SCENARI

Costa: “Più civismo e meno Torino nel futuro della Regione”

L’ex ministro delinea la road map del centrodestra: allargare la coalizione alle liste civiche e stemperare ruolo e peso del capoluogo. Primo banco di prova le elezioni politiche. "Il Pd avvolto nella spirale della sconfitta"

È una Regione “troppo Torino-centrica” quella che, in questi giorni connotati da crescente nervosismo da sindrome preelettorale in seno alla maggioranza e schermaglie tra i vertici istituzionali, appare a chi a Palazzo Lascaris c’è stato da vicepresidente e di Affari regionali si è occupato da ministro. Enrico Costa quel torinocentrismo “che penalizza le aree del Piemonte che non siano quella attorno al capoluogo” spiega che “emerge in maniera evidente “pressoché in tutte le tematiche che, appunto, originano da Torino, dando la misura del perimetro in cui si muove questa amministrazione. E non parlo di Sergio Chiamparino o di qualche assessore in particolare, ma proprio dell’azione politica complessiva e, come ho detto, dello stesso dibattito in seno alla maggioranza”.

Il deputato di Mondovì che ha rinunciato al ministero lasciando la maggioranza (e quel che resta del partito di Angelino Alfano) per tornare a casa nel centrodestra e lavorare a un progetto aggregatore che, ormai, molti definiscono il quarto rebbio del tridente Forza Italia-Lega-FdI o la quarta gamba della coalizione, suggerisce anche una possibile spiegazione della ridotta torinese in cui pare essersi barricata il centrosinistra. “C’è una maggioranza che al di là della buona volontà dei singoli si racchiude in quella che appare come una sfida torinese, una sorta di malcelata volontà di cercare di evitare il ko subito alle comunali. Un po’ col Chiappendino, un po’ facendo o dichiarando la guerra ai Cinquestelle, il risultato è che si finisce col trascurare tutto il resto della regione”.

Uno scenario ideale, la tempesta perfetta scatenata, tramite qualche temporale come quello di questi giorni sulla sanità, con un anno e mezzo di anticipo dal Pd e destinata a scoperchiargli il tetto di casa nel 2019. Cosa chiedere di meglio nei panni di un centrodestra che probabilmente mai avrebbe immaginato una così favorevole revanche dagli stracci che volano tra i dem, dopo la storica débâcle delle mutande verdi in valigia? Il vento a favore c’è, d’accordo, ma l’attuale minoranza per cambiare posizione e numeri nell’emiciclo di Palazzo Lascaris e tornare ad abitare quello di piazza Castello non può certo affidarsi ai sondaggi e alle vittorie conquistate nelle ultime amministrative nei principali centri del Piemonte.

Al leninista “che fare?” il liberale Costa risponde indicando la Sicilia: “Lì abbiamo visto un centrodestra muoversi nella maniera corretta e produttiva: c’era la coalizione con i simboli, c’è stata la capacità di includere – parola che pronunciata verso il centrosinistra oggi ha l’effetto di una treccia d’aglio in un castello della Transilvania – ma anche di aprire alla partecipazione delle liste civiche, cosa – ammette Costa – che non sempre il centrodestra ha saputo fare in passato, mentre Chiamparino l’aveva fatto e con apprezzabili risultati”. E proprio sull’apertura alla liste che allarghino l’offerta agli elettori oltre quella tradizionale dei partiti, Costa nel colloquio con lo Spiffero si dice convinto che “una riflessione sia necessaria. Ci sono tante esperienze civiche che hanno fatto ottimi risultati anche nelle città capoluogo del Piemonte e che secondo me possono essere coinvolte in un esperienza a sostegno della coalizione e di chi sarà candidato alla presidenza della Regione. Anzi lo ritengo un passaggio molto importante”. A conferma l’ex ministro cita quel “ lavoro che stiamo facendo a livello nazionale, sia pure su basi più politiche, ovvero andare ad aggregare tante forze che non appartengono ai partiti del tridente classico del centrodestra. E tra questi vogliamo coinvolgere anche tante liste civiche”.

Un tragitto, certamente, ancor più facile per le regionali: “Ci sono tanti elettori che si sentono di poter condividere il percorso del centrodestra e decidono di farlo attraverso liste civiche e portare così ad una sana alternanza nel governo della Regione”. Non l’unica, per Costa: “Il Piemonte ha avuto una torinese alla presidenza Mercedes Bresso, poi un presidente che arrivava da una delle province, Roberto Cota, poi di nuovo un torinese, Chiamparino. Ecco anche questa potrebbe essere una sana alternanza”, una risposta al torinocentrismo. E un segnale, piuttosto chiaro, al centrodestra per quando, probabilmente dopo le elezioni politiche, dovrà decidere il candidato alla presidenza della Regione.

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    18:41 Martedì 14 Novembre 2017 moschettiere Esatto

    E il bello sarà che il rientro di Costa - che non suona affatto gradito ai lavoratori dei poltronifici - anziché un valore aggiunto è letto come una opportunità in meno...

  2. avatar-4
    15:04 Martedì 14 Novembre 2017 già... Il deputato di Mondovì che ha rinunciato al ministero lasciando la maggioranza (PD...) (e quel che resta del partito di Angelino Alfano) per tornare a casa nel centrodestra.

    Un “campione di correttezza” direbbe il Moschettiere. Altro che Salvini!

Inserisci un commento