GIUSTIZIA

Piazza San Carlo, disastro colposo Appendino e Questore indagati

Notificati gli avvisi di garanzia per la tragica sera del 3 giugno. Nel mirino della Procura la catena di comando di vari enti e istituzioni responsabili della manifestazione e della sicurezza. La sindaca: "Massima collaborazione con gli inquirenti"

È cominciata a Torino la notifica dei provvedimenti giudiziari nell'inchiesta sui fatti di piazza San Carlo. Si tratta di inviti a comparire per un interrogatorio quelli spiccati dalla procura, che procede per i reati di lesioni, omicidio colposo e disastro colposo. La prima destinataria è Chiara Bobbio, una funzionaria del Comune che si occupò della manifestazione. Tra gli indagati figurano con certezza la sindaca Chiara Appendino, l'ex capo di Gabinetto Paolo Giordana, il direttore del settore Paolo Lubbia. Avviso di garanzia anche il questore Angelo Sanna, il suo capo di gabinetto Michele Mollo e il dirigente del commissariato centro Alberto Bonzano, in serivzio durante la tragica notte del 3 giugno. Complessivamente sono stati notificati 20 inviti a comparire ad altrettante persone a vario titolo indagate. I reati sono disastro, lesioni e omicidio nella versione colposa. Tra gli altri raggiunti da avviso di garanzia figurerebbero anche l’architetto incaricato di allestire la piazza, Enrico Bertoletti, il dirigente della polizia municipale, Marco Sgarbi e i membri della commissione prefettizia, presieduta da Roberto Dosio, che autorizzò la manifestazione evidenziando però 19 prescrizioni da mettere in atto, molte delle quali rimasero lettera morta (sono indagati oltre al presidente Dosio, l’esponente della questura Pasquale Piro, quello dei vigili del fuoco Franco Negroni, il rappresentante dell’Asl Raffaele De Caro, quelli della Regione Valter Pirillo e Marco Trivellin, quello del Comune Giorgio Villani e l’esperto di impianti elettrici Fulvio Trucano. Esterno, ma indagato, Dario Longhin dei Vigili del fuoco, che quella sera era il capo della squadra di vigilanza). Tali provvedimenti si aggiungono a quelli che a suo tempo erano già stati notificati ai vertici di Turismo Torino, la società del Comune cui venne affidata la gestione dell'evento, Maurizio Montagnese e Danilo Bessone.

“Pochi minui fa mi è stato notificato dalla Procura di Torino un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo - afferma in una nota la sindaca Appendino -. Offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti, poiché è interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno”.

Queste le prime conclusioni dell’inchiesta giudiziaria sulla organizzazione e la gestione della serata del 3 giugno in piazza San Carlo a Torino, nella quale, durante la proiezione su un maxischermo della finale di Champions League Juventus-Real Madrid, ondate di panico provocarono la morte (dopo 12 giorni di agonia) di una donna di 38 anni e il ferimento di oltre 1.500 persone. Una manifestazione che non poteva essere nemmeno organizzata: questo, secondo la procura di Torino, fu la serata “maledetta”. È quanto si apprende da ambienti vicini all’inchiesta. I pubblici ministeri, nei venti avvisi di garanzia recapitati oggi, hanno tratteggiato le contestazioni agli indagati. Alcune di queste riguardano l’affidamento a Turismo Torino: i tempi e le risorse disponibili non permettevano nemmeno l’allestimento nel modo in cui prese forma. Quanto alle ondate di panico, gli inquirenti affermano che “verosimilmente” furono scatenate dalla “paura di un attacco terroristico”.

Ma le ipotesi d’accusa contenute negli avvisi di garanzia sono disegnate con precisione millimetrica: ognuna è diversa dall’altra a seconda del grado, del ruolo e dell’incarico del destinatario. L’articolo 40 del codice penale è chiaro: se accade un evento che avevi l’obbligo giuridico di impedire, è come se lo avessi cagionato. L’interrogatorio dei testimoni e l’analisi di centinaia di filmati e fotografie non ha permesso di capire chi o che cosa scatenò il caos. Fu “verosimilmente la paura di un attentato terroristico”, come scrivono gli inquirenti, a trasformare i 30 mila in una mandria impazzita. Ma il problema sono le lacune, le omissioni, i provvedimenti sbagliati. Era una festa che, a conti fatti, non doveva nemmeno essere organizzata. Due riunioni frettolose (la prima, il 26 maggio, convocata via whatsapp), un budget risicato, un solo maxischermo, sotto il quale si accalcarono i tifosi, invece di due come per la finale del 2015. La questura che ordina di chiudere l’intera piazza lasciando solo due varchi minuscoli. La polizia municipale che non interviene quando i venditori abusivi smerciano le vietatissime bottiglie di birra. La piazza che non viene ripulita nemmeno quando diventa un tappeto di taglienti cocci di vetro.

“Allo stato – si legge in una nota del procuratore Armando Spataro - non risultano individuate le specifiche ragioni che hanno determinato panico collettivo tra le migliaia di persone presenti in piazza San Carlo e le conseguenti drammatiche vicende”. Prosegue Spataro: “Sono state esaminate circa 200 persone informate sui fatti, sono stati acquisiti filmati, documenti e provvedimenti vari, tutti dettagliatamente analizzati, sono stati effettuati sopralluoghi nella predetta piazza e nel parcheggio sottostante, sono state eseguite due consulenza tecniche”.

Le lunghe e minuziose indagini, coordinate dal procuratore Spataro, dall'aggiunto Vincenzo Pacileo e dal sostituto Antonio Rinaudo, hanno riguardato tutte le fasi nella preparazione e nell’allestimento del maxi-schermo nel “salotto” di Torino, la gestione nella piazza per quanto riguarda la sicurezza nelle ore precedenti la diffusione della partita di calcio e durante la partita, quando il panico scoppiato all’improvviso ha generato la calca nella quale centinaia di persone sono rimaste travolte e oltre 1.500 hanno riportato ferite più o meno gravi.

Sono stati analizzati tutti i documenti per l’allestimento della piazza, la predisposizione di transenne, le vie di fuga, il numero delle persone ammesse, le forze di polizia presenti per la gestione dell’ordine pubblico e per i controlli di venditori abusivi. È stata ricostruita tutta la giornata del 3 giugno e anche le attività dei giorni precedenti nel preparare la piazza, le omissioni, come i mancati controlli nel maxi-parcheggio sotto piazza San Carlo da cui sarebbero entrati i venditori abusivi con le bibite in vetro. La folla cominciò ad accalcarsi nella piazza già nel primo pomeriggio e a molte ore dall’evento - la finale di Champions si giocava alle 20,45 - non furono pochi i torinesi e i turisti che rinunciarono ad andare in piazza, allarmati dalla presenza di bottiglie in vetro sul selciato molto prima della serata.

I pm si sono avvalsi del lavoro di un pool di agenti della Digos, che in cinque mesi hanno raccolto la testimonianza di quasi 200 persone. Resta da capire, anche, la causa che ha scatenato il panico, ma soprattutto gli investigatori hanno voluto capire cosa non ha funzionato nell’organizzazione e nella gestione della serata. Un insieme di omissioni e lacune avrebbero provocato il disastro, con il rischio di una tragedia di proporzioni maggiori. In piazza San Carlo resta tuttora transennata l’area, vicina a un bar, dove fu travolta Erika Pioletti, la 38enne di Beura Cardezza spirata dopo 12 giorni di vane cure all’ospedale San Giovanni Bosco.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    23:30 Lunedì 06 Novembre 2017 Paladino Vero l'uscita. .....

    La ormai super impallinata appendino se avesse buonsenso dovrebbe dare le dimissioni, magari accampando motivi di salute....

  2. avatar-4
    18:23 Lunedì 06 Novembre 2017 PELDICAROTA MASSIMA COLLABORAZIONE?

    E ci mancherebbe che non collaborasse. Semmai minima preparazione a fare il Sindaco ....

  3. avatar-4
    13:24 Lunedì 06 Novembre 2017 mork sudditi o cittadini?

    Lei è quella che aveva dichiarato che la causa del caos in piazza fu una psicosi collettiva! Speriamo che agli atti ci sia anche wuesta dichiarazione.

  4. avatar-4
    11:13 Lunedì 06 Novembre 2017 moschettiere Bene

    Speriamo che la Magistratura proceda spedita. E intanto il sindaco Appendina ha perso un'altra occasione per apparire adeguata: anziché starnazzare di non aver ricevuto alcun avviso, un decoroso silenzio le avrebbe dato dignità. Ma, si sa, la classe non è acqua...

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