POLITICA & CULTURA

Librolandia, c’è un piano per salvare la Fondazione

Comune di Torino e Regione Piemonte si danno due mesi di tempo per risanare l'ente. Palazzo Lascaris approva l'emendamento per evitare la liquidazione. Lascia il segretario generale Ferrari, al suo posto Petrelli, braccio destro di Chiamparino

Cambio al vertice della Fondazione per il Libro. Nel giorno in cui il Consiglio regionale approva l’emendamento di Daniele Valle (Pd) all’assestamento di bilancio che consente alla Regione Piemonte di utilizzare fino a 1,5 milioni per il salvataggio dell’ente che gestisce la fiera di Torino, si accavallano le voci di un possibile addio da parte del segretario generale Giuseppe Ferrari. Dopotutto, il numero due della macchina amministrativa di Palazzo Civico è prossimo alla scadenza del suo mandato in Fondazione. È stato al timone nella delicatissima fase di passaggio seguita all’era Picchioni, quando la buchmesse subalpina era insidiata da quella milanese dopo lo strappo degli Associazione italiana editori e ora, secondo quanto comunicato ai soci, ritiene concluso il suo compito. A rilevare il timone dovrebbe essere chiamato  il segretario generale di piazza Castello Michele Petrelli.

Le acque in cui naviga la Fondazione restano, tuttavia, agitate, viste anche le recenti polemiche sulla (s)valutazione del marchio dopo il parere chiesto a Jacobacci&Partners. Con l’ultimo provvedimento approvato, la Regione dimostra di essere pronta a tutto per evitare la liquidazione, ma non è sfuggita ai consiglieri la tensione palpabile tra l'assessore alla Cultura Antonella Parigi e Sergio Chiamparino. Visioni diverse sul futuro dell'ente di piazza Bernini proprio alla vigilia della riunione dei soci in programma domani?

Intanto c'è chi interpreta il probabile avvicendamento tra Ferrari e Petrelli come il segnale che sul futuro della Fondazione stia prevalendo la linea di Chiamparino, e cioè quella di salvare l'ente evitando il salto nel buio. Una conferma arriva dalla nota congiunta di Regione e Comune i quali hanno deciso di darsi "due mesi di tempo per attuare il piano industriale e per fronteggiare le principali criticità debitorie. Al termine di questo periodo, i soci saranno in possesso degli strumenti per valutare se la Fondazione stessa sarà nelle condizioni di proseguire il proprio lavoro o se si dovrà costituire un nuovo strumento per garantire la prosecuzione delle attività del Salone del libro".

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