ECONOMIA DOMESTICA

Slot, in “gioco” 234 milioni

Con la linea dura adottata, pur tra le polemiche, dalla Regione Piemonte l’erario subirà una drastica riduzione degli incassi. Per l’associazione dei gestori lo stop avrà gravi effetti occupazionali e favorirà l’azzardo illegale

La legge sul gioco d'azzardo, in Piemonte più restrittiva di quella nazionale, non cambia. La conferenza dei capigruppo, convocata ieri dal presidente Mauro Laus su sollecitazione del governatore Sergio Chiamparino, ha ribadito in modo bipartisan il no all'idea di piegarsi alle pressioni delle cosiddette lobby del gioco. Ogni eventuale modifica legislativa, hanno ricordato i rappresentanti dei partiti, non potrà che avvenire tramite una ulteriore nuova legge regionale che modifichi quella le cui norme stanno per entrare in vigore. Niente iniziative dell'esecutivo per cambiare le regole quindi. Il blocco delle slot che sarà operativo in Piemonte da lunedì potrebbe però avere effetti gravi “non solo sull’occupazione e sulla sicurezza dei cittadini, per il riacuirsi del gioco illegale, ma avrà effetti anche per l’erario, che mette a rischio 243 milioni di euro l’anno”. Lo sostiene Astro, l’associazione dei gestori delle slot. In Piemonte le macchine attive sono 29mila, da un’analisi dell'associazione quelle che rischiano di essere fuori norma sono circa 20mila, circa il 70% del totale: proiettando la percentuale sui 347 milioni di incassi erariali arrivati dalle slot in Piemonte nel 2016 (secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) il conto in rosso per lo Stato potrebbe arrivare a 243 milioni.

“La mossa del governo – dice Alberto Alberetto, vicepresidente di Confesercenti Piemonte – è solo l’ultima delle prese di posizione contro l’entrata in vigore, lunedì prossimo, della normativa regionale che – a causa del combinato disposto delle distanze minime e dell’infinto elenco dei luoghi sensibili, dove non è possibile piazzare slot – rischia di eliminare oltre il 90% delle macchinette presenti nelle tabaccherie, nei pubblici esercizi e negli altri esercizi commerciali”. Secondo i calcoli dell’associazione dei commercianti, la mannaia della regione potrebbe abbattersi su circa 15.000 macchinette (a esclusione di quelle che si trovano nei locali specializzati, alle quali è stato dato più tempo per mettersi in regola). “Ovviamente quello delle slot non è l’unico introito per i circa 5.500 tabaccherie, bar e altri esercizi commerciali che vi dovrebbero rinunciare, ma certo per una parte di essi rappresenterebbe una diminuzione degli affari di non poco conto”.

La Regione, quindi, ha scelto di tirare dritto e non modificare la legge in materia. Una decisione presa tra le polemiche, con il cerino passato di mano dalla giunta al Consiglio e da questo prontamente respinto. “Ho ritenuto di inviare una lettera al presidente Laus perché è un mio preciso dovere istituzionale, su un tema così delicato e importante come la ludopatia, mettere a parte il Consiglio regionale, attraverso la presidenza del Consiglio stesso, delle sollecitazioni che mi sono pervenute a più riprese sia dai rappresentanti delle categorie interessate, sia dal Governo, come si può dedurre dalla norma contenuta nella Legge di Stabilità” ha spiegato Chiamparino. “Se la volontà del Consiglio è che la legge regionale sulla prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, che regolamenta l’attività delle slot machines e delle altre macchine da gioco, entri in vigore nei termini previsti, ne prendo personalmente atto più che volentieri, avendo io sostenuto e votato come, se ben ricordo, l’unanimità dei presenti in Consiglio al momento del voto” ha aggiunto il governatore.

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