CENTROSINISTRA

Scintille tra Pd e Moderati, in campo i pompieri

Dopo lo strappo di Moncalieri vertice domenicale tra i capi dei due partiti. I dem circoscrivono le tensioni a "focolai locali", Portas fa l'offeso e chiede rispetto. Ma l'alleanza, per il momento, conviene a entrambi. Reggerà fino alle politiche?

Evitare ad ogni costo di rimanere prigionieri nella sacca di Moncalieri e uscirne al più presto, derubricando quanto possibile a incidente meramente locale e sporadico la strappo consumatosi l’altra notte e destinato a portare la quinta città del Piemonte al voto anticipato. Questa via risulta estremamente utile ai Moderati, di fatto obbligata per il Pd. I due partiti, il primo storicamente alleato del secondo, nel caso la frattura apertasi nella cintura torinese (peraltro annunciata e non evitata come era parso fosse possibile) non riuscisse ad essere confinata, ma assumesse invece una connotazione più vasta dovrebbero prepararsi ad una conseguenza esiziale di ciò alle elezioni politiche.

Nessuno, tra i dem, si nasconde né può negare che la vittoria possibile in alcuni collegi uninominali a Torino e provincia può essere tale solo confermando l’alleanza con la forza politica creata e guidata da Giacomo Portas. Per contro “Mimmo” sa altrettanto bene che il vociferato passaggio nell’area del centrodestra, seppure caldeggiato da alcuni esponenti dell’inner circle berlusconiano sconterebbe i rischi e del difficoltà di tempi troppo stretti da qui al voto. Insomma, la bilancia su cui domani Portas, accompagnato dalla coordinatrice torinese Carlotta Salerno da una parte e il segretario regionale dem Davide Gariglio con il suo omologo per l’area metropolitana Mimmo Carretta, metteranno ciascuno i loro pesi alla fine penderà verso la riconferma dell’alleanza. Con quali altri pesi, ad incominciare proprio dai collegi torinesi, sarà la vera incognita. E non è detto è affatto detto che venga sciolta già nell’incontro in via XX Settembre, quartier generale di Portas, fissato poche ore dopo la frattura di Moncalieri. Che, ad oggi, appare di fatto non rimediabile. È pur vero che il sindaco ha ancora un po’ di giorni prima di trarre in maniera definitiva le conseguenze, rassegnare le dimissioni, aprire la strada al commissario e riportare al voto i cittadini. Ed è altrettanto vero che rapidissima ieri mattina è stata la reazione dei vertici dem dopo la crisi apertasi ben oltre la mezzanotte in consiglio comunale:  “Auspichiamo che nei prossimi giorni possano ricrearsi le condizioni per consentire all’esperienza di governo di Moncalieri di proseguire fino alla naturale fine del mandato  – avevano scritto in una nota Gariglio e Carretta –. La città di Moncalieri ha bisogno di un’amministrazione in grado di rispondere ai bisogni della comunità”. Aggiungendo un segnale chiarissimo per Portas: “Consideriamo i Moderati un nostro alleato importante e leale e siamo impegnati affinché questa alleanza possa continuare e reggere l'amministrazione di Moncalieri e dei molti altri centri in cui governiamo”.

Parole che già domani potrebbero assumere una valenza maggiore e diversa da quella di un pur convinto auspicio. È evidente, ormai, che anche corse in avanti peraltro solitarie e prontamente stoppate di chi nel Pd aveva cercato di imboccare la strada della rottura definitiva con i Moderati appartengono a pagine di un’agenda che Gariglio, così come i parlamentari del suo partito, hanno stracciato e gettato nel cestino. Il rischio di rinunciare all’alleanza ormai ultradecennale, oggi ancor più determinante per vincere (almeno) alcuni collegi, non è neppure da prendere in considerazione dalle parti di via Masserano. Gli ottimi rapporti di Portas con i colleghi parlamentari piemontesi, e tra questi molti dell’area che fa riferimento ad Andrea Orlando con il quale Mimmo vanta una solida amicizia e consolidata seppur non ostentata collaborazione, aggiungono peso sulla bilancia con l’ago rivolto verso la riconferma dell’alleanza. Che risulta politicamente conveniente anche allo stesso leader dei Moderati per il quale le aperture arrivate da Forza Italia, anche se in modo misurato dal consigliere di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, restano pur sempre un’offerta da far aleggiare davanti di piddini nel caso titubassero dinanzi alla ambita mercanzia politica sul banchetto di Mimmo. A partire da quel simbolo e quel nome che in Piemonte ha sempre portato percentuali di tutto rispetto, incidendo nella contesa area di centro. Simbolo e brand ancor più importanti con il Rosatellum. Non sfugge a Gariglio che, da uomo pratico di sacrestie, sa bene come lo strappo di Moncalieri val bene una messa. Sì, all’angolo, della questione.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    17:29 Lunedì 13 Novembre 2017 dedocapellano Duemila anni fa qualcuno avrebbe detto.........

    fuori i "mercanti" dal Tempio!

  2. avatar-4
    01:43 Domenica 12 Novembre 2017 moschettiere Diciamocelo

    La faccenda Moncalieri non rappresenta uno strappo nazionale tra Moderati e PD. Portas non va "dove lo porta il cuore" ma dove lo porta il portafoglio, inteso quello elettorale. Da autentico puro idealista, si alleerebbe anche con Belzebù se fiutasse un certo tornaconto. Lui e la morchia politica che si porta appresso, fatta di trombati, fuoriusciti e falliti, ma tutti con grande appetito comune. Il dato che però dovrebbe far pensare, almeno le mammole della politica, è che a Moncalieri il PD starà in sella con la stampella grillina. E questo la dice lunga anche sulla tanto sbandierata verginità a 5 stelle. Scenari che anticipano il dopo-voto 2018, quando la premiata ditta Casaleggio, dopo ever raccattato i voti con la garanzia di non fare inciuci, stringerà un patto di disonore con Salvini. Così va la politica, quando a praticarla si hanno degli incapaci ...e non certo campioni di correttezza!

  3. avatar-4
    20:24 Sabato 11 Novembre 2017 già... Che circo Barnum...

    Altro che “rispondere ai bisogni della comunità”...

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