I ricchi e i poveri

In una trasmissione televisiva di qualche sera fa si discuteva di povertà con una serie di ospiti, tra cui l’ex parlamentare Paolo Ferrero di ferrea osservanza comunista. Purtroppo i dibattiti televisivi, forse complice la struttura del mezzo, tendono a sfociare in un cicaleccio senza costrutto. La tesi propugnata da Ferrero era la solita solfa di tassare i ricchi per dare ai poveri. La prima cosa da notare è che l’ex onorevole Ferrero, per quanto sembri non accumulare vitalizi come altri politici, ha comunque goduto per alcuni anni di uno stipendio di tremila euro come presidente del suo partito, cifra che non lo fa ricco, ma sicuramente benestante. L’ex onorevole, per quanto si erga a difesa dei poveri, fa comunque parte della classe agiata. In trasmissione gli hanno opposto due ovvie considerazioni che non possiamo non condividere. La prima è che le tasse più che arrivare ai poveri finiscono in sprechi e malversazioni e la seconda è che i consumi dei ricchi sono comunque consumi e che tassandoli non si farebbe altro che deprimere ancora di più l’economia. Ferrero è ovviamente accecato dall’ideologia che non gli fa vedere la realtà per quella che è.

Una prima considerazione da fare è che l’economia non è una grandezza statica, ma dinamica. Non è una torta con una determinata grandezza fissa in cui chi si appropria di una fetta più grande la toglie a tutti gli altri. La ricchezza di una nazione può crescere e purtroppo anche diminuire, come è successo in questi anni di crisi. Le scelte economiche devono essere basate sulla razionalità e non sull’invidia sociale. Ad un povero interessa raggiungere il benessere del comunista Ferrero, piuttosto che vedere sequestrato lo yacht al ricco.

Bisogna considerare che le tasse hanno un effetto deprimente sull’economia e una riduzione della torta da spartire è negativa per tutti, sia per i ricchi che per i poveri, e più precisamente sono quest’ultimi a pagarne le conseguenze maggiori. Se a Berlusconi si dimezzasse il patrimonio sicuramente non morirebbe di fame, anzi continuerebbe ad essere ricco, mentre se a un dipendente nella fascia medio bassa di reddito si riducesse di duecento euro al mese l’entrata mensile, finirebbe in una situazione di difficoltà rischiando l’indigenza.

Altra considerazione è sui consumi dei ricchi che per forza di cosa sono diversi da quelli dei comuni mortali. Molti si concentrano sull’appariscenza di questi consumi, quali auto sportive, yacht spettacolari, hotel extra lusso e così via, ma pochi notano il dato economico di ciò. Facciamo un esempio con le auto lussuose. Poniamo che una di queste auto costi duecentomila euro e consideriamo una piccola utilitaria da diecimila euro. Per avere un consumo uguale a quello di una singola auto lussuosa sono necessari venti piccole utilitarie. Non solo questo, ma anche la qualità dei consumi che implica una diversa qualità del lavoro che c’è dietro. La piccola utilitaria verrà fuori da una catena di montaggio molto automatizzata in cui l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo per ridurre i costi e di conseguenza anche gli stipendi di chi è addetto a tale lavoro saranno bassi. Mentre per l’auto lussuosa, per garantire la qualità del risultato finale, molti lavori saranno effettuati a mano da lavoratori specializzati che di conseguenza saranno pagati di più. Lo stesso lavoro sarà diverso, non semplice assemblaggio di pezzi di scarsa qualità, ma accurate lavorazioni artigianali, che credo possano anche essere più soddisfacenti come lavoro in sé.

Ulteriore considerazione merita il progresso tecnologico. Quando viene fuori un nuovo prodotto è normalmente costoso, basti pensare all’evoluzione del cellulare. Quando negli anni 80 è stato messo in commercio, era un oggetto per ricchi, che erano gli unici che se lo potevano permettere. Ora è un prodotto di basso costo accessibile ai più. Se non ci fossero stati i ricchi con la funzione di pionieri, il cellulare non sarebbe stato messo in vendita e non ci sarebbe stata l’evoluzione che è sotto gli occhi di tutti e che ha permesso l’accesso al cellulare anche alle famiglie con basso reddito. Questo, che in economia viene indicato come ciclo di vita di un prodotto, è comune a tutti i nuovi prodotti. Ritorniamo all’utilitaria. Non diremo niente di stravagante se affermiamo che le attuali auto non hanno nulla in comune con quelle di un paio di decenni fa in termini di sicurezza e comfort, ma ciò è dovuto anche alla possibilità di poter sperimentare delle innovazioni sulle auto superlusso che poi piano piano passano alle altre auto fino a giungere alla piccola utilitaria.

Non bisogna dimenticare la mobilità dei ricchi. All’aumentare della tassazione potrebbero decidere di trasferirsi o legalmente con vari artifici legali e contabili o fisicamente spostando produzioni e ricchezze. Questo comporterebbe un minore introito per il fisco ed un inasprimento fiscale per il ceto medio che non potendosi spostare sarebbe, al solito, l’unico ad essere tartassato. Ulteriore effetto sarebbe rendere meno appetibile l’Italia per gli investimenti esteri. In breve si otterrebbe una diminuzione delle entrate fiscali con la fuga dei ceti produttivi all’estero e con il mancato arrivo di quelli esteri; in questo modo si avrebbero meno soldi da distribuire ai poveri.

Bisogna avere il coraggio di vedere la realtà per quella che è, e non per quella che vorremmo che fosse. Non è riducendo i ricchi in povertà che si migliora la condizione dei poveri, ma aiutando quest’ultimi a migliorare.

print_icon

5 Commenti

  1. avatar-4
    16:29 Giovedì 16 Novembre 2017 mork eroi con i soldi degli altri

    luddisti e pseudomarxisti (che marx avversava e che loro non hanno letto) ricordano la teoria leninista della concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, parlano di redistribuzione ma pensano all'esproprio. Come tutti i consumatori usano internet, un prodotto del liberismo.Non dicono nemmeno che se i poveri arricchiscono di poco pagano più tasse, impoverendosi. E usano un frasario alla Weber. Corrono nella ruota come il criceto pensando di essere il motore della rotazione terrestre.

  2. avatar-4
    19:20 Domenica 12 Novembre 2017 Valter Ameglio Solo teorie

    Sono solo teorie di scuola liberista smentite dalla realtà della cose ad ogni crisi . Dove erano i soloni liberali nel 2007 ( per restare nel passato prossimo e da noi vissuto) , dove erano tutti gli economisti che dall' ' alto delle loro cattedre lodavano le glorie del mercato? Tanto in alto da non accorgersi neanche del bubbone subprime? Il dramma è che sono gli stessi che ora vorrebbero insegnare quali sono i rimedi per superare la crisi. Non nominerei Dracula segretario Avis

  3. avatar-4
    23:07 Venerdì 10 Novembre 2017 FabrizioMaf PIL

    Di fatto al somma del PIL mondiale (lasciando fuori Cina e India) è enormemente aumentata negli ultimi 20 anni, ma la redistribuzione è diminuita. La ricchezza è aumantata, ma è cooncentrata nelle mani di un numero sempre pù minore di persone e la disoccupazione a causa dell'automazione sta aumentando, il welfare (che dovrebbe controbilanciare queste nuove povertà invece si sta fortemente contraendo.

  4. avatar-4
    16:09 Venerdì 10 Novembre 2017 patty La ricchezza va creata, non solo redistribuita.

    Il messaggio terribile che si rischia passi parlando solo di redistribuzione, è che la torta della ricchezza sia immutabile. Come scrive Foschi, non lo è. Lo Stato spesso e volentieri con il pur lodevole intento di aiutare i poveri, in realtà impoverisce la torta e di conseguenza anche i poveri; inoltre ingessando l'economia più che dare un piatto di lenticchie ai poveri non gli si darà mai quello di cui veramente avrebbero bisogno, la possibilità con l'impegno ed il lavoro di migliorare la propria condizione sociale.

  5. avatar-4
    09:07 Venerdì 10 Novembre 2017 FabrizioMaf Oh mamma mia....

    Il problema di oggi, che riguarda la povertà, è il risultato delle diseguaglianze, della forbice che è aumentatta tra ricchezza e povertà e dall'erosione della classe media. Se l'economia non redistribuisce ma concentra ricchezze nelle mani di pochi, occorre una governance che imponga una redistribuzione. Inoltre le nuove tecnologie e le prospettive induistriali/produttive porterannoia d ancora maggior disoccupazione: ovvero le industrie potranno produrre aumentando gli utili e riducendo manodopera. Francamente questo articolo mi sembra un concentrato di discorsi da bar

Inserisci un commento