SANITA'

Asl più Aso, la fusione non convince

Consiglio regionale diviso sull'azienda sanitaria unica ad Alessandria. Berutti (FI): "Non si comprende l'accelerazione". Qualche distinguo anche nel Pd. E il M5s si spacca

“Credo che nella maggior parte dei casi la fusione comporti effetti positivi, non tanto e non solo sul fronte economico, ma del miglioramento dei servizi” diceva, all’inizio dell’anno, il presidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris Domenico Ravetti, commentando il lavoro di studio e analisi avviato dall’assessore Antonio Saitta con il direttore Renato Botti teso a verificare l’applicabilità di una cura dimagrante sul numero delle aziende sanitarie piemontesi. Dieci mesi più tardi, quando ancora non si è avuta cognizione dei risultati di quello studio, Ravetti incassa il via libera della maggioranza non – come si sarebbe atteso leggendo le dichiarazioni di allora -  su un percorso che potrebbe portare alle fusioni laddove presentino quelle conseguenze positive, bensì su un caso specifico e, ad oggi, isolato: quello dell’accorpamento dell’Asl Alessandria con l’Aso del capoluogo (o viceversa, visto che ancora non si sa quale sarà la denominazione della futura azienda).

Ieri il voto favorevole alla mozione, salutato da Ravetti con una raffica di tweet, se da una parte ha portato a una evidente e per molti aspetti significativa spaccatura in seno al gruppo Cinquestelle - con l’assenza del voto favorevole al documento (peraltro sottoscritto dagli stessi grillini) da parte di Davide Bono e Mauro Campo – dall’altra ha pure servito sul piatto d’argento del centrodestra l’occasione per evidenziare quella che la consigliera di Forza Italia Claudia Porchietto ha definito come una sorta di cessione di ruolo da parte del Consiglio nei confronti della Giunta. “Stupisce che a delegare all’esecutivo un compito proprio dell’assemblea e dei suoi organismi sia proprio il presidente della commissione Sanità” ha rimarcato Porchietto, non mancando di ricordare come non solo le minoranze ma lo stesso Pd all’epoca della delibera con cui si era stabilita la riforma della rete ospedaliera aveva sollevato più di un’obiezione sul fatto che fosse l’esecutivo a occuparsi di una materia, quale la programmazione, propria dell’assemblea.

Se poi si aggiunge che nei corridoi di Palazzo Lascaris in questi giorni si sia rincorsa la malevola, ma non certo campata in aria, voce circa una “ispirazione” della mozione arrivata da corso Regina, si comprende come anche nella stessa maggioranza ci sia chi non abbia preso più di tanto a cuore la vicenda, cercando di liquidarla come una questione locale pur subodorando possibili rimbalzi non proprio positivi sotto il profilo del consenso, viste anche le prese di posizione di alcuni esponenti sindacali dei camici bianchi. “Al tempo delle elezioni meglio non cambiare i sistemi perché elettori votano contro? Vero, tutto vero. Ma tra tre anni ci saranno altre elezioni, altre ragioni, le stesse di oggi, per non decidere” ha twittato Ravetti.

Basterebbe chiedere al capogruppo dem Davide Gariglio per avere conferma di come un suo sondaggio informale sulla possibile fusione delle aziende sanitarie in terra cuneese abbia trovato un muro, davanti al quale è stato inevitabile interrompere il percorso ancor prima di incominciarlo. E quella avuta dal segretario regionale del Pd in un recente incontro con gli amministratori locali della Granda suona come risposta indiretta al quesito posto dal capogruppo di Forza Italia Gilberto Pichetto: “Perché procedere alla fusione ad Alessandria e non a Cuneo o Novara?”. Domanda fondata. Secondo il consigliere sovranista Gian Luca Vignale, invece “ogni volta che è in gioco la fusione tra una grande e una piccola struttura è di solito la piccola a perderci”; e anche lui ha ribadito che la programmazione sanitaria compete in maniera esclusiva al Consiglio regionale.

La necessità di procedere con un piano sanitario che coinvolga l’intera rete ospedaliera e non solo due aziende è stata manifestata anche dal pentastellato Bono il quale non ha votato la mozione Ravetti. E mentre quest’ultimo spiega nell’ennesimo tweet che ormai non è più questione di “se”, ma di “come” procedere alla fusione tra Asl e Aso, in aula è approdata questo pomeriggio un’ulteriore mozione, quella del consigliere di Forza Italia Massimo Berutti (LEGGI). “Non si comprende la strana accelerazione su Alessandria, rispetto agli orientamenti espressi a inizio anno che indicavano come passaggio fondamentale un’analisi della situazione complessiva del territorio piemontese” ha osservato l’esponente berlusconiano. Il quale ha avanzato la richiesta di valutare in sede di commissione e per tutta la regione, le eventuali conseguenze positive o critiche di unificazioni, “che non devono essere al buio come successo per le due Asl torinesi” aggiunge Vignale. “Elementi di ragionevolezza” nella mozione Berutti vengono, peraltro, riconosciuti dallo stesso Pd che con Paolo Allemano non solo annuncia l’astensione (e non, quindi, un ipotizzabile voto contrario) ma apre “ad analoghe discussioni” su eventuali fusioni “per gli altri territori regionali”. Insomma dal gruppo dem si apre all’ipotesi di prendere in considerazione eventuali altri accorpamenti. Ma allora, come chiede Forza Italia, “perché tutta questa fretta?”.

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5 Commenti

  1. avatar-4
    21:20 Domenica 12 Novembre 2017 abelardo69 forza tutta...

    il nostro magico e sempre presente assessore al taglio di ogni nastro si preoccupa di Alessandria...povero...e guardare in casa sua no? L'elefante che mangia tanto ed è alle porte di Torino che si chiama San Luigi non diciamo niente? Lo lasciamo lì a fare deficit...giusto già è stata fallimentare la gestione dell'emodinamica chiudo...non chiudo...alla fine da buon ex DC facciamo pace e lavoriamo tutti assieme...vergognati Saitta!!!

  2. avatar-4
    14:07 Giovedì 09 Novembre 2017 Maurotra La verità è precostituire la creazione dell'ospedale unico in provincia di Alessandria

    L'eventuale unificazione delle due Aziende (ASL AL e ASO AL) come in ogni progetto sicuramente ha dei risvolti positivi e altri negativi. Da una parte l'azione è propedeutica alla creazione di un unico ospedale per tutta la provincia dopo il già avvenuto depauperamento di quelli territoriali dei centri zona. Questa prima di tutto è la vera idea recondita (neppure troppo). A sostegno non vale il discorso della mobilità passiva, cioè fuori regione e non certo fuori provincia ma all'interno alla regione (è sempre in house regionale). Fenomeno che si verifica sempre nelle provincie di confine dove strutture alternative di alttre regioni si trovano a pochi Km. Rimane purtroppo la situazione critica dell'attuale ASO Al, dove mi risulta che medici assicurano turni di 15 giorni senza riposo, hanno accumulato circa 2/3 mesi di ferie arretrate, eventuali trasferimenti prevederebbero sostituzioni. Pronto soccorso dove l'attesa rischia di raggiungere oltre 24 ore. E non è ancora arrivato l'inverno con la preannunaciata influenza piuttosto agressiva. Questi prima di tutto sarebbero i veri problemi da conoscere, affrontare e se non risolvere, lameno attenuare.

  3. avatar-4
    08:38 Giovedì 09 Novembre 2017 Pacioc Alla gente non importa nulla...

    ...degli accorpamenti o meno, importa che i sevizi funzionino. Questa giunta, sbagliando completamente approccio e facendo ragionamenti dilettanteschi, pare approcciarsi solo al problema del far quadrare i bilanci, per giunta con direzioni che hanno dimostrato di esserne largamente incapaci. Si preoccupassero almeno della qualità dei servizi. A Torino la situazione è penosa!!! Ci sono fior fior di specialisti in tutti gli ospedali che, per fortuna, se finisci nelle loro mani ti curano bene. L'organizzazione dei rapporti "burocratici" con l'utente è semplicemente pietosa, così come appare nell'organizzazione interna agli ospedali. Purtroppo la mia famiglia ha spesso a che fare con gli ospedali torinesi, ultimamente il Mauriziano.....no comment!!! Un saltino in Emilia a vedere come gestiscono i pronto soccorso...no? Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere...intanto i bilanci continuano a non quadrare.

  4. avatar-4
    08:30 Giovedì 09 Novembre 2017 tandem E' anche matematica la risposta di Saitta....

    Ai dati di deficit citati da (at)Paladino possiamo già dire quale sarà la risposta di Saitta e Alberti (Botti è più furbo e tace): "Vedrete che grandi risparmi il prossimo anno". Peccato che le vecchie ASLTO1 e 2 nate da un accorpamento delle precedenti 1-2 e 3-4 nel 2009, hanno solo aumentato il deficit da allora al 2016, di anno in anno, questa è la realtà, il resto sono favole narrate (male) da un Assessore romanziere di fantascienza sanitaria e un Direttore Generale "fasso tuto mi", ma solo a parole ....

  5. avatar-4
    22:37 Mercoledì 08 Novembre 2017 Paladino Gli accorpamenti sono fallimentari, è matematico....

    Nei dati forniti recentemente dall'assessorato risulta che nei primi sei mesi 2017 17 aziende su 18 sono in deficit. Mediamente hanno un deficit, tolta la città della salute, che oscilla tra i 3 milioni e il 18 dell' aslto4, l'unica accorpata, l'ASL Citta di Torino ha un deficit di oltre 28 milioni. Facile desumere che l'accorpamento è stato fallimentare già nei primi sei mesi. Comunque il precedente accorpamento precedente delle vecchie ASL 3 e 4 aveva causato un pesantissimo deficit della risultante ASLTO2. Vi è un accanimento nelle operazioni fallimentari, forse si vuol far fallire la sanità pubblica per favorire il privato...

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