SANITA'

Sanità, “buco” di 40 milioni

Nei primi sei mesi dell'anno le aziende sanitarie del Piemonte registrano un deficit di 189 milioni. Non basta il "tesoretto" di 149 milioni accantonato. L'Asl unica di Torino in rosso per 28 milioni. Unica virtuosa la Cn2. Saitta assicura: "Tutto sotto controllo" - TABELLE

Un rosso di 189 milioni di euro. È quello che grava, nei primi sei mesi dell’anno, sui bilanci delle Asl e delle Aso piemontesi, sia pure con differenze anche notevoli tra azienda e azienda. Tra queste, per il deficit più ingente in valore assoluto spicca l’azienda sanitaria della Città di Torino, frutto della recente fusione delle vecchie Asl To1 e To2: il rosso, sempre nel primo semestre, è pari a 28 milioni di euro. Un dato che avvalorerebbe le voci circolate nelle scorse settimane di un possibile piano di rientro per l’Asl diretta da Valerio Fabio Alberti, al pari di quanto già accaduto per la Città della Salute.

Va, tuttavia, ricordato che queste cifre potranno essere ridotte nel loro valore negativo da iniezioni di denaro ancora a disposizione dell’assessorato in quello che si potrebbe definire una sorta di tesoretto, da sempre utilizzato per soccorrere o compensare aziende in deficit o per le quali le assegnazioni iniziali si fossero rivelate insufficienti. Il problema, però, è che l’attuale tesoretto che, secondo i dati forniti da corso Regina Margherita, ammonta a 149 milioni non basterà per portare tutte le Asl e Aso a chiudere il bilancio 2017 in pareggio. Pur dando fondo all’intera riserva mancherebbero ancora 40 milioni.

QUI I CONTI DELLE AZIENDE SANITARIE DEL PIEMONTE

“Dopo una lunga attesa finalmente siamo riusciti a ottenere il bilancio semestrale del 2017 e il consuntivo del 2016 della sanità” commenta il consigliere regionale del Movimento nazionale per la sovranità, Gian Luca Vignale che da oltre un anno andava incalzando l’assessore Antonio Saitta per ottenere i dati sullo stato di salute della sanità piemontese e che, pochi giorni fa, aveva incassato pure l’appoggio istituzionale del presidente di Palazzo Lascaris Mauro Laus, il quale aveva di fatto intimato al direttore della Sanità Renato Botti l’immediata consegna di quanto richiesto, in ossequio alla normativa sull’accesso agli atti. “Dalla lettura dei due documenti – osserva Vignale - emergono alcuni aspetti che evidenzierebbero il motivo per cui per mesi l’assessore Saitta ha cercato di non rendere pubblici questi documenti”. Che non attengono solo al primo semestre dell’anno in corso, ma anche al consuntivo del 2016. Bilancio, va ricordato, chiuso in attivo. Ma per il consigliere di opposizione “un utile di esercizio di 8 milioni di euro, nonostante nel 2016 le risorse nazionali sulla sanità siano aumentate” resta un risultato a suo avviso di cui non andare orgogliosi. E se qui la diatriba politica si affaccia in maniera evidente, diverso è il caso del deficit che riguarda l’anno in corso: una situazione che, sia pure concedendo ampia facoltà e altrettante capacità di recupero, appare estremamente difficile possa essere, appunto, recuperata con il ricorso all’insufficiente tesoretto e ad altre entrare nel secondo semestre di esercizio.

“L’assessore Saitta nella lettera di accompagnamento ai documenti di bilancio – spiega Vignale -  segnala che “i disequilibri devono essere letti in una logica complessiva e di proiezione alla chiusura di fine anno”, mettendo quindi le mani avanti per giustificare il disavanzo evidente”. Insomma per il consigliere sovranista “anche se vi potranno essere piccoli miglioramenti o maggiori entrate legate a risorse extra fondo sanitario non ancora assegnate, è evidente il fallimento della delibera 1-600 di revisione della rete ospedaliera”. Dati finalmente alla mano, Vignale pone alcune domande che rimandano anche e soprattutto alla riforma della rete ospedaliera varata dalla Giunta di Sergio Chiamparino, dopo essere stata predisposta tecnicamente dall’allora direttore regionale Fulvio Moirano: “A fronte di tagli così significativi, della riduzione di più di 1500 posti letto e di una riduzione complessiva della produzione sanitaria, come è possibile avere un bilancio in disequilibrio?”. E ancora: “Come potranno la Giunta e l’assessore Saitta rispettare le tante promesse fatte: prime fra tutte l’assunzione di migliaia di infermieri e medici, la riduzione delle liste d’attesa e la costruzione di nuovi ospedali?”.

In attesa delle risposte che certo non mancheranno, non resta che scorrere i numeri. Quelli che dicono come appena dopo l’Asl unica di Torino, quella con il deficit in assoluto più alto, ci sia la To4 con 18,174 milioni di euro, poi a sopresa viste le dimensioni cui va rapportata la cifra la Asl Alessandria con 11,443 milioni, seguita dalla To3 (10,841 milioni), dalla To5 (8,962 milioni), dalla Cuneo 1 (6,443 milioni), l’Aso di Alessandria (6,402 milioni), l’Aso Maggiore della Carità di Novara (5,929 milioni), il Mauriziano (4,334 milioni), l’Asl Vercelli (3,679 milioni), Asl Novara (3,630 milioni), Asl Asti (3,054 milioni), il San Luigi (3,015 milioni). In testa alla classifica, ma questo è noto a tempo, ovviamente la Città della Salute con un deficit di 66 milioni 830mila euro, che ha già imboccato la via del piano di rientro. L’unica azienda che nei primi sei mesi dell’anno segna un utile di esercizio è la Cuneo 2 con 3 milioni 077mila euro. Un fiore all’occhiello, senza dubbio.

I bilanci di Asl e Aso piemontesi voce per voce

Una situazione che non pare preoccupare particolarmente l’assessore Saitta, che pur non smentendo i dati assicura che “raggiungeremo anche nel 2017 l’obiettivo dell’equilibrio nonostante il Fondo sanitario nazionale sia sempre rimasto identico. E ribadisco che il monitoraggio con le singole Aziende sanitarie da parte nostra è costante e puntuale. Questo ci consente di affermare che chiuderemo in parità l’anno 2017. Il resto è allarmismo controproducente sia per chi lavora nella sanità pubblica piemontese, e sono 54mila dipendenti, sia per i pazienti”.

Secondo Saitta, infatti, la lettura dei dati trasmessi oggi dall’assessorato ai gruppi consiliari deve tener conto di alcuni elementi per non essere travisata: prima di tutto, è normale che nel primo semestre dell'anno (era accaduto anche negli anni precedenti) alcune risultanze aziendali presentino un disequilibrio che deve essere letto in una logica complessiva ed in proiezione alla chiusura di fine anno. Mancano, infatti, “le voci di entrata legate a risorse vincolate extra-fondo nazionale non ancora assegnate, le risorse da payback e gli sconti relativi alla spesa farmaceutica, la cui entità è determinabile solo a fine anno”. Basteranno a tappare il buco?

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3 Commenti

  1. avatar-4
    08:57 Mercoledì 25 Ottobre 2017 Pacioc Leggiamo bene i dati.

    Dalle tabelle emergerebbe che il "buco" complessivo di 189 milioni, riguarda solo il primo semestre del 2017. Bisognerebbe capire cosa è accaduto dopo poichè, se il trend non fosse cambiato, il "buco" annuale potrà risultare tra 380-400 milioni per l'intero 2017!!!! Altro che noccioline.... Siccome le Aziende hanno dovuto presentare i conti anche del terzo trimestre che nelle tabelle non compaiono, sarebbe interessante conoscere la situazione al 30 settembre. Si prende atto in ogni caso, che la questione dei conti è serissima.

  2. avatar-4
    21:59 Martedì 24 Ottobre 2017 tandem Due pensieri

    Da questa notizia nascono due riflessioni. Saitta quando non racconta palle nasconde i dati, è veramente una garanzia di distruzione della sanità piemontese. Altro pensierino è che visto il maxi buco dell'asl Torino o l'operazione accorpamento è una immensa cazzata o Alberti è un totale incapace, il timore è che siano in atto entrambe le cose.....

  3. avatar-4
    18:30 Martedì 24 Ottobre 2017 Paladino Garibuja Saitta......

    E così finalmente in modo forzoso Saitta ha cacciato fuori i numeri. Novello Gariboja, nasconde i debiti nelle tasche altrui. È chiaro che i suoi due enfant prodige Moirano e Alberti sono due solenni "sole". Il primo, quello furbo, si è squagliato in Sardegna prima di vedere i risultati dei suoi pasticci. Il citrullo Alberti, convinto di essere un grande direttore è rimasto, raccontando a se stesso e al suo "cerchio magico " di citrulli subalterni che è un grande direttore (peccato che in veneto e a Roma n Opinioni moooolto diverse...). L'affrettata, senza ragione, unione delle due asl torinesi, oltre ad essere un disastro organizzativo risulta ora anche essere un bel disastro economico. Sono tutti e tre vicini alla pensione, stiano attenti che la Corte dei Conti non turbi la loro quiescenza quanto prima.....

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