AFFARI & FINANZA

Bim fa sboom in Borsa

Crolla il titolo a Piazza Affari e si apre un contenzioso sul passaggio di proprietà della Mediobanchina subalpina. Il concorrente escluso annuncia il ricorso al Tar. Accuse a Bankitalia: avrebbe stoppato una cessione ben più vantaggiosa

Crollo del titolo in Borsa, contestazioni sul prezzo di vendita, ricorsi al Tar e, sullo sfondo, le accuse per la cessione stoppata da Bankitalia nel 2014, quando Bim sarebbe potuta passare di mano a un prezzo 16 volte più alto di quello fissato dai commissari liquidatori. La vendita del pacchetto di controllo della storica banca torinese, custode dei patrimoni delle ricche famiglie imprenditoriali piemontesi, si chiude con un incasso di soli 24 milioni per lo Stato, rappresentato da Veneto Banca in liquidazione, e una scia di polemiche. Ad acquistare la quota del 71,4% è stato il fondo londinese Attestor, preferito al riassicuratore panamense Barents Re. Un meccanismo di aggiustamento del prezzo potrebbe far salire l’incasso fino a 71,8 milioni, ma solo nel 2022 e a patto che vengano conseguiti certi livelli di utile.

Delusa la Borsa (-41,5% a 0,57 euro), che si aspettava un’offerta più generosa, con il titolo che ieri aveva chiuso a 0,99 euro a fronte degli 0,224 euro dell’Opa. E, anche in caso di integrazione del corrispettivo, nel 2022, l’incasso per gli azionisti non supererà 0,67 euro per azione. Intanto l’altro investitore in gara, Barents Re, affila le armi. “Sto preparando il ricorso al Tar” annuncia il suo legale Federico Tedeschini, che lamenta una immotivata “esclusione dal confronto concorrenziale”, nonostante una “offerta molto più alta”, con una base di partenza di 40 milioni. A favore di Attestor sembra aver pesato la maggiore esperienza nel campo delle ristrutturazioni. Il fondo sosterrà Bim, da cui deconsoliderà 633 milioni di Npl, con un aumento da 121 milioni. I 24 milioni entreranno in cassa alle ex banche venete, che per chiudere in pareggio la liquidazione devono recuperare una decina di miliardi dalla gestione degli Npl e dalla vendita degli asset non passati a Intesa. Da questi ultimi Bankitalia stimava di incassare 1,7 miliardi: venduto il 9% di Cattolica per 116 milioni e Bim per 24, restano il 40% di Arca (valutati 192 milioni dall'ultima gestione di Bpvi), Farbanca, qualche attività nel leasing, nel factoring e poco altro.

Sullo sfondo covano le polemiche, con al centro Bankitalia, legate alla fallita acquisizione della cordata guidata da Pietro D’Aguì, che nel 2014 mise sul piatto 562 milioni di euro per la banca. L’accordo con Veneto Banca venne stoppato da Bankitalia, secondo cui l’ex ad di Bim non era in possesso dei requisiti di onorabilità. Così, qualche mese fa, D’Aguì ha presentato un esposto alla Procura di Roma contro il comportamento di Bankitalia, da cui è scaturita un’inchiesta, per ora senza indagati.

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