La metastasi della Repubblica

Le istituzioni democratiche scricchiolano sotto il peso dell’incapacità, delle pratiche clientelari, dell’arroganza, del vivere la giornata e degli infiniti altri atti di malafede di cui è intrisa la classe politica che si alterna al governo del Paese. Una deriva solitaria della Repubblica dovuta ai tanti mozzi (improvvisatisi capitani d’alto mare) comandati a manovrare il timone della penisola, nonché frutto dei furbetti di quartiere autoproclamati statisti per poter curare meglio i loro piccoli affari.

Le cattive pratiche politico amministrative, alla base della nostra catastrofe sociale e comunitaria, muovono i loro primi passi sui territori e, nello specifico, tra i contributi e le concessioni rilasciate a terzi dalle autorità decentrate metropolitane.

I vari “Predator”, mimetizzati da scrupolosi amministratori degli enti circoscrizionali, proliferano divorando principi quali la trasparenza, la partecipazione diretta, l’equità e la buona cura della res pubblica. Al fine di comprendere quale sia il brodo di coltura in cui si sviluppa la patologia mortale per la Costituzione, un cancro affamato quanto distruttivo, prendiamo quale esempio un quartiere di Torino.

Ipotizziamo quindi una metastasi aggressiva che si annida nel tessuto sociale, immaginiamone la crescita nel tempo sino a diventare letale per l’organismo ospite, ossia in questo caso la Democrazia. La prima cellula cancerogena potrebbe essere raffigurata da un personaggio senza scrupoli, il quale sottomette il territorio facendosi eleggere al vertice della rappresentanza istituzionale locale (la circoscrizione comunale). Una serie di fortunati eventi facilitano la sua ascesa, e presto l’individuo si dimostra molto scaltro nel muoversi: la cellula incomincia a moltiplicarsi creando veri e propri addensamenti.

In pochissimo tempo il politico crea la propria clientela, elargendo soldi pubblici in cambio di fedeltà indiscussa. Finanziando progetti, sovente inutili per la collettività che amministra, egli tesse una fitta rete di rapporti, riuscendo infine a collocare propri “uomini” alla presidenza dei direttivi di bocciofile e dei centri di incontro.

L’addensamento diventa lentamente una massa tumorale, mentre il personaggio ipotetico (ma non troppo) persiste nell’ingaggiare chiunque sia potenzialmente utile alla realizzazione del suo ambizioso progetto. L’arruolamento riguarda sia dipendenti comunali, fondamentali per fornire copertura istituzionale ad atti prettamente privati, che cittadini dalle opinione politiche antitetiche a quelle del reclutatore stesso ma scaltri nell’agire (il “personaggio” potrebbe ad esempio professarsi di Sinistra – magari comunista – ma imbarcare opportunisticamente individui provenienti dalle fila della gioventù missina o in odore di santità).

La scalata verso il potere comporta che il politico ipotetico (ma non troppo) regali anche molte tessere del suo partito ad “amici”, parenti e fedeli servitori. Il pacchetto di iscritti, che questi conseguentemente controlla, gli permette di acquisire un invidiabile “peso politico” presso i vertici della sua fazione: un “peso” che gli consente sia di insediare direttamente i segretari territoriali, che di contribuire marcatamente alla composizione di tutte le liste elettorali (con particolare attenzione per il cosiddetto listino regionale, ossia gli eletti per nomina in caso di vittoria della coalizione alleata).

Al termine di questo complesso percorso patologico, a scapito della salute costituzionale, le metastasi sono certamente diffuse ovunque all’interno del corpo comunitario. Il politico “furbetto” può ora dettare legge anche nella formazione delle giunte, inserendo amici fidati ovunque vinca la sua parte politica.

Il circolo virtuoso si autoalimenta, poiché il potere genera potere, grazie a zelanti adepti sempre pronti ad ingaggiare nuove forze in cambio di piccoli e grandi favori: fantastiche collanine e preziosi specchietti a cui nessun indigeno riesce a sottrarsi (in gergo, vendersi per un piatto di ceci).

Quello sin qui descritto è un modello ipotetico (ma non troppo) e forse frutto di fantasia pura (non sperateci): un sistema molto simile a quello feudale, oppure ai clan di malaffare mafioso: una fiorente setta nazional popolare, animata esclusivamente da un insano egoismo che si abbatte con voracità sui soldi e le risorse pubbliche; un cancro che divora ogni cosa nel nome dell’arrivismo individuale.

Concessioni e favori tolgono risorse ai servizi per la collettività, ospedali e scuole, per favorire clientele e contorti giochi di potere realizzati da politici (ipotetici ma non troppo) insensibili a qualsiasi interesse pubblico. Un tumore sta uccidendo Torino, soprattutto le sue periferie. Il male può essere sconfitto partecipando alle scelte delle istituzioni, esigendo trasparenza, chiedendo giustizia ed anelando alla libertà.

I piccoli squali crescono e dalle circoscrizioni, passo dopo passo, accedono presto alle stanze dei bottoni più importanti (governo, ministeri, regioni) continuando così a compiere scelte molto lontane dagli interessi dei cittadini, dei lavoratori e dell’Unità nazionale (vedi i referendum autonomisti veneti e lombardi).

Non accettare collanine e specchietti, in cambio della Libertà, può aiutare a sconfiggere il cancro.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:04 Mercoledì 25 Ottobre 2017 mork eugenetica

    perchè scomodare l\'eugenetica nazista e stalinista quando \'predator\' è molto più efficace, chiedendo scusa all\'originale Predator?

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