INNOVAZIONE

Industria 4.0, troppi ritardi: manovre tra finanza e impresa

Corsa contro il tempo per ottenere i contributi statali per l'innovazione delle aziende. A Equiter l'incarico di redigere il dossier. Il ruolo della coppia Ferrari-Amato. Politecnico in affanno, "distratto" dalla corsa per l'elezione del nuovo rettore

La prima criticità è far sedere attorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti: Università, Politecnico, Camera di Commercio, Regione Piemonte, Comune di Torino e le due principali fondazioni bancarie cittadine, Compagnia di San Paolo e Crt. L’arduo compito spetta a Carla Ferrari, presidente di Equiter - investitore e advisor nel settore delle infrastrutture - alla quale è stato assegnato l’incarico di stilare i dossier per la realizzazione del Competence Center e del Manifacture Tecnological Center, due strutture di supporto alle imprese per entrare nel fantastico, quanto ancora incerto, mondo del 4.0: consulenza, accompagnamento, redazione di piani industriali, il tutto secondo i crismi del programma ideato dal governo per rendere il sistema delle imprese italiane più competitivo.

Il ministro Carlo Calenda, padre del piano Industria 4.0, ha previsto due grandi piattaforme: i Pid, cioè i punti di imprese digitali orientati alle attività economiche non industriali, e i Dih (Digital information hub) rivolti ai settori manifatturieri. L’Unione industriale di Torino ha già attivato un Dih, all’interno del quale ora dovranno nascere i Competence e i Manifacture center, con confini e ambiti di competenza tra loro ancora poco definti. In particolare aumentano le incognite sui Competence center che in un primo tempo dovevano essere quattro in tutta Italia, creati nell’orbita dei Politecnici di Milano, Torino e Bari e della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Neanche a dirlo, però, questa decisione ha suscitato le proteste degli esclusi, a partire da Veneto, Emilia e altre regioni che hanno costretto il ministero a rivedere lo schema ipotizzato, mettendo a bando la realizzazione dei centri. I fondi statali restano i medesimi, circa 20 milioni, ma c’è da scommetterci, i poli aumenteranno ben oltre i quattro previsti e quindi con meno risorse ciascuno. Per non perdere il treno bisogna partire e subito con un progetto competitivo.

Torino, dunque, deve preparare il proprio dossier, ma complice anche la tornata elettorale per l'elezione del nuovo rettore al Politecnico si è perso un po’ di tempo. Di qui il grande attivismo della Ferrari tramite Equiter, società partecipata da Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt che in questa partita ha un ruolo centrale. Lei, "chiampariniana di ferro", coadiuvata da Franco Amato – un lontano passato di politico del Psi craxiano, ex direttore regionale con Enzo Ghigo, già membro del cda della Crt, prima di un breve passaggio al gruppo Veneto Banca – nella qualità di responsabile delle relazioni esterne di Equiter sta tenendo i rapporti con tutti gli attori coinvolti per superare i primi ostacoli in questa fase. A partire dalla sede. Se, infatti, in un primo tempo si era pensato di collocare in Tne il Competence center, dopo le incertezze legate al futuro dell’ente che gestisce le ex aree Fiat, oggetto di concordato, si è optato per il quarto piano del Lingotto.    

Ma c’è una sfida nella sfida per la Ferrari. Se il piano, fortemente voluta dall’Unione Industriale e da Chiara Appendino, andrà in porto sarà un bel biglietto da visita nella gara per la segreteria generale della Compagnia che la vede contrapposta, scherzi del destino, a quello Stefano Firpo considerato il tutore ministeriale del progetto Industria 4.0.

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