AFFARI & FINANZA

Intesa, conti record (grazie ai fondi pubblici)

L'acquisizione delle banche venete si dimostra un affare: l'utile netto sfiora i 6 miliardi, grazie anche ai 3,5 miliardi di risorse del governo. Messina: "Crediti deteriorati ai minimi dal 2007"

Conti solidi, oltre le attese per Intesa Sanpaolo. La banca ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile netto pari a 5,888 miliardi di euro, un dato che però comprende il contributo pubblico da 3,5 miliardi a compensazione degli impatti sui coefficienti patrimoniali derivanti dall'acquisizione della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Escludendo questo contributo, l'utile sarebbe stato pari a 2,469 miliardi di euro, comunque in progresso rispetto ai 2,335 miliardi di euro dei primi nove mesi del 2016. Nel solo terzo trimestre, l'istituto ha conseguito un utile netto contabile di 650 milioni di euro. Escludendo il contributo pubblico, l'utile netto sarebbe stato pari a 731 milioni, in crescita rispetto ai 628 milioni del terzo trimestre 2016. Il consenso degli analisti si aspettava nel trimestre un utile netto più basso a 607 milioni.

Tornando ai primi nove mesi dell’anno, il risultato della gestione operativa è, invece, diminuito del 2,4% a 6,298 miliardi, ma sarebbe risultato in crescita dell’1,5% escludendo gli effetti della svalutazione della valuta egiziana e i dividendi legati alla quota in Banca d'Italia. Mentre i costi operativi sono rimasti stabili a quota 6,336 miliardi, i proventi operativi netti sono diminuiti dell’1,2% a 12,634 miliardi, con gli interessi netti in flessione del 3,2% a 5,369 miliardi. Viceversa, le commissioni nette sono cresciute del 6,4% a 5,64 miliardi. In calo poi le rettifiche di valore nette sui crediti, scese a 2,078 miliardi dai 2,534 miliardi di settembre 2016.

Anche la qualità del credito è migliorata. Al 30 settembre Intesa Sanpaolo  vantava crediti verso la propria clientela per complessivi 364 miliardi di euro (-0,3%) e il complesso dei crediti deteriorati era pari a 27,066 miliardi (-9,1% rispetto a fine 2016). È sceso, inoltre, il flusso lordo trimestrale di crediti deteriorati provenienti da quelli in bonis: nel terzo trimestre è stato pari a 990 milioni, il dato più basso dalla nascita di Intesa Sanpaolo. Quanto alla raccolta diretta bancaria è calata dell’1,6% a 387 miliardi, mentre quella diretta assicurativa e riserve tecniche è migliorata del 4,8% a 150 miliardi e il risparmio gestito del 7,1% a 331 miliardi. I risultati, ha spiegato l’istituto guidato da Carlo Messina, “sono in linea con l’impegno a distribuire 3,4 miliardi di dividendi cash per il 2017” come previsto dal piano d’impresa.

A stupire in positivo gli analisti è stato anche il coefficiente patrimoniale Cet1 proforma che a regime si è attestato a fine settembre al 13,4%, oltre le attese. Mentre il Common Equity ratio è risultato al 13% (12,7% a fine 2016), il Tier1 al 14,9% (13,9%) e il total capital al 17,6% (17%). Coefficienti patrimoniali definiti da Ca’ de Sass “su livelli largamente superiori ai requisiti normativi, anche nello scenario avverso dello stress test”, con un common equity ratio che, anche nello scenario avverso, si attesterebbe al 10,2%.

La banca ha anche previsto nel quarto trimestre la contabilizzazione della plusvalenza netta di circa 800 milioni di euro derivante dalla cessione di Allfunds firmata nel primo trimestre. “I risultati al 30 settembre conseguiti da Intesa Sanpaolo  mostrano una solida performance, pienamente in linea con gli obiettivi di dividendo per il 2017 pari a 3,4 miliardi di euro”, ha commentato il consigliere delegato Messina, confermando come priorità strategica la remunerazione degli azionisti in maniera consistente e sostenibile con una distribuzione di 10 miliardi di dividendi nei quattro anni del piano in corso.

Intesa, ha detto ancora Messina, “si conferma una wealth management company di successo: oltre il 50% dell’utile corrente lordo è generato da quest’area di attività. Per le commissioni i primi nove mesi dell’anno sono stati i migliori dalla creazione” dell’istituto. A fine settembre le attività finanziarie che l’istituto gestisce per conto della clientela “sfiorano il trilione di euro”, ha detto ancora l’ad. “Una cifra imponente, segno concreto della fiducia che la banca è in grado di generare. Sono risorse che proseguiremo a mettere a disposizione dei progetti di crescita del nostro Paese”.

Non solo. Intesa Sanpaolo “è una delle banche più efficienti in Europa con un cost/income al 50,2%. La gestione del portafoglio di crediti deteriorati sta producendo risultati rilevanti: la continua riduzione dello stock negli ultimi due anni è stata pari a 11 miliardi di euro, riportando il valore al livello più basso dal 2012. Il flusso dei crediti deteriorati si colloca ai valori minimi dal 2007”, ha aggiunto Messina, precisando che la banca ha raggiunto “questi importanti obiettivi senza alcun onere straordinario per i nostri azionisti”.

Per quanto riguarda le due ex popolari venete acquisite, Messina ha osservato che “la struttura del loro conto economico presenta tuttora forti squilibri, anche al netto dell'eliminazione dei crediti deteriorati dai bilanci: i costi sono pari al doppio dei ricavi e il risultato corrente lordo su base trimestrale è negativo per 100 milioni di euro. Abbiamo posto grande impegno per risanare rapidamente questa situazione e riportare in utile i bilanci, agendo sia sul lato dei ricavi, sviluppando in particolare le attività di risparmio gestito, che su quello dei costi, grazie all'accordo raggiunto con i sindacati per la riduzione del personale e alla razionalizzazione della rete delle filiali. Anticiperemo i processi di migrazione al prossimo dicembre”. Ma Intesa Sanpaolo rappresenta anche per Messina “l’acceleratore della crescita dell’economia reale del Paese”. Nei primi nove mesi le erogazioni a medio e lungo termine sono state pari a 36 miliardi di euro, con una crescita del 5%. “Contiamo di erogarne 50 nell'intero 2017. A fine anno completeremo il piano di Impresa 2014-2017: potremo raggiungere i nostri obiettivi grazie al contributo determinante di ciascuna delle divisioni della banca”.

Ca’ de Sass è così diventata “un punto di riferimento nel settore bancario europeo, unendo la crescita dei ricavi all'attenzione ai costi e puntando sugli investimenti nel digitale, per migliorare la qualità del servizio e l'efficienza", ha concluso Messina, ricordando come il modello di business sia "caratterizzato da una resilienza basata sulla solidità patrimoniale e un mix di ricavi di elevata qualità: lo svilupperemo ulteriormente nel corso del nuovo piano di impresa che presenteremo all'inizio del 2018 per confermare Intesa Sanpaolo tra le migliori banche in Europa”.

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