SALUTE & POLTRONE

Sanità, manager da rinnovare: “ora scelti per competenze”

Il ministro Lorenzin difende il nuovo bando per i direttori di Asl e Aso: "Finora sono stati individuati sulla base di un rapporto fiduciario con i politici". Ma Fedir contesta la procedura. Per il Piemonte è l'occasione per disfarsi di quelli inefficienti

Il ministro della Salute scopre l’acqua calda quando ammette che, di fatto e non di rado, i direttori delle aziende sanitarie non sono scelti “per le loro capacità gestionali” ma piuttosto “in base ad un mero rapporto di fiducia con il vertice politico regionale”. Beatrice Lorenzin lo fa subito dopo aver scaricato una doccia gelata su buona parte dell’attuale management , perché poi è questo l’effetto che ha avuto il nuovo regolamento che, insieme all’albo unico nazionale dei direttori generali, introduce criteri assai più restrittivi dei precedenti per accedervi. Titoli accademici e pubblicazioni peseranno non poco sul punteggio, così come sarà di fatto cruciale per ambire a una direzione l’aver seguito corsi di formazione manageriale istituiti dalle Regioni (in Piemonte l’ultimo è stato fatto tre anni fa), risultato: molti degli attuali numero uno delle Asl e delle Aso piemontesi sono in agitazione, per la probabile esclusione dall'elenco in vista del rinnovo dell'incarico previsto a marzo.

Paradossalmente sembrano farli fibrillare assai più le nuove regole varate dal ministero che non i problemi – a partire dai bilanci, seppur provvisori, da cui emergono disavanzi talvolta notevoli, proseguendo con le liste d’attesa – che interessano le loro aziende e che, va ricordato, potrebbero già bastare per mettere in predicato una loro riconferma, possibile ma non certamente scontata. Oggi la Lorenzin è intervenuta sulla questione definendo, addirittura, “epocale” la riforma che introduce “le nuove norme da me fortemente volute – ha detto il ministro – per la nomina dei manager della sanità”. Rispondendo a un’interrogazione sulla formazione dell’elenco di idonei alla nomina di direttore generale, Lorenzin ha aggiunto che “la valorizzazione dell’esperienza manageriale effettivamente maturata da coloro che aspirano ad ottenere l’inserimento nell’elenco unico nazionale risulta già realizzata attraverso la norma che prevede che dei 100 punti complessivamente attribuiti dalla commissione, ben 60 siano riservati proprio all’esperienza dirigenziale”. Per il ministro “questa riforma consentirà finalmente di affidare nelle mani di manager competenti la gestione della sanità italiana e anche di avere poi criteri oggettivi per la valutazione di questi stessi manager e per il prosieguo della loro attività”.

Parole che lette neppure in controluce confermano ciò che sanno pure i sassi, ovvero che molto probabilmente non tutte le mani cui è stato affidato un pezzo della gestione sanitaria hanno dimostrato quella capacità e competenza che , sia pure a spanne, può essere attestata dalla qualità dei servizi forniti e dai conti delle aziende stesse. L’ulteriore spiegazione dei motivi dei cambiamenti apportati, fornita dal ministro non convince ancora le rappresentanze della dirigenza del comparto sanitario. Fedir, il sindacato che tutela i dirigenti tecnici e amministrativi di Sanità, Regioni e Enti locali, tiene il punto ricordando come già lo scorso gennaio avesse scritto alla Lorenzin per chiedere la modifica dei criteri previsti dal decreto. A detta del sindacato “è del tutto evidente che, ancora una volta, le norme sono state scritte per avvantaggiare una categoria, quella dei medici, nell’errato presupposto che il sanitario sia la figura più adeguata alla gestione delle Asl”. Secondo Elisa Petrone, segretario generale aggiunto Fedir, “si assiste all’impoverimento e allo svilimento della dirigenza amministrativa e delle sue delle tipiche funzioni gestionali, già gravemente minate in sanità da oncologi che si occupano di gestione, patologi clinici che si occupano di formazione, psicologi che si occupano di Urp, abbandonando reparti e ambulatori per collocarsi su  scrivanie non destinate a loro.

In questa vicenda più che polemizzare per i requisiti stringenti – aggiunge Petrone –  bisognerebbe ristabilire quale sia la figura del manager aziendale ideale che gestisce e organizza risorse piuttosto che come fare per permettere ai medici di guadagnarsi un posto al sole”. Per Fedir, oltre alla questione dei titoli e delle pubblicazioni, ci sono ulteriori aspetti del bando che meritano approfondimento. E spunta pure la questione della cittadinanza:  il bando non restringe il campo a quella italiana e tanto basta al sindacato per ricordare alla Lorenzin che “la recente esperienza del Bando per la ricerca dei direttori dei musei avrebbe dovuto suggerire qualcosa. Più tecnicamente, se la scelta della legge delega è stata quella di ricomprendere le direzioni aziendali tra la “dirigenza pubblica” come si pensa di poter eludere le norme che impongono la cittadinanza italiana per tutte le posizioni dirigenziali?  Inoltre, come mai non sono previste né prove né colloqui? Il rischio – paventa Fedir – è che si scelga un direttore generale straniero che non sa dire una parola in italiano”. Esagerazioni? Probabilmente sì. Così come appare perlomeno eccessivo l’allarme che arriva sulla possibile mancata riconferma di parte degli attuali vertici delle aziende sanitarie piemontesi. Una pubblicazione così come un master non potrà da solo garantire un ottimo manager, ma non saranno certo molti dei “risultati” ottenuti da altrettanti direttori a poter essere levati a simbolo o, peggio, a barricate contro i nuovi criteri introdotti dal ministero.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    12:28 Lunedì 30 Ottobre 2017 Action Super Tecnici contro Super Muri

    ...quantunque fosse vero che la prossima tornata Dirigenziale sia formata da Super Eroi "senza macchia" padroni della Conoscenza Tecnica in grado di organizzare le reti sul reale bisogno di salute della popolazione nel rispetto della sostenibilità economica questo comunque non potrebbe accadere senza l'inevitabile scontro delle Micro (in realtà Macro) Politiche Locali mai delegittimante dalle opere di campanilismo opportunamente messe in atto e che rendono qualsiasi tipo di approccio del sistema pubblico invano o dal risultato agoniato.

  2. avatar-4
    06:28 Giovedì 26 Ottobre 2017 tandem Competenze? Cosa sono?

    Appena pubblicati, dopo lunga attesa, i dati dei buchi di bilancio delle aziende sanitarie piemontesi, se guardassimo le competenze andrebbero cacciati a pedate: un assessore regionale, un direttore regionale e 17 direttori generali. Invece leggiamo comunicati stampa che attestano solo i tentativi di Saitta di arrampicarsi sui vetri.....

  3. avatar-4
    01:01 Giovedì 26 Ottobre 2017 Pacioc Piantiamola, per favore.

    In Italia non esiste una scuola superiore che formi, obbligatoriamente, i manager che devono gestire le aziende sanitarie. Esistono corsi alla ca(at)(at)o di cane, fatti anche da prestigiose(?) università per fare cassetta. In altri paesi civili (Francia) esistono scuole specifiche. Pertanto che sia il ministero o siano le regioni a fare le selezioni, la sostanza non cambia. Cambia chi lottizza. Fino ad ora la lottizzazione veniva fatta a livello regionale, ovviamente in barba a valutazioni qualitative anche minine, d'ora innanzi, verrà fatta direttamente da Roma. Cioè, i nostri eroi che fanno i DG in Piemonte, sono preoccupatissimi poiché devono cercarsi sponsor a livello romano. Ce la faranno??? Caspita, è un bel problema! Sono pronto a scommettere che molti manager (si fa per dire) che verranno nominati, saranno di provenienza ministeriale....

  4. avatar-4
    23:49 Mercoledì 25 Ottobre 2017 nurse corre la carriera non il curriculum

    Siamo veramente certi che quanto serve é esperienza? Ma esperienza di che? Forse ció di cui si ha bisogno é personale giovane e formato recentemente. È chiaro che se non si ha il coraggio di fare spazio ai giovani per i parrucconi nulla cambierá. Ci vuole coraggio. E forse nemmeno tanto. Non è normale che i dg vengano scelti tra i soliti noti. Di esperienza nel malgoverno non ne abbiamo bisogno. Largo ai giovani. Gli altri in pensione.

  5. avatar-4
    22:52 Mercoledì 25 Ottobre 2017 Paladino Di buone intenzioni sono lastricate.........

    Tutte bellissime buone intenzioni, peccato che politici e sindacalisti trombati, parenti di politici, ex funzionari di partito ecc. Muniti di curriculum taroccati o inventati, pubblicati sui giornali da giornalisti incapaci o connivenza devono essere sistemati. Vogliamo parlare del presidente di una grande azienda pubblica nominato dopo che da assessore ha sfasciato il bilancio d un comune e una regione? Vogliamo parlare di un direttore generale della sanità "dimissionato" da tre aziende per scarsa efficienza venduto come un genio, perché parente di un politico? Oppure di un'altro direttore generale prima cacciato da un consiglio di amministrazione per le sue strane manovre ? Oppure degli eccezionali amministratori del mitico indistruttibile CSI piemonte? Che questa genia scompaia non ci credo proprio......

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