Quelle croci (celtiche) in periferia

L’esito delle elezioni siciliane è stato un pugno, l’ennesimo, allo stomaco della martoriata Sinistra. Un colpo brutale ed assestato con violenza, scheda dopo scheda, sia a quella Sinistra tale solo nel nome che purtroppo ai quei partiti coerentemente ispiratisi tutt’oggi all’ideologia marxista.

Il voto nella Trinacria ha causato un cataclisma, un terremoto che ha scosso l’intero Paese certificando, al contempo, l’assoluta deriva democratica verso cui naviga l’Italia.

L’alto numero di astensionisti falsa le percentuali di preferenza ai singoli schieramenti politici. In termini assoluti il successo elettorale di molte formazioni viene ridimensionato, ma emerge ugualmente la lontananza di gran parte dei cittadini dalle istituzioni elettive: rifiuto di massa nei confronti di un assetto politico che è percepito come un carrozzone sostanzialmente inutile, poiché non funzionale nella risoluzione dei problemi reali in capo alla comunità.

CasaPound in questi giorni ha tutti i riflettori mediatici puntati addosso: interviste, faccia a faccia giornalistici, partecipazione a talk show sembrano il mix ideale per lanciare a livello nazionale la formazione neo fascista. Il discreto risultato ottenuto dalla medesima ad Ostia, discreto ma non eccezionale, ha di certo rafforzato l’immagine amministrativa degli eredi di Mussolini. In sostegno alla causa neo mussoliniana anche le continue apparizioni televisive del sindaco del comune di Trenzano (Brescia), il quale dichiarandosi simpatizzante di CasaPound ha scatenato l’interesse della carta stampata ma non l’indignazione dei suoi amministrati.

In tale progetto di marketing forse rientrano le stesse manganellate assestate da Spada ai danni della troupe RAI: senza dubbio una prova di forza del boss locale ideata, probabilmente, per ottenere maggior rispetto anche a costo di trascorrere qualche giorno in galera. La gestione privata di beni comuni, quali sono le spiagge e gli alloggi popolari di Roma marittima, scatena da sempre attenzioni fameliche da parte della politica e della malavita organizzata.

Incassare circa il 9 per cento dei consensi non è una vittoria schiacciante, se si rapporta tale risultato con l’alto dato astensionistico (quasi il 70 %) registrato alle comunali di Ostia, ma di certo è il segnale incontrovertibile del malessere in cui versano le nostre periferie. Sin dagli anni 80 nei sobborghi suburbani l’egemonia culturale social comunista ha perso molto terreno (orfana di una distratta e disillusa classe operaia) a tutto vantaggio delle croci celtiche disegnate sui muri da giovani abbandonati a se stessi.

Le rare sacche di resistenza metropolitana alla nostalgia fascista sono tutt’oggi affidate a pochi cittadini oramai anziani, che manifestano di continuo la loro piena incredulità innanzi alla scomparsa del vecchio ed affidabile PCI. Sino alla vigilia del suo assassinio, il Partito Comunista torinese in Barriera di Milano godeva della fiducia elettorale di circa il 40 % dei residenti: una percentuale vicina a quella guadagnata nelle periferie romane, tra cui la stessa Ostia. Oggi l’eredità del PCI è nella mani di un’aggregazione partitica che nulla ha a che fare con il glorioso passato dei Berlinguer e dei Longo, poiché retta da narcisi privi di un progetto politico collettivo ma ricchi di interessi personali.

Un artista (Vito MIccolis) che spesso cito in questa rubrica, oramai un guru per chi scrive, nel suo programma radiofonico “Roba Forte” ha proclamato l’indipendenza di Barriera di Milano, avviando una promettente raccolta di firme sotto lo slogan “Basta pagare noi il welfare di Cit Turin”. Un’azione ironica ma anche paradossale, sintesi di una cultura collettiva depredata dei principi solidali ed in piena decadenza individualistica.

In tale contesto, il linguaggio semplice in dotazione ai militanti di estrema destra “sfonda” letteralmente il muro popolare dell’indifferenza, consegnando al sottoproletariato (ma non solo) nuove facili soluzioni ai problemi legati alla propria sopravvivenza quotidiana. Innanzi a pensioni da fame e disoccupazione record, il tormentone “Prima agli italiani” riveste un’efficacia invidiabile. Parole dall’impatto devastante soprattutto laddove gli errori commessi a Sinistra non si contano più. L’aver ignorato le nuove crescenti povertà urbane ed al contempo aver peccato in eccesso di paternalismo verso settori sociali sovente animati da una spiccata visione individualista, dai tratti addirittura neo liberisti, dei rapporti sociali (quali sono alcune categorie di migranti e di nomadi) ha comportato una serie di sconfitte difficilmente recuperabili.

Il Partito sociale, vicino a Rifondazione, da anni distribuisce pane e pasta agli strati più indigenti della popolazione, ma senza registrare il consenso politico che invece porta a proprio vantaggio CasaPound nell’attimo in cui compie le stesse azioni: è conclamata la patologia “comunicativa” di cui patisce drammaticamente la Sinistra cosiddetta radicale.

Pisapia, l’ex sindaco di Milano, ha lanciato un preoccupato appello all’unità della Sinistra in vista delle prossime elezioni politiche. Sfugge però il senso pratico di un tale accorato invito, poiché fare da stampella ad un PD costantemente impegnato in riforme filo padronali, in contrasto ai lavoratori ed ai soggetti deboli, è scelta suicida per la galassia progressista non renziana. Risulta infatti difficile stringere un’alleanza credibile con un partito che solamente in campagna elettorale rievoca temi sociali e nobili padri fondatori (tra cui regolarmente Gramsci), mentre una volta al governo emula la peggior destra liberista tacheriana (comprese politiche immigratorie più utili alle battaglie neo fasciste che ai migranti medesimi).

Occorre al più presto un programma davvero illuminato, che guardi senza paura al nostro proletariato così come ai valori solidaristici rivolti a tutti i popoli: progetti che sorgano da una nuova autorevole alleanza tra i gruppi politici sociali e le periferie; un patto che cancelli definitivamente la fobia verso il vero proletariato di cui soffre l’evanescente Sinistra nostrana. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    13:11 Giovedì 16 Novembre 2017 mork mi faccio uno 'sciampo'

    gent.mo, si è mai chiesto perchè marx diede il titolo 'il capitale' anzichè 'il proletario', perchè lenin parlò di evoluzione del capitalismo e non del proletariato? Io penso che la cultura di Cecov e Dostojevsky abbia contribuito alla caduta dell'urss, qui da noi, Gaber, De Andrè e Villaggio hanno trasformato ormonali 68'ini in borghesucci inerti e rapaci divoratori di tasse. Hanno cantato: ma chi te lo fa fà, se non sai da parte stai!?

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