’anni, con il successo dell’avventura olimpica del 2006, in un ruolo di protagonista, la manager  che – nell’agiografia di una delle tante definizioni date di lei – lavora come una tedesca, parla inglese con il piglio della Thatcher e francese con lo charme della Deneuve, è e resta una voce importante torinese sulle vicende che animano, e un po’ scuotono, il dibattito sulla città, il suo giovane governo, i suoi mali meno giovani e un futuro incerto.

Incominciamo dal passato di cui si discute oggi: la sindaca ha accusato i suoi predecessori di aver prodotto debiti enormi, frutto di scelte sbagliate. Loro rispondono rivendicandone la bontà e gli effetti positivi. Lei di molte di quelle scelte è stata protagonista, di altre testimone come pochi. Davvero un passato pieno di errori?
“Guardi, i palleggiamenti su un problema che oggettivamente esiste ed è quello dei debiti li lascio ai politici. Quanto alle scelte di cui ne sono stata per miei ruoli tra i fruitori, sarebbe ridicolo se io dicessi che è stato tutto sbagliato. Sarebbe come se dicessi che ho avuto per anni gli occhiali con le lenti nere, o rosa veda lei. Io sostengo che se non si fossero tracciate e imboccate quelle strade, a partire da quelle indicate e volute da Valentino Castellani, passando per Chiamparino e arrivando a Fassino, Torino non sarebbe quella che è. Poi non dico sia tutto oro che luccica. Degli errori sono stati fatti, penso alla gestione del Moi lasciata andare senza preoccuparsi del dopo. Ci sono state disattenzioni forti sulla Fondazione del Salone del Libro, non sul salone che quest’anno, anzi, ha dato un colpo di reni notevole venendo fuori da una situazione difficile. Però, ribadisco, molto ha funzionato e molto Torino è cambiata in meglio grazie a quelle scelte”.

Presidente Christillin, lei non ha mai fatto mistero del suo sostegno convinto a Chiamparino e Fassino, i due bersagli della Appendino di cui è amica, ma si arrabbia se qualcuno dice che ne sarebbe pure una sorta di tutor.
“Perché non è vero. È vero, invece, che ho grande stima di lei. È una signora brava, intelligente e preparata, mi pare che rappresenti un Movimento 5 Stelle chiamiamolo 4.0, più governativo e meno radicale. Detto questo bisogna capire che cosa vuole fare per la città”.

Par di comprendere che lei, ma non solo lei, non lo abbia ancora capito.
“Io spero che la Appendino si accorga che è il sindaco e deve fare il sindaco, avere una leadership e dire cosa intende fare. Credo che abbia anche il problema di una sua identità politica. E' evidente che  vive un conflitto con una parte della sua maggioranza. Io, per esempio, non sono assolutamente d’accordo con le idee che esprime il suo vice Guido Montanari. In questo senso, credo che la sindaca debba scegliere. Come si sa, a un certo momento, l’asino di Buridano ha fatto una brutta fine”.

Quindi la sindaca, mentre contesta le strade percorse da chi l’ha preceduta, si trova davanti a un bivio?
“Uso una metafora: nel volley, sport per i cui mondiali Chiara giovedì era con me a Roma, c’è un regista, che imposta il gioco. Ed è quello che dovrebbe fare lei in questo momento. Se poi il regista ha delle difficoltà o si è fatto male il resto della squadra non smette mica di giocare, anzi continua e cerca di dargli una mano. Poi se poi il regista la mano non la vuole, beh allora… Noi come società civile cerchiamo di capire cosa possiamo fare. Non credo sia giusto mettersi sulla sponda e aspettare di vedere che tutto affondi. Penso, piuttosto che nei confronti dei Cinquestelle, che io non ho mai votato e mai voterò, non serva fare una resistenza armata, ma una resilienza, usare quella capacità di resistere senza rompersi”.

Il Rapporto Rota del Centro Einaudi individua nella narrazione della Torino olimpica, oltre a quella delle piazze-salotto e di altre immagini di una retorica autocelebrativa una sorta di anestetico sui mali e i problemi, a incominciare dalla crisi economica. Si sente uno degli anestesisti?
“Ci sarà anche stata sicuramente una grande euforia post olimpica che, se posso dire, assomiglia un po’ a quella di Milano post Expo. Entusiasmo per una manifestazione, ricordiamolo, partita tra mille difficoltà, ma che poi è andata molto bene. Che siano migliorate enormemente molte cose dopo le olimpiadi mi pare, però, sia sotto gli occhi di tutti. Ci sono state cose che non sono andate dove sarebbero dovute andare? Certo. Ma i numeri del turismo quelli sono realistici: Torino è una delle città che è cresciuta di più. Un po’ di anestetico, semmai credo sia stato su altre cose: si è assistito, non da ieri, a una diaspora come quella della banca Sanpaolo, pensiamo quanta gente vi lavorava a Torino. Ecco, forse l’anestetico ha coperto anche quello. Ieri è stato fantastico ascoltare John Elkann illustrare i risultati di Exor, però di fatto qui da noi non ci sono mica più le centinaia di migliaia di persone che lavoravano in Fiat egli anni Settanta”.

E cultura e turismo non possono sopperire a quegli abbandoni, giusto?
“Nessuno che abbia un po’ di sale in zucca può pensare che il turismo e la cultura bastino a supplire tutto il resto. Bisogna potenziare sui servizi, sul terziario. Però va detto che ci sono anche questioni in cui la burocrazia frena e molto, penso a Westinghouse dove tra corsi e ricorsi sono passati anni. Insomma, può essere che si sia un po’ esagerato sul ruolo del turismo e la cultura, ma io sono certa che nessuno abbia mai pensato che bastavano, si è sempre detto che erano decisamente migliorati, che avevano aperto una terza via per Torino, ma non che erano sostitutivi rispetto ad altri comparti dell’economia”.

Altro rilievo del Rapporto Rota riguarda il ricambio generazionale nel settore dell’impresa che non sempre è risultato virtuoso. Lei concorda su questa analisi?
“Premetto che non ho ancora letto il Rapporto, ma osservo che ci sono aziende dove le nuove generazioni hanno impresso sviluppo, energia, innovazione. Penso, tra gli altri, ai Lavazza che gestiscono un gruppo di successo, in costante crescita, hanno mandato la macchina del caffè italiano nello spazio. Però credo anche nel mix tra generazioni”.

Ma non pensa manchino personaggi capaci di segnare e imprimere svolte che oggi sembrano attendersi senza ormai troppa speranza?
“Lei crede che un personaggio che io ho amato, ammirato e stimato come nessun altro al mondo tranne mio padre, come l’Avvocato Agnelli oggi avrebbe un senso storico in Italia e a Torino? Il mondo è cambiato, è tutto più liquido, le grandi individualità non esistono più”.

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7 Commenti

  1. avatar-4
    23:53 Domenica 08 Ottobre 2017 capkirk Parla quella che

    è sempre caduta in piedi.

  2. avatar-4
    15:27 Domenica 08 Ottobre 2017 sandro.aa Patetica

    "Non ho mai fatto politica e mai la farò ..." ma, stranamente, ha sempre e solo ottenuto incarichi di natura strettamente politica. "Nessuno che abbia un po’ di sale in zucca può pensare che il turismo e la cultura bastino a supplire tutto il resto" ma, fino all'ultima elezione andata non proprio bene, era nel coro che osannava il turismo come unica alternativa alla dismisione delle aziende. Se tornerà a passare qualche fine settimana a Torino potrebbe addirittura scoprire che la FIAT non c'è più. Ma ovviamente la colpa è dell'Appendino che non ha visione politica di ampio respiro

  3. avatar-4
    01:48 Domenica 08 Ottobre 2017 EXTRATERRESTRE ITALIA ZEPPA DI MAESTRINI E MAESTRINE CHE NON SI SONO CERTO PRODIGATE PER CONTRASTARE IL DECLINO ITALIANO E PARLANO, PARLANO, PARLANO...

    LA SIGNORA E. CHRISTILLIN E' MOGLIE DI G. GALATERI, FIGLIO DEL COMANDANTE DELLA GDF AI TEMPI DI G. ANELLI, DIVENUTO GIOVANISSIMO DIRETTORE FINANZIARIO CAPOGRUPPO FIAT SPA, E POI ANCORA AMMINISTRATORE DELEGATO DEL GRUPPO FIAT ED ORA PRESIDENTE DELLE GENERALI SPA (ASSICURAZIONI DI TRIESTE). SEMPRE VICINISSIMA AL PRESIDENTE ED AGLI AZIONISTI DI FIAT, SEMPRE IN SINTONIA CON I POLITICI LOCALI E CENTRALI DI TURNO, E PER QUESTO SCELTA DAL TOSCANELLO NEI RUOLI CHE ORA RICOPRE. DETTO CIO', ERA NELLA POSIZIONE IDEALE (AMBIZIOSA, DETERMINATA VOLITIVA E, SOPRATTUTTO, DONNA ASCOLTATA) PER IMPEDIRE LA FUGA DALL'ITALIA DELLA FIAT NEGLI USA, OPPONENDOSI AL VOLERE DEGLI AZIONISTI COLLINARI DELLA REGINA DELLE INDUSTRIE ITALIANE PUBBLICHE E PRIVATE, PER IMMAGINE, PER PRODOTTO E PER ORGANIZZAZIONE… UN SEGNALE INEQUIVOCABILE CHE NON HA FATTO NESSUNO DELLA CLASSE DIRIGENTE E NON DIRIGENTE ITALIANA: POLITICI ROMANESCHI, SABAUDI, POLITICANTI LOCALI E CENTRALI, EX-DIRIGENTI FIAT, EX-QUADRI FIAT, EX-FIAT OPERAI, ECC. TUTTI PRIVI DI AFFETTO, E PALLE, VERSO CHI PARTE E NON TORNA PIU'. NESSUN EVENTO, CORTEO, MARCIA, ECC. DI ORGOGLIO LOCALE E NAZIONALE COME LA “MARCIA DEI QURANTAMILA“ PER OPPORSI ALL'EMIGRAZIONE DI UN GIOIELLO COME LA FIAT.. RINCOGLIONIMENTO TOTALE PER EVAPORAZIONE DELLA SPINA DORSALE DEL POPOLO EREDE DI NERONE, NON DI GIULIO CESARE… SOLO IN ITALIA SAREBBE POTUTO ACCADERE QUELLO CHE NON E' ACCADUTO IN TUTTO L'ORBE TERRACQUEO: CONTINUA EMIGRAZIONE O SVENDITA DI GIOIELLI INDUSTRIALI E CONTINUATIVA COMPENSAZIONE CON IMMIGRAZIONE DI POPOLI IN CERCA DI PRECARIETA' IN ITALIA A GARA CON I GIOVANI ITALIANI… ECCO IL DECLINO INELUTTABILE, IN CUI PULLULANO MAESTRI E MAESTRE PER GIUSTIFICARE CIO' CHE AVREBBERO POTUTO FARE MA NON NE HANNO AVUTO IL CORAGGIO. NOI SIAMO INVECE ESEMPI INIMITABILI DI ELARGITORI DI LAUREE HONORIS CAUSA A CHI EVADE IL FISCO, E POI PAGA A RATE SCONTATISSIME, QUASI OMAGGIATE, E A CHI ESPORTA AZIENDE ALL'ESTERO, CON TOTALE DISINVOLTURA, ADDIRITTURA IN TRE STATI STRANIERI… ED AI GIOVANI CHE RIMANE ? LA PAGHETTA DEI GENITORI O DEI NONNI FINO A 40 ANNI ED OLTRE... MA LA COLPA DI CHI E' ? MA DELLA GLOBALIZZAZIONE, NO ? SOLO CHE IN GERMANIA ED IN FRANCIA QUESTI DELITTI CATASTROFALI STRATEGICO-INDUSTRIALI NON VENGONO MAI COMMESSI, PERCHE' ? ANCHE QUI ABBIAMO SEMPRE UNA RISPOSTA PER TUTTI E TUTTO: OUR IT'S LITTLE ITALY !

  4. avatar-4
    22:37 Sabato 07 Ottobre 2017 moschettiere Irritante

    Queste critiche soft con l'intento di dire e non dire, per restare sempre amici con chi al momento è al potere, queste ipocrisie,definirle irritanti è poco. Ma che stia zitta - anche solo per pudore - quella schiera di persone che ha pompato denaro pubblico a più non posso grazie a quel sistema che ora criticano e rinnegano. Vergogna!!

  5. avatar-4
    19:37 Sabato 07 Ottobre 2017 rubatà ma allora ....

    il bravo padre di famiglia ha investito bene, ma i figli spocchiosi non sono i grado di gestire.

  6. avatar-4
    17:53 Sabato 07 Ottobre 2017 tandem Un bel tacer non fu mai scritto

    Sarebbe meglio che i membri del "sistema Torino" come la onnipresente Evelina, per pudore tacessero, I veri manager progettano il futuro, loro si sono solo sistemati per loro e per oggi. L'arrivo dei 5S è solo il frutto delle loro incapacità, egoismi e carenze. Persino Appendino, tutto sommato, proviene dalle loro file.

  7. avatar-4
    13:38 Sabato 07 Ottobre 2017 PELDICAROTA APPENDINO SI DECIDA

    Per controbattere le ragionate argomentazioni Appendino fa il peana di come vada tutto bene, anzi benissimo, a Torino. Quindi ha ragione Chiamparino: o si faceva così (un bel pò di debiti) o per Torino era la morte. Quello che spaventa è il vuoto abissale della sua proposta di prospettiva. Il nulla assoluto al confronto è ingombrante ...

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