Valli in cenere, tragedia ignorata

In questi giorni rimbalza, da un telefono all’altro, un messaggio proveniente dalla Valle di Susa. Il testo è un’esplicita richiesta d’aiuto, un grido disperato che sembra echeggiare tra le vette spartiacque che dividono le valli alpine.

Alcune decine di righe, redatte da mano ignota, hanno il compito non facile di richiamare l’attenzione generale sull’immenso rogo che sta divorando vaste aree verdi della provincia torinese. Un vigoroso appello rivolto a chiunque guardi in direzione opposta a quella delle montagne ferite, una ricerca di sostegno verso quelle comunità che, insieme ai Vigili del fuoco ed alla Protezione civile, sono impegnate in una lotta impari contro il fuoco distruttore.

Gli incendi sviluppatisi nelle nostre Alpi sono l’ennesima testimonianza di un’imbecillità umana senza limiti. Le combustioni rappresentano l’apice della natura auto distruttiva della nostra specie, la quale per gioco, oppure per interesse economico, appicca fuoco ad ettari di bosco, incurante delle conseguenze di quello che è senza dubbio alcuno un immane atto criminale: la coscienza collettiva si piega facilmente innanzi al business ed al silenzio complice degli organi di informazione.

In una manciata di giorni è letteralmente andato in fumo un enorme patrimonio ambientale, ed ancora altro bosco sparirà nelle prossime ore. Insieme ad esso è stata annientata una buona parte del polmone verde di Torino. La voracità del fuoco non ha risparmiato neppure le case, gli orti, le piante e gli animali. Questi ultimi sono bruciati vivi nel gigantesco rogo che ha illuminato la valle a giorno anche in piena notte, mentre per i sopravvissuti è già iniziata una difficilissima battaglia per la vita: battaglia combattuta in un inverno senza cibo a causa del fuoco che ha trasformato erba e piante in cenere.

Una carestia terribile si sta preparando a sostituirsi alle fiamme, condannando a morte un intero ecosistema. La follia, o l’ingordigia, dei piromani ha avvolto le Alpi, compreso il capoluogo regionale, in una coltre di fumo dall’acre odore di legna bruciata ed ha sfigurato interi territori tra cui importanti porzioni del Parco Alpi Cozie.

Vigili del Fuoco e volontari hanno speso anima e corpo per circoscrivere le fiamme, lottando disperatamente contro un fuoco inarrestabile. Il fronte su cui si sono sviluppati i focolai è in continua mutazione e si amplia ad ogni folata di vento, costringendo le forze anti incendio in campo a turni di 20 ore giornaliere.

Il messaggio telefonico, diffuso tramite le chat, rimarca inoltre la superficialità con cui i media locali informano in merito all’attuale agonia delle foreste. L’informazione locale può di certo definirsi carente su molti aspetti, anzi decisamente deficitaria, e spesso le notizie regionali consegnate al pubblico dalle testate cartacee e televisive si perdono in resoconti su fatti irrisori, ignorando volutamente le vere tragedie collettive.

La parodia maggiormente efficace dell’informazione pedemontana è senz’altro quella scritta e recitata dal dottor Lo Sapio, al secolo Vito Miccolis, il quale nel programma radiofonico “Roba Forte” interpreta un giornalista televisivo in forza presso la redazione locale di un’emittente nazionale, che manda in onda un servizio dettagliatissimo sulla lite che coinvolge due vicini di podere a causa di un gallo rumoroso, senza invece curarsi delle catastrofi sociali e naturali presenti tutto intorno alle telecamere.

Il grido di dolore proveniente dalla valle di Susa, così come dalle valli del cuneese e dell’arco alpino torinese, è indirizzato a tutti i piemontesi ma soprattutto alle istituzioni. Tagli ai capitoli della prevenzione incendi, ed assenza di politiche ambientali, sono scelte amministrative che in qualche modo hanno favorito quanto sta accadendo in montagna. La stessa vigilanza del territorio è stata messa seriamente a rischio dalla riduzione del personale nonché dall’eliminazione di fatto del Corpo di Polizia forestale. Purtroppo anche l’attuale impegno del governo per contenere le fiamme in Piemonte è decisamente ridicolo.

Le montagne bruciano in uno scenario infernale, flagellando l’arco alpino ed i suoi villaggi: paesi senza pace i cui abitanti spesso si impegnano in difesa del loro ambiente, come da sempre fanno gli attivisti No Tav, seppur inascoltati da chi avrebbe il dovere di intervenire a tutela del bene comune. Il denso fumo che cala in questi giorni su Torino si miscela con le micro polveri inquinanti e, altra vicenda dimenticata dai media, con i gasi di scarico del termovalorizzatore del Gerbido (o meglio dell’inceneritore).

La cura non è diffondere allarme, ma neppure tacere: come è avvenuto durante la recente fuoriuscita di considerevoli quantità di mercurio dall’impianto di incenerimento stesso. Un “incidente” che si è sommato a quello del 2016, in cui vennero emessi nell’aria isotopi radioattivi, e denunciato da Arpa Toscana anziché da Arpa Piemonte. La salute pubblica cede il passo di continuo agli interessi speculatori privati o a quelli di aziende ex pubbliche, qual è TRM.

Il fuoco divora alberi, case ed animali, ma soprattutto la speranza di uno sviluppo della nostra “civiltà” compatibile con quella Natura, sottolineo, che ci regala ossigeno e sostentamento. L’essere umano, come le bibliche cavallette, distrugge ogni cosa, scavandosi una fossa in cui presto sprofonderà l’intero pianeta: piromani ed affaristi inclusi.

Tratteniamo il fiato mentre passeggiamo per Torino ed ignoriamo il cielo rosso sopra le nostre montagne: nascondere la testa spesso funziona per evitare di incappare nella triste realtà intorno, ma non respirare è certamente una soluzione più definitiva. Una soluzione comoda ed irreversibile, quest’ultima, dopo appena qualche secondo.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    12:28 Venerdì 03 Novembre 2017 mork aria fritta

    non si preoccupi chi ha autorizzato la maratona ha pensato di far a depurare l'aria con i polmoni degli atleti.

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