POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false Pd, “sentite Gariglio”
Ma per il giudice basta così

La parte civile nel processo all'ex presidente di Circoscrizione Florio chiama in causa il segretario regionale del partito. Non saranno ascoltati altri testimoni, il pm chiede la condanna a 9 mesi

Ha cercato di difendersi, ma la procura ha tirato dritto. Il procuratore aggiunto Patrizia Caputo ha chiesto la condanna a 9 mesi per Rocco Florio, ex presidente Pd della Circoscrizione 5, unico imputato al processo per le irregolarità nella raccolta firme per le liste di Sergio Chiamparino alle Regionali del 2014, dopo che gli altri indagati hanno scelto il patteggiamento. Di fronte al giudice Piergiorgio Balestretti l'imputato ha raccontato la sua versione dei fatti. Quasi tutte le firme sono state riconosciute come autentiche, soltanto una signora anziana non è stata in grado di confermare. Ma l'autenticità delle sottoscrizioni non è il punto del procedimento, la questione ruota intorno all’autenticazione di due moduli fatta in presenza di un eletto. Due moduli che, spiega Florio, sono sempre stati nelle sue mani. Al termine dell'udienza l'avvocato Anetrini ha chiesto al giudice di poter convocare un nuovo testimone: il segretario regionale Pd Davide Gariglio. Il giudice però ha bocciato la richiesta e il processo è andato verso la conclusione. "Sono qui per riprendermi la dignità dopo due anni di questa vicenda”, ha detto l'imputato nel corso del suo esame nell'udienza di oggi.

“Faccio politica dal 1972, in Calabria, in Piemonte, e lo faccio con molta tenacia. Ho molti amici anche tra la Lega Nord e Forza Italia e mai avrei tradito la loro fiducia. Questa cosa qui mi disturba molto perché sono abituato a guardare le persone negli occhi, non ad abbassarli”, si lascia andare. Seduti ai banchi, ad ascoltare, ci sono anche altri accusatori, quelli politici: Patrizia Borgarello, che con Mario Borghezio ha denunciato le irregolarità nel 2014, il “solito” Michele Giovine e l’avvocato Sara Franchino, che sostituì Giovine in consiglio regionale nei banchi dei “Pensionati per Cota” dopo che lui decadde proprio per una questione di firme.

Florio non si ferma: “Non sono arrivato a 61 anni facendo carognate. Sono una persona perbene e ho sempre rispettato l’avversario”. “È sempre stato leale”, sintetizza il giudice per tagliare corto. Il pm Patrizia Caputo gli sottopone i due moduli su cui sarebbero state raccolte irregolarmente le firme a sostegno di Chiamparino, una raccolta a strascico senza la presenza di un eletto che potesse verificare e autenticare le sottoscrizioni. Guarda i fogli ed elenca i nomi dei consiglieri della Circoscrizione 5 che hanno posto i loro dati.

“Mi dispiace che le cose non siano state ricostruite nell’ordine cronologico corretto. Io lavoro con i documenti, non sono uno sprovveduto che raggira le leggi”, prosegue l’ex presidente della Circoscrizione 5. L’avvocato di parte civile Mauro Anetrini lo incalza: “Lei lo sa che poteva non raccogliere le firme perché il Pd era già presente in consiglio regionale?”, fattore che esentava da questi compiti. “Non lo sapevo. Allora ho fatto un lavoro inutile. Siamo dei fessi…”. I toni diventano quelli di un talk show politico, Florio contesta le domande dell’avvocato, il pubblico borbotta. L’avvocato difensore Stefano Caniglia esce a prendere dell’acqua per il suo cliente, che ha problemi di pressione. Poi si calmano e l’ex presidente cerca di sdrammatizzare: “Posso fare una battuta?”. Battuta ammessa.

Anetrini riprende la parola: “Lei controllava i documenti, curava l’autenticazione, come spiega le divergenze nelle firme?”. L’imputato non sa spiegare. Allora chiede di altre indagini connesse alla sua vecchia carica: “Sono indagato per le presenze della Cinque. Ho ricevuto un avviso di garanzia e non so come sia andata a finire”, afferma Florio. È l’inchiesta sui gettoni di presenza, fascicolo ancora aperto. Il politico è teso, Balestretti sdrammatizza: “Anche la sindaca ha avuto due avvisi di garanzia, ma alla fine potrebbe essere assolta”. La domanda, però, non è valida e il giudice non la ammette. L’avvocato di parte civile Fabrizio Walter Casagrande chiede di una riunione con Chiamparino in cui erano state date direttive specifiche: “Non ho partecipato”. E che rapporti ha con l’ex consigliere Antonino Ippolito, indagato per questa vicenda: “Siamo nel Pd, ma lui è di una corrente e io sono indipendente. Mai fatto un banchetto con lui, mai preso un caffè insieme”. È la volta di Sara Franchino, che scava sui legami tra la presidenza di Circoscrizione e il ruolo nel suo partito: “Come presidente lei ha raccolto firme soltanto per il Pd?”, chiede. “Nessun altro me lo ha chiesto”, risponde. “Come spiega che una signora stamattina non abbia riconosciuto la sua firma?”, incalza. “Non so che spiegazione dare”. E ancora: “Si ricorda di lei?”. E lui: “Abbiate pazienza. Dopo quattro anni non posso ricordarmi i volti di chi ha firmato, soltanto di quelli che conosco”.

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