Beviamoci questo Rosatellum

Meglio poco che niente. Questo il mio sintetico giudizio sul Rosatellum, con cui andremo a votare fra poco. Non credo infatti che il Senato riuscirà ad evitare di approvarlo in fotocopia, nonostante qualche buon argomento di Napolitano. Sono tre i passi in avanti che questa legge produce.

Intanto realizza l’esigenza elementare di armonizzare le norme fra Camera e Senato. In secondo luogo reintroduce (sia pur poco e male) il concetto di coalizione, dopo esserci baloccati per un anno con l’idea di andar da soli. In terzo luogo i collegi uninominali producono un modesto effetto maggioritario, certamente insufficiente per garantire governabilità certa, ma almeno capace di portare alla possibilià numerica di accordi di governo dopo il voto, che col Consultellum si profilavano come assai ardui. Queste tre cose sono il poco che mi fa dire esser meglio del niente.

Naturalmente occorre aver ben chiari i difetti, per poterli correggere in un futuro meno accidentato. Innanzitutto l’impossibilità di voto disgiunto fra maggioritario e proporzionale (così funzionava il Mattarellum). Sarà questo uno dei principali motivi di ricorso alla Corte Costituzionale.  L’elettore è coartato, se vuole votare un candidato uninominale che apprezza, a votare contestualmente un listino di nomi bloccati. In nessun paese mi sembra funzioni così.

La timidamente reintrodotta coalizione per di più non si fonda su un programma comune di governo, né è omogenea in tutta Italia. E quindi porterà a molti trasformismi.

Infine la normativa sui parlamentari esteri, già ridicolmente unica al mondo, peggiora ancora, con la possibilità per chi risiede in Italia di candidarsi all’estero.

In conclusione si può dire che probabilmente questo parlamento non poteva fare di più. I leader politici, chi esplicitamente chi silenziosamente, son ben contenti di perpetuare lo scandalo del Porcellum, che consente a ciascuno di nominare i propri fedelissimi. Fa comodo a tutti e quindi era un punto fermo di qualsiasi soluzione.

Ciò che preoccupa piuttosto è il contesto politico in cui la legge è stata discussa e approvata.  L’idea di una legge pensata per danneggiare i 5 Stelle, la modalità di approvazione con la fiducia, obbligata ma pur sempre assai sgradevole, la sensazione che l’establishment dei partiti si coalizzi contro chi vuole “mandare a casa tutti”, sono tutte occasioni di propaganda grillina, ingannevole quanto insidiosa.  E sarebbe un grave errore accettare questa sfida, impostata sullo schema “o noi o loro”. Sia perché non corrisponde al vero e sia soprattutto perché c’è il rischio che polarizzi il voto a favore di “loro”.

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