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Gtt, salvataggio a un bivio

Incontro decisivo tra Chiamparino e Appendino. La Regione spinge verso la legge Marzano, ma la sindaca sembrerebbe preferire la strada del concordato (già battuta dai colleghi di Livorno e Roma). Ecco le differenze tra le due opzioni

Arriverà un commissario per guidare Gtt attraverso il totuoso percorso indicato dal piano industriale. A oggi questa appare l’unica certezza, mentre sulla procedura da attuare si profila un braccio di ferro tra il Comune di Torino e la Regione. Domani sera Chiara Appendino e Sergio Chiamparino si ritroveranno faccia a faccia, assieme ai rispettivi assessori al bilancio, Sergio Rolando e Aldo Reschigna, con l’obiettivo di individuare il percorso migliore per salvare l’azienda; ma se il governatore resta fermo all’ipotesi della cosiddetta Marzano, soluzione ipotizzata per primo dal senatore Stefano Esposito, la sindaca sembrerebbe orientata a percorrere la strada che conduce al concordato preventivo in continuità, misura, peraltro, già adottata a Livorno per la società di rifiuti Aamps e a Roma per Atac. Due soluzioni profondamente diverse ma che a questo punto escludono definitivamente l’eventuale ingresso di nuovi soci – quand’anche si trattasse di colossi pubblici come Ferrovie dello Stato – e men che meno una ricapitalizzazione del Comune, in quanto socio unico di Gtt. L’obiettivo è soddisfare un fabbisogno che ammonta a 130 milioni di euro per garantire stipendi e tredicesime ai dipendenti e poi rimettere in sesto, da un punto di vista finanziario la società attraverso un piano industriale lacrime e sangue tra esternalizzazione di servizi, alienazioni e riduzione di personale per oltre 500 unità.

A suggerire l’ipotesi del concordato preventivo ad Appendino sarebbero stati dei tecnici vicini al Movimento 5 stelle e in particolare alla Casaleggio Associati; lo stesso Reschigna, numero due di piazza Castello, sarebbe al corrente di questa prospettiva, pur conservando una serie di riserve. In entrambi i casi è prevista la figura di un commissario, ma se con la Marzano l’autorità di vigilanza sarebbe il Ministero per lo sviluppo economico, nel caso del concordato a guidare le operazioni ci sarebbe il Tribunale di Torino. Esistono delle differenze anche da un punto di vista della gestione: secondo le direttive previste dalla Marzano il commissario si sostituirebbe in toto al management aziendale e prenderebbe il posto dell’attuale presidente Walter Ceresa, il quale, invece, rimarrebbe in carica per l’ordinaria amministrazione qualora venisse scelto il concordato. Così si spiegherebbe anche la propensione della sindaca per questa strada, vista la fiducia che lei e la sua amministrazione ripongono nel manager un tempo fedelissimo di Piero Fassino. Ma a preoccupare maggiormente Chiamparino sono le ricadute sui lavoratori, poiché il governatore ritiene che la soluzione da lui prospettata offra maggiori garanzie ai dipendenti, nell’eventualità di cessazioni anticipate, rispetto al concordato.

Domani Comune e Regione dovranno trovare una soluzione condivisa, condizione indispensabile per far sì che piazza Castello faccia la propria parte nel salvataggio e cioè confermi lo stanziamento di 60 milioni (sui 130 necessari).

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