Sinistra, chi l’ha vista?

Quale Sinistra si appresta ad affrontare le prossime elezioni nazionali? Esiste una Sinistra oppure questa è solamente un ricordo che emerge, di tanto in tanto, dalla notte dei tempi? Domande con cui sovente mi scontro, senza però trovare mai risposte adeguate.

Sembra passato davvero un secolo dall’epoca delle certezze indistruttibili, poiché edificate su fondamenta d’acciaio. Ancora sul finire degli anni ’90, abbracciare i valori della Sinistra significava ancorarsi con forza ad alcuni sacrosanti principi: internazionalismo, solidarietà, cultura, libertà di opinione, difesa dei lavoratori e del lavoro, contrasto al capitalismo ed alle monarchie oscurantiste, difesa delle classi proletarie senza distinzione di etnia e contrasto al potere ecclesiastico reazionario.

Sui giubbotti e le magliette, sino a qualche anno fa, capeggiava l’immagine del Che, il quale era il simbolo per eccellenza della determinazione di coloro che lottavano per la difesa dei più deboli dalle grinfie degli sfruttatori.

Una Sinistra (estintasi dopo una lunga agonia) che all’epoca si divideva di massima in tre aree ed i cui rapporti reciproci erano retti da sentimenti contrastanti di odio e amore: la componente istituzionale post comunista, dalle ambizioni di governo; il raggruppamento neo comunista (facente riferimento al PRC); i collettivi antagonisti, ossia gli autonomi dei centri sociali.

Questi ultimi rappresentano attualmente l’unica comunità politica uscita intatta dallo tsunami che ha investito il popolo marxista: una montagna di acqua che ha lasciato al suo passaggio macerie umane, istituzionali ed ideali.

Lo sbandamento conseguente alla fine dell’esperienza sovietica, e soprattutto all’inarrestabile avanzata della globalizzazione finanziaria ed industriale, ha portato verso Destra gli ambienti politici social comunisti. Un enorme miscelatore di valori, o presunti tali, ha regalato alla nostra società l’evidente immagine della navigazione a vista di tali ambienti (in un mare pieno zeppo di scogli aguzzi), contagiati loro malgrado dal berlusconismo imperante.

A dimostrazione di quanto affermato sopra, oggi emerge la figura dell’ex premier Renzi, vero campione mondiale di vuoto ideale ed illimitato opportunismo. Il segretario del PD è decisamente molto abile nel “demolire” gli avversari usando temi incardinati su un’etica regolarmente annunciata, ma altrettanto regolarmente tradita appena varcata la soglia di Palazzo Chigi. Il Matteo toscano assomiglia ad un cantastorie sospeso tra rassicurazioni vane rivolte ai suoi amici (del tipo “Stai sereno” brandendo un coltellaccio in mano) e rivoluzionari “No” definiti granitici, ma in seguito trasformatisi presto in “Si incondizionati”.

Tra questi ultimi “Si” spiccano le più note affermazioni ambigue del Renzi rottamatore, impegnato nella scalata verso il successo personale: No Tav, No Ponte sullo stretto, No all’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (ha affermato durante un’intervista “Non vi sono aziende pronte ad assumere se si elimina l’art. 18), No all’Italia disunita. Come sia andata in seguito all’insediamento del suo governo non è un mistero: Si al Tav, opera strategica fondamentale; Si al Ponte di Messina, opera altrettanto strategica e fondamentale; No all’art. 18, e sua rapida soppressione; Si al referendum autonomista della Lombardia e del Veneto. Una pratica di governo esattamente all’opposto di quanto promesso agli elettori durante la fase della sua ascesa ai vertici del Partito Democratico.

Alla Sinistra che potremo definire “di potere a tutti i costi”, segue quella delle “prime donne” sempre in lotta tra loro per decidere se resistere oppure cedere al canto delle sirene di Renzi. Pisapia, D’Alema & C. raffigurano ormai la sintesi dell’eterna battaglia disputata per dividere le briciole lasciate dagli squali più grandi. Poche idee ma confuse, in una danza fatta di passi incerti e grande distanza dalle periferie delle nostre degradate metropoli.

Infine uno sguardo alla galassia definita “Radicale” (per alcuni solamente Radical chic) che in parte esulta felice per la strage compiuta ai danni della redazione parigina del periodico satirico Charlie Hebdo (gennaio 2015 ad opera di integralisti Daesh), poiché “se la sono cercata a causa delle vignette religiose irriverenti”. A questa Sinistra occorre affiancare quella che non riesce più a distinguere l’autodeterminazione dei popoli con la secessione, plaudendo così la separazione catalana e guardando al contempo con simpatia a quelle future nostrane, tra cui i rigurgiti nostalgici verso il regime monarchico neoborbonico delle Due Sicilie. Non si deve scordare la cosiddetta Sinistra che specula sfruttando temi cari al suo mondo (dall’accoglienza ai rifugiati al ricordo nelle scuole della Shoah e relativi treni).

“Nostra Patria il Mondo intero, nostra Legge la Libertà”, erano queste le parole più belle del testo di una canzone definita da sempre uno degli inni del proletariato militante. Testo oggi non più parte del patrimonio ideologico di un mondo progressista allo sbaraglio puro. Adesso quelle parole, guardando alla realtà politica che circonda il post social comunismo del 2017, dovrebbero essere all’incirca “Nostra Patria il marchesato sotto casa, nostra Legge quella del Re e della Religione”. Un quadro ideale che supera a destra quello già becero dell’estrema Destra italiota.

Cara Sinistra, sei scomparsa da qualche anno. Mi manchi tantissimo. Quando tornerai da noi regalandoci ancora lucidità di analisi, profondità nell’osservare la nostra società, proposte progettuali marxiste ed infine dosi di etica? Ti attendo con infinita nostalgia, possibilmente prima che il Paese si dissolva sotto il tacco della scempiaggine di gran parte dell’attuale dirigenza politica: dopo potrebbe essere troppo tardi anche per incollarne i cocci.  

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:57 Mercoledì 11 Ottobre 2017 mork gulp

    Avevo visto giusto: in lei c'è la persona pensante. Mi permetta un sincero consiglio: si liberi ora dall'estetica dannunziana e della trincea meditando sui milionari ex c.d. rivoluzionari che, qualche volta laureati, risolvono i nostri destini appagati dall'influenza benefica del capitale, mentre i laureati lavorano nei call center. Quando vedo il volto del che stampato, penso che misero destino segue l'ideologia: dalla motocicletta alla maglietta.

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