Uno Stato senza Stato

Il disastro sociale, culturale ed economico è simile ad una macchia d’olio che si allarga lentamente sulle acque del mare, inglobando e sterminando ogni forma di vita incappata nel suo inesorabile avanzare. In Italia la marea nera ha già occupato coste e litorali turistici preparandosi ora a coprire di pece metropoli e campagne, in uno scenario da cataclisma ambientale irreversibile.

Uno sconquasso annunciato da tempo che, per alcuni opinionisti di professione, sarebbe stato facilmente evitabile nel caso fortuito in cui l’Italia si fosse qualificata per il campionato mondiale di Mosca. A detta di taluni autorevoli politici, dall’intervista e dal salotto TV facili, la sconfitta recente della nazionale calcistica rappresenterebbe una sconfitta nella sconfitta, poiché causa di una depressione collettiva senza eguali nel tempo.

Ascoltare durante la visione dei contenitori televisivi frasi del genere “Se passavamo il turno per i Mondiali, il nostro Paese si sarebbe tirato su sia di morale che di Pil” (deputata di F.I.), oppure “Ora cosa farò questa estate, sono disperato” (cittadino romano), lascia letteralmente senza fiato, regalando al pubblico l’immagine di una parodia del nostro Paese che tutti vorremmo fosse reale solamente nelle vicende cinematografiche fantozziane.

La gaffe calcistica degli Azzurri crea l’occasione per svelare, ancora una volta, uno spappolamento culturale e politico simile a quello di un budino andato a male, perché fuori frigo per troppo tempo, riportando contemporaneamente in auge una vecchia ricetta di controllo del conflitto sociale: pane e circo in cambio dell’obbedienza del popolo in povertà assoluta; divertimento ai cittadini per distrarli dalla miseria in cui si dimenano da sempre.

I problemi di casa nostra sono davvero gravi, come in gran parte d’Europa, e forse questa volta neppure la disputa dei mondiali ospitati in Russia avrebbe potuto ripetere il miracolo della “Disattenzione collettiva”. Invero la disperazione in cui versano alcune grandi metropoli italiche è sconcertante, a partire dalla grande sofferenza della capitale stessa: Roma.

La città sede del potere politico ed amministrativo che gestisce lo Stato è afflitta da gravissime patologie sociali. All’interno degli spazi capitolini abbandonati fioriscono vere e proprie comunità dotate di proprie leggi e regole di sopravvivenza quotidiana. Tra sporcizia, carenze igieniche e potere del più forte, crescono bambini votati a diventare cittadini di uno Stato senza Stato.

E’ incredibile come possano sorgere spontaneamente bidonville ai margini e nel cuore della grandi città. E’ altrettanto pazzesco rilevare come, tra coloro che l’elettorato ha destinato alla carica di amministratori del territorio, nessuno si accorga del dramma di cui sono vittime gli abitanti delle nostre periferie (ma non solo). Una situazione al limite della fantapolitica in un Paese regolarmente inondato da altisonanti dibattiti, dove abbondano deputati desiderosi di esplicare al pubblico la loro infallibile ricetta per l’Italia: onorevoli e senatori indifferenti innanzi al disastro che si moltiplica davanti ai loro ciechi occhi.

Sovente sarebbero sufficienti sforzi minimi per garantire dignità ad individui e luoghi. Basterebbe destinare risorse al welfare sottraendole agli sprechi clientelari, ed al contempo emanare una normativa che obblighi i proprietari di beni immobili, siano essi edifici che terreni, ad esserne responsabili anche in caso di loro abbandono. Combattere l’incuria conducente al degrado è atto relativamente banale: colui che dismette una fabbrica o un locale deve prendersene cura ugualmente, e nel caso ometta di farlo lo Stato è legittimato ad espropriarlo per fini sociali.

Il mito del privato è sganciato da ogni dato reale: esso tende a ragionare in termini di profitto ed un’area improduttiva è inutile a tal fine, per cui l’imprenditore stesso non investe (gli esempi non mancano, da via De Margherita a Torino sino al complesso “Penicillina” di Roma) lasciando la medesima in balia del potere di chi lucra ai danni degli strati più indigenti della popolazione (ad esempio locando illegittimamente un’abitazione decadente, lurida quanto indecente, ai senza casa ed agli immigrati).

Il Pubblico spesso, per non dire sempre, non ha il coraggio di redigere neppure un’ordinanza contro i possessori di beni pericolosi per la collettività: costringere coattivamente i proprietari di immobili a rispettare il bene comune è sicuramente un’impresa più complicata della conquista di Marte.

Il dato emergente, su cui nessuno vuole posare l’attenzione per paura di cosa possa osservare, è quello di una classe politica che ha rinunciato al governo della res pubblica in favore del privato, attuando in sintesi la brutta copia dell’utopia comunista: una società divenuta comunitaria poiché libera dalla presenza di ogni forma statale, ma caduta purtroppo in una sorta di anarchia liberista senza scrupoli nei riguardi del popolo.

In assenza dello Stato, e coeva quanto imponente presenza del capitale finanziario, la legge dominante è quella del più forte ai danni della moltitudine debole, alla quale è permesso solamente di guerreggiare al suo interno. Da un governo di Centrosinistra ci si attende sempre un ribaltamento dei piani di forza, riconsegnando così ai cittadini il loro ruolo di protagonisti del sistema democratico, ma questa rivoluzione nel nome della Costituzione non è mai nei programmi di chi comanda da Palazzo Chigi.

Alcuni leader di Sinistra ricordano le loro origini solamente sotto campagna elettorale e nell’attimo in cui cercano disperatamente alleati tra le fila ex comuniste. Un opportunismo agghiacciante, frutto semplicemente di arrivismi personali slegati da qualsiasi progetto sociale.

L’assemblea del Brancaccio indetta da Montanari e Falcone è stata annullata, Renzi cerca sostegno per battere le Destre (cioè se stesso): tormentoni inutili quanto oramai nauseabondi. L’alternativa al nulla imperante è una sola: svegliarsi dal torpore per riscoprire solidarietà e lotta. Qualsiasi altra ricetta è un placebo utile esclusivamente a chi la prescrive.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    17:35 Martedì 21 Novembre 2017 mork gulp

    mirabile analisi mi conforta in mezzo a tanta desolazione intellettuale un onesto pensatore, pure poetico.

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