Populista a chi?

Dunque, sul populismo e la relativa accusa tra i vari leader politici la confusione regna sovrana. Il capo del Pd dice che “il Pd è l’unico argine al populismo della destra e dei 5 stelle”. Il capo della Lega sostiene che il suo partito è l’unico che può battere l’estremismo. Il candidato a premier del 5 stelle racconta che il suo partito può sconfiggere l’estremismo e la demagogia. Mentre il capo di Forza Italia, a più riprese, sottolinea che il suo partito è una garanzia contro la deriva populista.

Ora, senza entrare nei dettagli delle varie dichiarazioni - pressoché tutte uguali su questo tema – c’è una sola domanda che resta tuttora inevasa. E cioè, chi è oggi, nella politica italiana, il partito populista? E, soprattutto, chi sono oggi, nella politica italiana, i leader cosiddetti populisti? Se vogliamo essere oggettivi, e alla luce degli ultimi avvenimenti politici - in particolare la vicenda legata al rinnovo dei vertici di Bankitalia - è francamente difficile dire oggi chi è e chi non è populista. Come è francamente complicato distinguere nello scenario politico italiano le forze dichiaratamente populiste e quelle che conservano, malgrado tutto, una schietta e credibile cultura di governo.

Se, purtroppo, questa è la condizione concreta in cui ci troviamo - al di là delle chiacchiere e della propaganda di rito - è ovvio che non sarà questo il terreno di scontro politico in vista delle prossime elezioni. Non può più essere l’accusa di populismo l’argomento di scontro tra forze e leader oggettivamente e quasi scientificamente populisti. Come si affrontano i temi, l’approccio concreto con le “masse”, il superamento della dialettica interna ai partiti a vantaggio dei “partiti personali”, cavalcare le istanze della pubblica opinione - la cosiddetta “pancia della gente” – sono tutti elementi che accomunano ormai i principali leader e le principali forze politiche italiane.

Ecco perché, forse, non tutto il male vien per nuocere, come si suol dire. E cioè, la campagna elettorale per le prossime politiche dovrà giocarsi su altri terreni, dopo aver sperimentato che la cifra “populista” accomuna le principali forze politiche del paese. Forse saranno proprio i “programmi” di governo adesso a fare la differenza. Con tanti saluti alla reciproca, e ormai superata e spuntata, accusa di populismo, demagogia, estremismo e massimalismo. Appunto, forse è un bene anche per ridare qualità alla democrazia italiana.

*On. Giorgio Merlo, Direzione nazionale Pd

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento