TRAVAGLI DEMOCRATICI

Moncalieri, fassiniani in ritirata

Bagarre in vista del congresso Pd nella prima città piemontese guidata dal centrosinistra. Il candidato dell'ex sindaca Meo (l'ex Udc Quattrocchi) fa un passo indietro dopo la dichiarazione di guerra degli orlandiani. Alla ricerca di una proposta unitaria

Sono bastate 48 ore di fuoco e la presentazione di una candidatura alternativa per far saltare il nome di Diego Quattrocchi per la leadership del Pd di Moncalieri, quinta città del Piemonte per numero di abitanti, l’unica nel gruppo di testa a essere guidata dai democratici dopo le capitolazioni di Torino, Novara, Alessandria e Asti. È di queste ore la notizia che il candidato voluto dall’ala renziana che fa riferimento all’ex sindaca Roberta Meo (e quindi ai fassiniani) ha annunciato il suo passo indietro, prendendo atto che “sul mio nome non si registrano le condizioni dell’auspicata sintesi unitaria”.

Sullo sfondo l’eterna guerra tra la Meo e il suo successore, Paolo Montagna, il quale appena sentito il nome di Quattrocchi – personalità peraltro proveniente dall’Udc e che nella scorsa consiliatura di centrosinistra sedeva tra i banchi dell’opposizione – si è prima adoperato per rendere noto il suo dissenso e poi ha schierato contro di lui Christian Salerno, giovane di belle speranze legato all’area del ministro Orlando. La frattura era ormai conclamata e il malessere di alcuni renziani sul nome di Quattrocchi ha portato i suoi sostenitori a miti consigli. “Convinto di quanto ho sempre sostenuto, cioè della necessità di subordinare le ambizioni personali alle logiche dell’unità, fondamentali per continuare a costruire un partito forte, coeso e in grado di affrontare le sfide che ci attendono, ritiro la mia candidatura - scrive ancora Quattrocchi il quale poi conclude -. Auspico, dunque, che questa riflessione possa essere condivisa dall’amico Salerno e dagli orlandiani che hanno proposto la sua candidatura così da creare le condizioni nuove in grado di fare sintesi unitaria perché un passo di lato dei singoli possa aiutare tutti a farne due avanti”. Il messaggio è chiarissimo.

A questo punto resta in campo la candidatura di Salerno, sostenuta dal primo cittadino. Una proposta utile nel caso del muro contro muro ma che a questo punto potrebbe essere anch’essa sacrificata sull’altare dell’unità. Nei giorni scorsi si era fatto il nome di Alberto Moro, renziano vicino al segretario regionale Davide Gariglio, giovane ma abbastanza navigato per destreggiarsi tra le correnti e le cordate moncalieresi; lui però ha declinato l’invito. E così pare sempre più probabile, come soluzione di compromesso, quella più semplice, che prevede un altro mandato per l’attuale segretario cittadino Danilo Lanè. Se dovesse essere confermato questo schema si tratterebbe di una brusca sconfitta per i fassiniani, costretti alla ritirata dopo il tentato blitz e sancirebbe un ulteriore indebolimento della figura di Meo.  

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