SANITA'

Sanità, no fusioni “a casaccio”

L'accorpamento di aziende non produce "alcun effetto rilevante nei risparmi, e neppure nel miglioramento della qualità dei servizi". Gallone (Anaao): "Saitta faccia l'assessore e governi il sistema". Scontro in Consiglio regionale sull'unione di Asl e Aso

“Quando un’azienda con un ospedale grande e forte si fonde con un’altra dove ci sono ospedali più piccoli, il rischio che questi vengano dissanguati è molto alto”. Basterebbe un’eventualità del genere a Gabriele Gallone, già segretario regionale dell’Anaao e attualmente membro del comitato esecutivo nazionale del maggior sindacato dei medici ospedalieri, per bocciare la proposta di unire l’Asl Alessandria con l’Aso che nel capoluogo mandrogno governa il più grande ospedale della provincia, oltre all’infantile e al centro di riabilitazione Borsalino. Se poi, una volta accorpate le due aziende, il metodo venisse applicato anche ad altre in più o meno analoghe situazioni (come a Cuneo e Novara, anche se nella città di San Gaudenzio l’azienda ha valenza universitaria) per il sindacalista dei camici bianchi “l’errore si moltiplicherebbe, senza peraltro alcun effetto rilevante sul fronte del risparmio, così come su quello del miglioramento della qualità dei servizi per i cittadini”.

Squilibri contrattuali difficili da sistemare, differenze di stipendi che prevedibilmente porterebbero chi attualmente guadagna meno a chiedere il trattamento uguale a quello di chi sta nell’azienda che paga di più, “senza considerare – osserva Gallone – che la parte variabile dello stipendio dipende dal fondo aziendale e che questo, in caso di fusione, non potrebbe rimanere tale”; figure dirigenziali soprattutto nel comparto amministrativo che risulterebbero di fatto doppie in una sola azienda anziché due.

Insomma, sono molte le ragioni che portano il sindacato dei camici bianchi a dire, senza troppi giri di parole, che “sarebbe ora di risolvere i molti problemi che ancora esistono, incominciando dalle liste d’attesa e passando per la mobilità passiva, anziché pensare a fusioni di aziende, peraltro diverse tra loro. Già non pare ci siano risultati eccellenti – osserva Gallone – dalla fusione delle due Asl torinesi e adesso si vuole unire addirittura un’Asl con un’Aso”.

In effetti è ciò che è stato chiesto alla Giunta regionale dalla maggioranza di centrosinistra sottoscrivendo la mozione presentata dal consigliere del Pd, nonché presidente della commissione Sanità, l’alessandrino Domenico Ravetti. Il quale a sostegno di un rapido accorpamento (l’obiettivo sarebbe arrivare ad avviare il processo prima della nomina dei nuovi direttori prevista in primavera) ha pure evidenziato un problema di non poco conto: “I tentativi compiuti negli anni per mettere in rete tutti i presidi sanitari con l’obiettivo di razionalizzare, qualificare e potenziare l’offerta non hanno prodotto risultati soddisfacenti” ha scritto nella mozione, in cui si legge pure che “la cooperazione tra Asl e Aso è sempre stata debole perché hanno prevalso le esigenze delle singole aziende”. Affermazioni che se non c’è motivo di dubitare corrispondano a vero, portano il sindacalista dell’Anaao a puntare l’indice verso corso Regina, sede dell’assessorato di Antonio Saitta: “L’assessore faccia l’assessore, se due direttori non collaborano tra di loro li si induca a farlo e se non lo fanno li si sostituisca. Assurdo modificare un sistema, unire due aziende perché chi le governa non riesce e non vuole farle cooperare”.

Un attacco, non certo i primo, quello dell’Anaao verso la gestione della sanità regionale, nei confronti della quale sono indirizzate anche altre stoccate, o se si vuole colpi di fioretto comunque ben assestati, da parte di ambienti istituzionali della stessa maggioranza. Nel mirino ci sono due delibere di Giunta dello scorso agosto di cui i consiglieri rivendicano la propria competenza: si tratta di quella che regolamenta l’acquisto di prestazioni sanitarie di ricovero e di specialistica ambulatoriale da erogatori privati accreditati per le annualità 2017-2018-2019 (3 agosto 2017, n. 73-5504) e l’atto di “Rimodulazione del Programma di investimenti in edilizia ed attrezzature sanitarie” in merito al presidio sanitario della Valle Belbo (Dgr n. 103-5532). Due provvedimenti che hanno generato molti mal di pancia negli inquilini di Palazzo Lascaris, al punto da sollecitare l’intervento del presidente Mauro Laus.

Un clima non certo sereno, insomma, quello che sembra destinato ad accompagnare, tra rincorse e inciampi sulla sanità, il centrosinistra lungo il già non facile sentiero verso le elezioni politiche e, più in là ma non troppo, le regionali. L’iniziativa di Ravetti sta suscitando, come ovvio, pareri diversi e spesso opposti innanzitutto nella sua provincia, dove si profila la prima fusione tra Asl e Aso, ma fa drizzare le antenne anche laddove la situazione è per molti versi analoga.

Un’idea non certo del tutto nuova quella dell’accorpamento: della possibilità di procedere in tal senso (e non solo per Alessandria, si suppone) ne aveva parlato lo stesso Saitta confermando un lavoro di analisi preparatorio avviato con il direttore della Sanità regionale Renato Botti. E, in quell’occasione, era stato proprio il presidente della commissione sanità, autore della mozione il cui voto è stato rinviato la scorsa seduta, a mettere le mani avanti avvertendo della necessità di “procedere, in parallelo con lo studio rispetto ai benefici che questa operazione può avere sull’efficienza dei servizi ai cittadini, dialogando da subito con i territori” e inoltre a “partire dalla testa e non dalla coda, evitando quindi che un’eventuale fusione tra aziende venga percepita come qualcosa calato dall’alto”. Rischio evitato, con la mozione che probabilmente verrà votata già martedì?

Nel frattempo un altro documento analogo, ma di senso contrario è stato depositato da Forza Italia che aveva negato la firma alla mozione Ravetti, arrivata invece dai Cinquestelle. Anziché a predisporre il progetto di fusione come chiesto dal Pd, il consigliere azzurro Massimo Berutti chiede alla giunta di Sergio Chiamparino di portare “in sede di Commissione consiliare competente delle complesse e articolate problematiche esposte”. E non sono poche: dal perché fondere le due aziende alessandrine se questo non viene preso in considerazione per quelle cuneesi e novaresi, passando per una serie di criticità (dai distretti al sistema degli acquisti) e alcuni obiettivi perseguibili per l’ospedale alessandrino come il riconoscimento universitario di Irccs. “Quello che non si comprende, oltre alle eventuali e ad oggi oscure conseguenze positive di questa fusione – commenta Berutti – è la fretta con cui il Pd vuole farla”. 

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5 Commenti

  1. avatar-4
    18:47 Sabato 04 Novembre 2017 tandem La matematica non è un opinione...

    Gallone ha ragione nel dire che i manager nominati sono incapaci di gestire le fusioni. NESSUNA delle fusioni avvenute in Piemonte ha mai portato benefici economici, sia nel passato sia nel presente. Anche ora vediamo che il bilancio delle di asl torino e città della salute sono peggiorati. I due manager appuno non hanno curriculum esaltanti, uno arriva dalla debacle del Mauriziano, l'altro da tre mancate riconferme in veneto e Lazio. Unica cosa che li accomuna è che sono ben Ammanicati politicamente a destra e sinistra. Franza o Spagna basta che se magna.....

  2. avatar-4
    13:25 Sabato 04 Novembre 2017 Pacioc Gallone ha ragione...

    ...al di la el fatto che anche l' ANAAO qualche autocritica dovrbbe farla per ciò che è la sanita in Piemonte. Tuttavia, il problema sta nel manico. Il PD (o Chiamparino) non hanno capito nulla o quasi della sanità in Piemonte, laddove coloro che li hanno votati viceversa, ponevano molte speranze. La politica di queesta giunta in materia sanitaria è pessima. Dalle nomine dei DG agli accorpqamenti fallimentari. Ora si deve accorpare pure Alessandria: perchè? quali sarebbero i benefici? Gallone ha fatto una corretta analisi delle problematiche e l'assessorato, che dice sugli eventuali benefici della fusione???? Boh...mistero. Aspettiamo a riguardo forse la prossima sparata di Saitta?...poveri noi.

  3. avatar-4
    11:44 Sabato 04 Novembre 2017 Gallone Gabriele gallone

    Giusto rilevare i costi. Ho espresso anche questo nella intervista. Le fusioni sono efficienti se fatte con intelligenza e in determinate situazioni. Vi è comunque un limite fisico agli accorpamenti oltre al quale i vantaggi sono inferiorei agli svantaggi. Diciamo che i nostri manager non hanno le capacitá per gestire tali operazioni e che Amazon in mano loro sarebbe giá fallita....

  4. avatar-4
    09:18 Sabato 04 Novembre 2017 Paladino Si dimentica. ...

    Si è dimenticato che le precedenti fusioni hanno aumentato i costi, la aslto2 arrivo' a 100 milioni di disavanzo. L'attuale asl città di Torino, attuata in modo affrettato e disastroso dal dg Alberti, ha gia generato 28 milioni di passivo nel primo semestre 2017. È superfluo che Gallone inviti Saitta a fare 'assessore, non ne è capace e si è circondato di incapaci!!

  5. avatar-4
    08:32 Sabato 04 Novembre 2017 Pietro Luigi Garavelli Parlare , no ?

    Le motivazioni dell' ANAAO sono analoghe alle mie , espresse da tempo. È troppo difficile per i Politici parlare con gli Operatori del Settore ?

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